Una villa sicuramente abitata, ma forse incompiuta. È l’affascinante ipotesi avanzata dagli archeologi al lavoro nelle Grotte di Catullo di Sirmione, in capo alla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia, dove a inizio ottobre è stata avviata una nuova campagna di scavo.
La campagna
«In realtà si tratta della terza tappa di una ricerca iniziata nel 2024 – precisa Barbara Bianchi, curatore del patrimonio del sito archeologico peninsulare e direttore scientifico dello scavo finanziato dal Ministero –. Quest’anno abbiamo scelto di indagare due aree in particolare, con l’obiettivo di proseguire le ricerche degli scorsi anni, che ridisegnano in parte la planimetria redatta da Girolamo Orti Manara a metà Ottocento».
Il primo cantiere, infatti, è stato aperto a est del cosiddetto «cortile N» indagato nel 2025. «Quest’area – prosegue Bianchi, affiancata nei lavori dalla nuova direttrice del sito Maria Mimmo, che qualche giorno fa ha preso il posto di Flora Berizzi – è stata scelta per precisare lo sviluppo planimetrico dei vani a oriente del portico. Sono stati individuati diversi ambienti, un paio probabilmente comunicanti tra loro, come suggerirebbe una struttura angolare in pietra, e tutti mosaicati con un bell’ordito musivo a tessere bianche e a tessere nere».

«Possiamo notare – precisa l’archeologa Luisella Lupano, progettista dello scavo insieme al collega Alberto Rainieri – che il pavimento presenta numerosi cedimenti, perché poggia su scaglie di roccia utilizzate in fase di costruzione come ricariche per mantenere tutto l’edificio alla stessa quota, anche se alcuni ambienti erano probabilmente collegati da gradini per correggere i dislivelli».
Oltre il muro
Al centro del pavimento di età augustea (fine del I° secolo a.C.) si nota però un muro sottostante. «Potrebbe essere un residuo della villa precedente – ipotizza Lupano – (quella che ci piace immaginare essere appartenuta al poeta Catullo, anche se non esistono prove in merito, ndr) o forse è solamente un muro di contenimento per i materiali di ricarica, come riscontrato in altre zone dell’edificio».
Qualche metro più a est, invece, è stato indagato il portico che già Manara aveva ipotizzato all’estremità orientale del complesso, speculare a quello a ovest riportato alla luce nel 1950. «Ci sembra che in parte sia incompiuto – dichiara l’archeologa –. Forse la villa, pur essendo stata abitata, non è mai stata finita».
Piccole tombe
La seconda area di scavo si trova, invece, nei pressi della cisterna nota come «il bagno», già indagata in parte lo scorso anno. «Il saggio – puntualizza Bianchi – è stato aperto con l’intenzione di conoscere meglio il sistema che regolava la distribuzione dell’acqua verso i vani residenziali e termali. In realtà sono emerse dieci sepolture, di cui sette infantili, di epoca tardo-antica, postume alla fase abitativa della villa».

«Sono tombe foderate con materiali di scarto e prive di corredo – precisa Rainieri, affiancato sul campo dagli archeologi della società Cal –, tranne due, dove abbiamo trovato un braccialettino in bronzo arrotolato e un pendaglietto, sempre di bronzo. Questi oggetti ci consentiranno di datare meglio le tombe, per ora collocabili tra il IV° e il V° secolo d.C. Altrettanto potrebbe fare un’anfora di produzione africana, utilizzata come sepoltura per un neonato».
Queste scoperte si potranno ammirare in loco giovedì prossimo, 12 novembre, alle 15, partecipando a una visita guidata speciale agli scavi: per prenotare scrivere all’indirizzo email: drm-lom.grottedicatullo@cultura.gov.it.



