Riforma dell’artigianato: imprese più grandi, snelle e competitive

Una riforma che ha trovato il sostegno di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale e che mira a rispondere alle sfide del mercato, dando più competitività a oltre 230mila «piccole» imprese locali. Ieri, l’assemblea di Palazzo Lombardia ha approvato il testo del Progetto di legge dedicato alle «Politiche regionali in materia di artigianato». Un documento che aggiorna le normative del comparto «costruendo un quadro moderno e coerente con l’evoluzione del settore» evidenzia una nota, in attesa che il presidente Attilio Fontana promulghi la legge e che quindi venga pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione.
La riforma voluta dalla Regione ha la finalità di valorizzare l’«artigianato di qualità», promuovere le produzioni tipiche, rafforzare la competitività attraverso innovazione ed efficienza energetica e sostenere la presenza delle imprese sui mercati, anche attraverso fiere ed eventi.
Sotto la lente
Tra i punti centrali del provvedimento vi sono anche il coinvolgimento dei giovani e il ricambio generazionale all’interno delle aziende. A tal proposito, la riforma introduce nuovi parametri dimensionali, peraltro flessibili, per definire l’impresa artigiana, permettendo l’innalzamento del numero dei dipendenti in presenza di apprendisti: si arriva fino a un massimo di 22 addetti per le aziende che non lavorano in serie e fino a 40 per le lavorazioni artistiche e l’abbigliamento su misura.
«Il cuore della legge – aggiungono i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Carlo Bravo e Diego Invernici – risiede nell’articolo 14, che istituisce il riconoscimento di "Qualità Artigiana" per premiare l’eccellenza delle materie prime e la sostenibilità dei processi, supportato da uno stanziamento di 400.000 euro annui per il triennio 2026-2028. Altrettanto rilevante – fanno notare – è il rigore sanzionatorio introdotto per difendere il marchio: l’uso abusivo di riferimenti all’artigianato in insegne o ditte comporta sanzioni fino a 2.500 euro, con la sospensione dell’attività fino a venti giorni per chi non rispetta i requisiti di settore».

Lo scenario
Il settore artigiano è disciplinato da una legge quadro nazionale, ma è anche di competenza legislativa regionale. In quest’ottica, la riforma approvata ieri a Palazzo Lombardia va a sostituire e integrare l’ultima normativa regionale in materia approvata nel 1989, recependo le emergenti necessità di un settore trainante per il sistema economico regionale.
L’artigianato rappresenta quasi il 30% per cento del tessuto produttivo lombardo, un mondo che spazia dalla meccanica, al legno mobilio, all’alimentare, all’abbigliamento, alla gomma-plastica, al tessile, alla carta editoria fino ad arrivare al settore dei minerali non metalliferi e varie, delle pelli-calzature e del siderurgico con svariate piccole e medie imprese. I dati relativi al quarto trimestre del 2024 indicano peraltro che i settori maggiormente in difficoltà sono quelli siderurgico, della gomma plastica e dei minerali non metalliferi. All’opposto, si registrano risultati migliori per il settore alimentare, che già tra il 2022 e il 2023 aveva riportato un andamento positivo. Il comparto nel 2024 ha confermato la propria performance, con una crescita della produzione del 3,7% e del fatturato del 3%.
«Aiutare le imprese significa anche semplificare il quadro normativo in cui operano – commenta l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi – ed è quello che abbiamo fatto per il settore dell’artigianato in Consiglio regionale con il supporto di tutte le associazioni di categoria. Un quadro normativo chiaro semplice e che da oggi ha meno sovrapposizioni. Grazie al Consiglio regionale che ha approvato la proposta di semplificazione».
Qualità artigiana
Il provvedimento riconferma inoltre il ruolo della Consulta tecnica per l’artigianato, (composta dalle associazioni di categoria, Unioncamere e Anci) nella programmazione regionale. In fase di votazione, è stato poi approvato un emendamento a firma Paolo Romano (Pd) che prevede che, oltre alla Consulta, anche la Commissione Attività produttive sia chiamata a esprimere un parere preventivo per un’eventuale modifica dei requisiti e dei criteri di riconoscimento di Qualità artigiana. «L’artigianato è un comparto strategico per il territorio lombardo. Questo provvedimento nasce dalla volontà dell'Assessorato allo Sviluppo economico di Regione Lombardia di semplificare e riordinare la normativa regionale riaffermando la necessità di riconoscere e valorizzare la Qualità artigiana – spiega la relatrice Silvia Scurati (Lega) –. Il mondo artigianale negli ultimi anni è cambiato e si trova ad affrontare nuove sfide come quelle della sostenibilità, della digitalizzazione, delle difficoltà di accesso al credito e del ricambio generazionale».
Un concetto condiviso da Onorio Rosati (Avs), seppur con una critica: «Sicuramente è stato necessario intervenire per riorganizzare un quadro normativo molto datato, ma in questo testo si sono dimenticati alcuni aspetti importanti come la contrattazione di secondo livello che include misure di welfare e di sostenibilità sociale del lavoro che renderebbero questo settore, anche con retribuzioni più eque, più attrattivo per le giovani generazioni». Paola Pizzighini (M5 Stelle) definisce la riforma «un buon punto di partenza», ma rileva «delle lacune da colmare, come per esempio il fatto di non aver previsto una maggiore partecipazione nelle sedi decisionali delle rappresentanze sindacali».
Tutto il Consiglio regionale, conclude Matteo Piloni (Pd) «si è preso un impegno importante, quello di passare dalle parole ai fatti e la prima occasione concreta sarà l’assestamento di bilancio di luglio che dovrà provvedere una serie di investimenti per questo settore che è in difficoltà».
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