Teatro romano: «La sfida è tradurre la grandiosa visione di Chipperfield»

Le parole della presidente di Brescia Musei Francesca Bazoli, fra le prime a credere in un sogno dai più - ma non da tutti - considerato utopico, dopo la conferma dei 15 milioni di euro in arrivo dal ministero per il restauro
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

La presidente di Brescia Musei Francesca Bazoli
La presidente di Brescia Musei Francesca Bazoli

Fondazione Brescia Musei faber della sua fortuna guadagna alla città i 15 milioni promessi dal Ministero e dà alimento a un sogno coltivato dagli albori e dai più - ma non da tutti - considerato utopico. Un’impresa che è figlia della convinzione granitica della presidente Francesca Bazoli, modellata dalla visione di uno straordinario architetto e convogliata dalla spinta di una brescianità bipartisan.

Presidente Bazoli, i 15 milioni sono ufficiali. Al di là della cifra, cosa significa per Brescia?

È una svolta che chiude un percorso e apre una prospettiva formidabile. Il buco nell’area del Capitolium era evidente ed era dovuto a scavi mai completati, anche a causa di vecchi veti e progetti osteggiati sul nascere. Ma il Teatro Romano restava il mio grande sogno, totalmente condiviso con la sindaca Laura Castelletti che ci ha creduto in modo incrollabile, facendone un punto qualificante del suo programma.

Come siete riusciti a superare lo stallo burocratico e a ottenere questi fondi?

Col direttore Karadjov, altro grande artefice del progetto, abbiamo coinvolto la Soprintendenza in un convegno coi massimi esperti, come Massimo Osanna e Salvatore Settis, sdoganando il concetto che il nostro teatro antico si poteva e doveva rifunzionalizzare. Poi abbiamo puntato sul nome più grande, quello di Chipperfield. Si è innamorato del luogo e ha sposato l’idea di restituire il Teatro Romano alla sua funzione originaria, che è la massima forma di tutela. Roma ha colto il valore del progetto e dell’architetto che l’ha firmato, come già avevano fatto Camera di Commercio e A2A che lo hanno finanziato.

I soldi arriveranno formalmente alla Soprintendenza, un tempo contraria. Una strana eterogenesi dei fini?

Sì, le fondazioni di partecipazione come la nostra non possono ricevere direttamente le somme ministeriali. I fondi passeranno dagli organismi pubblici, quindi dalla Soprintendenza a cui oggi ci lega una collaborazione provvidenziale e che è guidata da Giuseppe Stolfi, uomo di grande visione. Ma la vera forza è stata la spinta corale della città. Pur con una giunta di centrosinistra, ci ha aiutato l’onorevole di FI Casasco e abbiamo avuto il decisivo sostegno di Ettore Prandini. Da Camilla Baresani a Lorenzo Maternini e Umberta Gnutti Beretta, questo patto ha unito cultura e società civile. Brescia Musei si conferma così un organismo della comunità tutta.

Il Teatro Romano
Il Teatro Romano

Come tornerà a vivere il Teatro?

Il Teatro condenserà tre dimensioni: il recupero archeologico, l’avanguardia architettonica e lo spettacolo. Sarà il grande teatro all’aperto della città, in sinergia con il Teatro Grande e il CTB, e in connessione ai grandi teatri antichi come Siracusa.

Resta confermato l’orizzonte del 2028?

La vera sfida inizia adesso. Abbiamo davanti un percorso amministrativo complesso tra gare, appalti e delicati passaggi burocratici. Il grosso delle risorse ora c’è e per la quota mancante chiameremo ancora a raccolta il tessuto economico della città.

L’impresa è epica. Non teme di fallire?

Ciò che ritengo imperativo è rimanere rigorosamente fedeli alla grande visione di Chipperfield. Non possiamo concederci di annacquare il sogno. Il suo progetto di massima andrà adeguato alla luce degli importanti ritrovamenti archeologici di questi mesi, ma se ci atterremo a quel disegno Brescia guadagnerà qualcosa di magnifico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...