Il presidente Oscar Scalmana ha aperto il convegno «Latte, dop e mercato: il modello Grana Padano e altre produzioni casearie» che Confagricoltura Brescia ha organizzato a Montichiari nella giornata di apertura di Fazi (al solito affollatissima: pienone negli stand e code sulle strade di accesso al Centro Fiera). Con superba sintesi, Scalmana ha detto: «Dopo anni positivi stanno arrivando tempi bui. Due le cause: sovrapproduzione di latte e costi proibitivi (a partire dal gasolio, ndr). Una soluzione sono i prodotti dop, su tutti i Grana Padano». La chiusura del convegno è stata affidata a Francesco Martinoni, presidente onorario di Confagricoltura, che, pur senza nascondere le difficoltà («E’ aumentata la produzione, ma non il mercato»), ha pensato in positivo, presentando il Grana Padano come un bene rifugio, «che consente al nostro latte di viaggiare a prezzi più alti rispetto ad altri Paesi europei».
Il confronto
Coordinati da Massimiliano Del Barba, tra Scalmana e Martinoni sono intervenuti prima il sindaco Marco Togni («Dal caos è nata la vita. Mi auguro che accada anche in questa occasione»), poi 8 relatori. Riferendosi alla sovrapproduzione di latte, Gabriele Canali, docente di Economia agraria alla Cattolica, è stato chiaro: «Quando la domanda non è in grado di assorbire l’offerta si va in shock». Per fortuna ci sono i formaggi, «che fanno da àncora di salvezza e mantengono il saldo in positivo. Su tutti il Grana Padano, che riesce a valorizzare il nostro latte».
Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, pur senza citarla ha chiamato in causa la teoria della farfalla di Edward Lorenz, secondo il quale «il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado a Roma». La questione, insomma, è geopolitica: «In Russia esportavamo 50.000 forme di Grana l’anno, che potevano diventare 100.000. Nel 2014 Putin ha invaso la Crimea e la Ue ha chiuso i mercati».
Ergo, i produttori si sono trovati col cerino acceso in mano, anzi, con 50.000 forme sugli scaffali. Comunque, anche se a volte può sembrare una grana, «il Grana rimane la forma più remunerativa del latte: nonostante le difficoltà, nel 2027 contiamo di aumentarne la produzione dal 3 al 6%». Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, ha detto che l’export è cresciuto del 100% «grazie ad un prodotto di qualità frutto di continua innovazione». Sul futuro Zanetti vede positivo «perché ci sono grandi spazi fuori dall’Europa, come l’India, che sarebbe un mercato incredibile, ma anche perché i giovani hanno riscoperto il latte».
Per Stefano Pezzi, presidente Confcooperative Agroalimentare Lombardia, è anche una questione di sostenibilità: «Non possiamo investire e crescere all’infinito. Per questo bisogna programmare». Concetto ripreso da Andrea Ronchi, di Unicredit: «Le aziende non devono guardare al solo anno in corso, ma almeno a 5 anni».
In video si è collegato Marco Lupo, capo dipartimento del ministero dell’Agricoltura, che, dopo aver ricordato il miliardo e 100 milioni di euro dati in 5 anni, ha garantito sostegno alla filiera.



