Economia

Riforma dell’Artigianato: centro studi Poisa a tutela di marchio e lavoro

Enrico Mattinzoli, coordinatore: «Abbiamo contribuito facendo riconoscere l’attività progettuale, ideativa e tecnica, non solo manuale»
Anita Loriana Ronchi
Un artigiano
Un artigiano

Un biennio importante per il settore dell’artigianato, anzi uno dei più rilevanti degli ultimi decenni. Negli anni 2025 e 2026, sono state promosse due riforme fondamentali, la riforma dei Confidi e la riforma dell’Artigianato, entrambe contenute nella Legge 34/2026, che stanno ridisegnando il modo in cui le imprese artigiane accedono al credito, si qualificano, comunicano e competono.

Il Centro studi Poisa dell’Associazione Artigiani ha portato le istanze delle imprese artigiane ai tavoli nazionali, ha sviluppato approfondite analisi tecniche e ha lavorato in stretta collaborazione con i rappresentanti del territorio in Parlamento.

Tra questi, sottolinea il bresciano Enrico Mattinzoli, in qualità di coordinatore del Centro studi Poisa, si distingue il contributo del senantore Stefano Borghesi «la cui attività è stata preziosa per garantire che le esigenze delle nostre imprese fossero ascoltate e recepite. L’attività svolta sulla riforma dell’Artigianato (art. 15 L. 34/2026) – prosegue – è la più grande revisione normativa dal 1985. Il nostro Centro studi ha portato contributi concreti. Abbiamo lavorato alla tutela del marchio artigianale, sostenuto norme che proteggono chi lavora con qualità, impedendo l’uso improprio del sostantivo “artigiano” da parte di operatori abusivi. Abbiamo anche ridefinito il termine “imprenditore artigiano” ed abbiamo contribuito a far riconoscere il lavoro progettuale, ideativo e tecnico, non solo manuale». E non è tutto.

Da sinistra i senatori Stefano Borghesi e Luca De Carlo con il coordinatore del Centro studi Poisa Enrico Mattinzoli
Da sinistra i senatori Stefano Borghesi e Luca De Carlo con il coordinatore del Centro studi Poisa Enrico Mattinzoli

Il quadro

«Abbiamo contribuito a definire criteri di prevalenza più chiari - prosegue Mattinzoli -; abbiamo chiesto e ottenuto criteri più semplici per distinguere attività artigiana principale e attività accessorie. È proseguito inoltre il nostro impegno per il contrasto all’abusivismo: abbiamo portato al riguardo dati e proposte per rafforzare i controlli su chi si definisce “artigiano” senza esserlo».

Sul tema dell’abusivismo, tuttavia, Enrico Mattinzoli rileva che la soddisfazione è solo parziale in quanto «la nostra proposta di legge resta in parte inevasa. Occorre intervenire in modo significativo sulle sanzioni, affinché siano realmente deterrenti e applicabili».

Le aggregazioni

A tutto ciò si aggiunge il lavoro compiuto sulle aggregazioni e reti d’impresa, attraverso il quale sono stati sostenuti strumenti che permettono alle micro imprese di competere su commesse più grandi. Il risultato ottenuto con la sinergia di tutte le componenti di rappresentanza dell’Artigianato è che «il termine “artigianale” è oggi legalmente protetto e l’artigiano è riconosciuto anche come progettista e tecnico, non solo come esecutore». Di conseguenza, i parametri di iscrizione all’albo diventano più chiari e più equi, ed anche i controlli contro gli abusivi risulteranno più efficaci.

Esprime il proprio apprezzamento per il lavoro svolto e l’impegno profuso, la presidente dell’Associazione Artigiani, Elena Calvetti: «Un lavoro che ha permesso alle imprese artigiane di essere rappresentate con competenza e visione, contribuendo in modo decisivo a una riforma che segnerà il futuro del nostro settore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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