Artigiani sempre più tecnologici e indispensabili per la catena di subfornitura, complice la capacità di accogliere il cambiamento ed un «refresh» che si attendeva da tempo. È questo il quadro che emerge dalla tradizionale indagine congiunturale realizzata dal Centro Studi Lino Angelo Poisa su un campione rappresentativo delle oltre 30mila imprese iscritte all’Associazione Artigiani.
Dati alla mano, sintetizza Enrico Mattinzoli, alla guida del Centro Studi, «l’artigianato bresciano si dimostra in salute nonostante i tempi non facili e conferma la sua capacità di rinnovarsi, grazie anche e soprattutto ai giovani che stanno entrando in azienda». Una visione sposata anche dalla presidente dell’associazione di via Cefalonia, Elena Calvetti, che indugia sull’importanza della riforma dell’artigianato entrata in vigore nel 2026 (i decreti attuativi sono attesi entro fine 2026).
Il punto
«Da tempo l’attenzione non veniva messa su questa categoria che invece ha portato finalmente e concretamente alla luce il valore del saper fare» tira corto Calvetti che condivide l’idea di un semestre, il primo del 2026, improntato alla stabilità e con la presenza di alcuni settori trainanti, come la meccanica, fiore all’occhiello della catena di subfornitura bresciana, e l’agroalimentare, sempre più incentrato su prodotti sani e dalla sicura tracciabilità.
Il confronto tra il secondo semestre 2025 e il primo semestre 2026 palesa un quadro economico caratterizzato da una prevalente stabilità, anche se vi sono alcuni elementi di crescente prudenza da parte delle imprese: la percezione generale rimane improntata alla cautela, in un contesto segnato dall’aumento dei costi, dalla difficoltà nel reperire manodopera specializzata e da previsioni di fatturato non sempre favorevoli. Nel primo semestre 2026, infatti, il fatturato risulta stabile per il 62% delle imprese, in diminuzione per il 23% e in aumento per il 15%.
Il quadro
L’aumento del costo delle materie prime e dei servizi coinvolge il 70% delle imprese, mentre la stabilità scende al 28%. Crescono di più rispetto al semestre precedente i prezzi di vendita di prodotti e servizi (32% delle imprese dichiara un aumento, mentre la stabilità si attesta al 65%) e la manodopera occupata rimane stabile per il 82%, in diminuzione per il 7% e in aumento per l’11%.
Tuttavia, le previsioni di produzione e fatturato per il semestre in corso mostrano un peggioramento: il 66% prevede stabilità, il 23% una diminuzione e solo l’11% un aumento. Si confermano un punto di forza del sistema bresciano i tempi di pagamento, con una stabilità all’80%, mentre l’indice di fiducia mostra una riduzione della componente stabile (dal 65 al 58%) e un aumento di quella negativa (dal 23 al 32%).
Solidità e puntualità
Ancora, le previsioni di investimento per il secondo semestre 2026 indicano una ulteriore riduzione della propensione all’investimento al 41%. La difficoltà di accesso al credito rimane complessivamente stabile (87%), pur in un contesto di margini compressi e investimenti ridotti, con la solidità finanziaria e la puntualità dei pagamenti che continuano a costituire elementi di resilienza per il tessuto produttivo bresciano. Guardando dentro ai numeri, si percepisce una forte propensione alla specializzazione, in particolare nelle meccanica.
Le imprese artigiane sono per lo più micro e piccole aziende con competenze molto verticali e dotazioni tecnologiche moderne, in particolare per tornitura e fresatura Cnc, ma senza dimenticare la produzione di utensileria speciale e componenti per idraulica, automotive ed edilizia. «Ogni officina – conclude Mattinzoli – tende oggi a presidiare una nicchia specifica, raggiungendo livelli tecnologici che solo 10 anni fa non ci saremmo immaginati».



