Non è un caso che, ad aprire la nuova edizione (l’ottava) del roadshow Innovation Days, sia stata Brescia a rappresentare la Lombardia. All’evento, organizzato da Il Sole 24 Ore in collaborazione con Confindustria, il valore della regione «motore d’Italia» è stato ribadito a più voci. La Lombardia genera il 23% del Pil nazionale ed oltre il 26% dell’export italiano, consolidando il proprio ruolo anche in una fase segnata da incertezze geopolitiche, costi energetici e domanda interna debole.
Gli interventi
«Lo scenario - commenta Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore intervenuto con Federico Silvestri, ad del gruppo – è clamorosamente cambiato: la Cina registra un saldo import/export in miglioramento di 1.200 miliardi e, nelle tecnologie avanzate, ha superato l’America». «Brescia e la Lombardia sono un contributore primario per il Paese – osserva Paolo Streparava, presidente Confindustria Brescia –. L’Europa ha perso terreno su versanti decisivi, come l’AI generativa, mentre ogni giorno gli imprenditori devono innovare. Quello che chiediamo è semplice, poche misure, ma immediate: sburocratizzazione e trasparenza. Pensiamo, ad esempio, agli incentivi: non è accettabile cambiare le regole in corsa». La regione «deve essere ascoltata a tutti i livelli» e gli imprenditori «vanno messi nelle condizioni di fare il loro mestiere».
Bisogna capire, sottolinea l’assessore comunale Andrea Poli, «come costruire un paradigma istituzionale che possa supportare la transizione in atto, laddove produttività e competitività restano i due nodi centrali». Certo, è un po’ difficile immaginarlo quando le imprese portano uno «zaino di pietra», aggravato da guerre e crisi su più fronti.
Lo rileva anche l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, che, interpellato sulle nuove Zone di innovazione e sviluppo, risponde: «Siamo in fase di attesa: abbiamo costruito la “scatola”, cioè l’impianto progettuale, e aspettiamo che dai territori arrivino le manifestazioni di interesse. Abbiamo rilevato una mancata connessione tra i diversi know-how e i differenti settori. Perciò l’obiettivo è creare una governance in grado di costruire una vera subcultura territoriale, con uno sguardo al medio periodo (2030-2050), affinché le imprese restino in Lombardia e trovino qui l’ambiente ideale per competere e innovare». L’ambizione, annuncia l’assessore, è anche «trasformare le zone di innovazione e sviluppo in zone di invenzione e sviluppo».
Il nodo energia
La competitività futura della Lombardia dipenderà in larga misura dalla capacità di rendersi energeticamente autonoma e il mix energetico sarà fondamentale. Tema cruciale, insiste Giuseppe Pasini, presidente Confindustria Lombardia e Feralpi Group: «Da tempo l’Italia chiede all’Europa maggiore flessibilità, dal Patto di stabilità a un Green Deal più sostenibile –, ma ho l’impressione che non abbia intenzione di cambiare. Il che ci pone davanti a problemi molto seri, primo il costo dell’energia. Se non riusciamo ad abbassarlo, non saremo mai competitivi. Paghiamo storicamente il 30-40% in più di altri Paesi e siamo ancora fortemente dipendenti dal gas».
I numeri lombardi rimangono solidi: nel 2025 abbiamo superato i 160 mld di export, con una crescita dell’1,2% rispetto al 2024. «Ma – avverte Pasini – se la situazione proseguisse, è inevitabile attendersi aumento dell’inflazione, rialzo dei tassi e rallentamento degli investimenti». Sì al nucleare, ma «bisogna essere chiari: si tratta di una prospettiva a 10-15 anni. E noi dobbiamo arrivarci, a quei dieci anni».
Investimenti
In effetti, in base alle evidenze del Market Watch di Banca Ifis, presentato dal condirettore Raffaele Zingone, dopo tre anni di espansione generalizzata le Pmi lombarde stanno adottando un atteggiamento più prudente sugli investimenti: nel 2026 solo il 12% prevede un aumento, mentre per oltre l’80% resteranno stabili. In questo quadro di maggiore cautela, la tecnologia rappresenta l’eccezione strutturale: oltre 3 aziende su 4 utilizzano o prevedono di adottare soluzioni Cloud, mentre una su due è operativa o lo sarà a breve sull’AI, ormai percepita come strumento in grado di generare benefici misurabili: +5% di fatturato medio, -7% sui costi operativi e +8% sulla redditività.


