Alle Grotte di Catullo di Sirmione spuntano i resti di un portico romano
Un porticato a U, con pavimento in cocciopesto e colonne in laterizi rivestite con stucco bianco ad imitare la pietra, che racchiudeva al suo interno un giardino privato, verosimilmente arricchito da fontane. Una struttura dipinta di rosso porpora che, grazie a un crollo avvenuto già in età romana, è rimasta probabilmente sepolta e non è stata «saccheggiata», come invece il resto della villa, arrivando fino ai giorni nostri.
È una scoperta esaltante quella fatta nel sito delle Grotte di Catullo di Sirmione, dove da un paio d’anni è in corso uno scavo finanziato dal Ministero della Cultura. Un ritrovamento che ridisegna in parte la pianta della villa, redatta da Girolamo Orti Manara a metà Ottocento, e getta nuova luce sulle tecniche costruttive impiegate all’epoca imperiale.

La scoperta
«La villa risale alla fine del primo secolo a.C. – ricorda la direttrice Flora Berizzi –, e sappiamo che fu abitata fino alla metà del terzo secolo d.C. È a questa fase che probabilmente risale il crollo del portico, forse a causa di un cedimento strutturale». «Nel 2021 – prosegue l’archeologa Barbara Bianchi, curatrice delle Grotte e direttrice della villa romana di Desenzano –, durante alcuni lavori di manutenzione abbiamo individuato dei reperti in questa zona, il cortile N al piano nobile della villa, dove si è sempre ritenuto che non dovesse esserci nulla. Ecco perché abbiamo scavato qui, non prima di aver eseguito prospezioni geofisiche con georadar e magnetometro, che hanno confermato la presenza di reperti sottoterra».

A raccontare lo straordinario ritrovamento, con tutto l’entusiasmo del caso, è l’archeologa delle Grotte di Catullo Luisella Lupano. «Siamo davanti a un crollo primario del portico – chiarisce –, cioè causato dal cedimento dell’edificio, e non per mano di qualcuno che lo ha demolito per asportarne il materiale, come nelle altre zone». La villa, lo ricordiamo, è stata usata come cava nei secoli successivi per costruire il centro abitato di Sirmione. «Quest’area – prosegue Lupano – è stata risparmiata: hanno raso al suolo i muri circostanti, che erano verosimilmente dipinti di rosso, perché abbiamo ritrovato tracce di intonaci probabilmente caduti insieme alle colonne, ma questo cortiletto non l’hanno indagato, forse perché era già ricoperto di terra e di piante. Ad ogni modo è una situazione unica nel sito sirmionese».
I materiali
Ma c’è di più. «I mattoni utilizzati per costruire queste colonne sono embrici, cioè lavorati e sbozzati a secco. Sappiamo che all’epoca c’erano almeno un paio di fornaci attive nella zona, ma qui è stato scelto di riutilizzare materiali già esistenti in loco. Forse quelli dell’edificio preesistente (la casa del poeta Catullo?, ndr), che è stato perciò smontato e ricostruito». Gli scavi, inoltre, hanno rivelato che questo cortile non aveva pavimentazione, ma c’era un giardino. «Forse c’erano delle fontane – prosegue l’archeologa –, perché abbiamo ritrovato una canaletta voltata, tipica degli impianti idraulici dell’epoca, forse collegata direttamente alla grande cisterna qui vicina».

Dal sito, infine, sono riemersi anche un paio di oggetti molto interessanti, attualmente già in restauro nel laboratorio delle Grotte: un vaso quasi completo in ceramica raffinata, e una lamina di piombo arrotolata, accanto a una sorta di punta di pugnale. «Anche queste scoperte per noi sono sensazionali - conclude Lupano -, perché qui è davvero rarissimo trovare materiale dell’epoca».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
