Economia

Automotive, la solidità del comparto non basta a garantire una crescita

Nel 2025 le maggiori aziende bresciane attive nel settore hanno mostrato una minore capacità di generare reddito rispetto al capitale
Claudio Teodori
La produzione nel comparto dell'automotive segna un significativo rallentamento
La produzione nel comparto dell'automotive segna un significativo rallentamento

Il settore della componentistica automotive italiana ha chiuso il 2025 in un contesto difficile, segnato dalla contrazione della produzione nazionale di autoveicoli, dall’incertezza dei mercati e dalla crescente pressione competitiva internazionale. Per le imprese diventa sempre più complesso delineare prospettive stabili e programmare le scelte industriali necessarie a ripensare prodotti e processi.

In questo quadro, i principali gruppi automobilistici europei hanno sollecitato l’Unione europea a definire una strategia industriale capace di tutelare il Made in Europe, sostenere la produzione di veicoli elettrici nel continente e trasformare le risorse destinate alle sanzioni previste per il mancato rispetto dei target europei sulle emissioni in investimenti. La richiesta riflette un nodo strategico sempre più rilevante: conciliare la pressione sui costi nel breve periodo con la necessità di ridurre la dipendenza da Paesi terzi, preservando la capacità produttiva europea nel lungo termine.

Il punto

Secondo il report dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità, realizzato dalla Camera di commercio di Torino e da Anfia, le 2.110 imprese che compongono la filiera hanno generato nel 2025 un fatturato di 53,5 miliardi di euro, in calo del 3% rispetto all’anno precedente. L’occupazione ha registrato una flessione del 2,3%, attestandosi a circa 166.800 addetti, in un contesto segnato soprattutto dalla contrazione del 19,9% della produzione nazionale di autoveicoli. Il ridimensionamento produttivo riguarda anche il resto d’Europa: secondo Acea, l’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili, nel 2025 nell’Unione europea sono stati prodotti circa 3 milioni di veicoli in meno rispetto al 2019, anno precedente la pandemia. Sul fronte internazionale, l’export italiano ha invece raggiunto i 24,7 miliardi di euro, confermando la capacità della filiera di mantenere una presenza sui mercati esteri e di generare un saldo commerciale positivo per 7,4 miliardi.

In Italia sono 2.110 le imprese che compongono la filiera e che nel 2025 hanno generato un fatturato di 53,3 miliardi
In Italia sono 2.110 le imprese che compongono la filiera e che nel 2025 hanno generato un fatturato di 53,3 miliardi

Approfondendo la realtà bresciana, le aziende analizzate generano complessivamente oltre 3 miliardi di euro di fatturato ma, nel 2025, registrano una flessione del 4% rispetto all’anno precedente, con soltanto cinque imprese in espansione. La pressione sui margini emerge con evidenza osservando la redditività operativa: dopo la riduzione del 18,9% registrata nel 2024, l’Ebit segna un’ulteriore flessione del 10,9% nel 2025. Soltanto tre imprese migliorano il risultato della gestione caratteristica, ma l’incidenza del valore aggiunto sulle vendite rimane stabile nel triennio, denotando una sostanziale tenuta della capacità di generare valore. Il costo del lavoro incide per oltre il 65% sul valore aggiunto e per più di un quarto sui ricavi, confermando il peso del capitale umano nella distribuzione del valore generato.

L’Ebitda si mantiene sostanzialmente stabile rispetto al 2024, attestandosi intorno al 10% del fatturato, ma resta al di sotto dei livelli raggiunti negli anni precedenti. Nel complesso, i dati esprimono una minore capacità di generare reddito sia rispetto ai ricavi sia rispetto al capitale impiegato.

Sotto la lente

Sul fronte patrimoniale, gli indici di copertura delle immobilizzazioni sono ottimi, con un rapporto tra mezzi propri e immobilizzazioni che si attesta mediamente intorno all’unità. Il rapporto tra le passività e il patrimonio netto rimane stabile nel triennio: otto imprese su quindici presentano un valore inferiore all’unità, evidenziando una struttura finanziaria in cui il ricorso a capitali di terzi risulta contenuto rispetto alle risorse apportate dai soci e agli utili accumulati. Anche gli oneri finanziari diminuiscono dell’11,3%, con un’incidenza sul fatturato essenzialmente invariata, pari a circa l’1,2%.

Lo scenario

L’analisi restituisce una filiera che, pur mantenendo alcuni elementi di solidità patrimoniale, mostra segnali di indebolimento della redditività. Le prospettive per il 2026 restano incerte: il 42% delle imprese intervistate dalla Camera di Commercio di Torino e da Anfia prevede un calo del fatturato, contro il 33% che si attende una crescita.

A pesare sulle decisioni aziendali è anche la difficoltà di programmare le azioni future in presenza di una domanda instabile.

In queste condizioni, individuare le tecnologie su cui puntare e sostenere gli investimenti necessari a restare competitivi diventa più difficile. Il commercio internazionale negli ultimi anni (in particolare con il mercato cinese) ha profondamente modificato i punti di forza dei singoli Paesi, portando a una situazione di particolare debolezza dell’Ue. Per questo, per assicurare la competitività futura della componentistica italiana, accanto alla capacità delle singole imprese di adattarsi al cambiamento diventa fondamentale definire un quadro normativo economicamente sostenibile, congiuntamente a una politica industriale europea in grado di accompagnare la trasformazione della filiera, favorendo anche la diversificazione verso segmenti ad alta specializzazione o a nuovi settori di attività.

La solidità patrimoniale rappresenta un punto di partenza, ma non basta da sola a garantire innovazione e crescita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Commenti

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoGulliver, dai software ai robot: l’intelligenza artificiale incontra il mondo fisicoGulliver, dai software ai robot: l’intelligenza artificiale incontra il mondo fisico

Dalle piattaforme digitali all'AI e alla robotica. Gulliver, azienda bresciana nata nel 2000, conta oltre 80 professionisti e 2.000 clienti. Oggi punta a portare l'intelligenza artificiale nel mondo fisico, con robot e soluzioni per le imprese.

SponsorizzatoNumerica Sales Academy: da allievi a protagonisti del proprio futuroNumerica Sales Academy: da allievi a protagonisti del proprio futuro

Diverse storie, un’unica esperienza di crescita: i partecipanti raccontano come la formazione e l’affiancamento sul campo li abbiano aiutati a scoprire il valore del lavoro nel mondo delle vendite

Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ