La Rabat del futuro nell’architettura visionaria di Susanna Tradati

L’architetto è partner associato dello studio romano Nemesis Architects che ha firmato il progetto del National Museum of Archaeology and Earth Sciences
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Il National Museum of Archaeology and Earth Sciences di Rabat progettato da Nemesi Architects
Il National Museum of Archaeology and Earth Sciences di Rabat progettato da Nemesi Architects

Quando sarà completato, entro il 2030, sarà il più grande museo del Marocco e fra i massimi hub culturali d’Africa. Il progetto del National Museum of Archaeology and Earth Sciences di Rabat è a firma italiana e per buona parte bresciana. Quella dell’architetto Susanna Tradati, partner associato dello studio romano Nemesi Architects fondato da Michele Molè. Che, con la sua visione oltre i render e i calcoli strutturali, ha catturato l’attenzione del Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, aggiudicandosi la prestigiosa committenza.

L'architetto Susanna Tradati
L'architetto Susanna Tradati

Da Expo al Museo di Valentino

Non è certo la prima per la professionista bresciana, laureatasi al Politecnico di Milano nel 1999 e dal Duemila al lavoro nella capitale. «Prima per una società di ingegneria, dove ho imparato la gestione di progetti complessi - ci racconta - . Poi in proprio, con due colleghi alle prime armi come me, con cui ho condiviso anche sfide all’estero. Finché nel 2004 ho incontrato Michele, fondatore di Nemesi Architects, e professionalmente è stato un vero colpo di fulmine. Il suo, già allora, era uno studio che faceva ricerca, e aveva realizzato progetti meravigliosi, come Santa Maria della Presentazione al Quartaccio, un complesso civico-religioso che aveva vinto un importante concorso per il Giubileo del Duemila.

Padiglione Italia per Expo 2015
Padiglione Italia per Expo 2015

Fra le grandi sfide che ci hanno visti impegnati insieme c’è il Padiglione Italia per Expo 2015, una scommessa sotto gli occhi del mondo, e molto più di recente PM23, spazio culturale della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti in un edificio storico vicino a piazza di Spagna. In questo caso la sfida era coniugare la classicità di Roma e del brand e volontà della Fondazione di sperimentare, lasciando al contempo un’eredità ai giovani talenti della moda. PM23, infatti, non è solo un museo, ma ospita anche un ricchissimo archivio».

PM23 progettato da Nemesi Architects per la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti
PM23 progettato da Nemesi Architects per la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti

Un museo oltre il tempo e lo spazio

Nell’ultimo ventennio Nemesi ha costruito un curriculum internazionale, partecipando a concorsi in Francia, Cina, Medio Oriente ed Est Europa. «In tutti i casi la sfida è stata in primis comprendere l’identità del contesto e del committente, per tradurla in un progetto in grado di produrre un impatto positivo nel tempo» conferma Tradati.

 E il tema del tempo è centrale anche nell’idea che domina la colossale visione del MNAST di Rabat. Un progetto avveniristico, sostanziato sulla necessità «di dare forma all’identità di un popolo attraverso un edificio destinato a rimanere. Nella nostra visione il museo doveva non soltanto raccontare la storia di una civiltà, ma comunicare al mondo l’identità nuova di un Marocco che si apre all’internazionalità attraverso la cultura» ci spiega Tradati, che prosegue: «Nel nostro racconto museografico, oltre che architettonico, volevamo includere proprio questa idea di una Rabat futura, compendio della sua storia e della sua tensione al cambiamento».

Lo spettacolare ingresso del futuro Mnast di Rabat
Lo spettacolare ingresso del futuro Mnast di Rabat

Nel corso di un anno di lavoro, Nemesi ha integrato la progettazione architettonica a quella museografica e multimediale, in un team internazionale composto da un partner locale e dalla società italiana Pool Engineering. «Il risultato è una struttura in cui il racconto inizia da una dimensione di scavo, negli spazi semi-interrati, dove la luce ridotta accompagna il racconto della preistoria. Man mano il visitatore risale e raggiunge altri due livelli, procedendo attraverso l’esperienza del presente e del futuro. In questo senso il tempo diventa parte della narrazione. La struttura del museo sostanzia una riflessione critica su come il tempo incide sull’archeologia, su cosa lasceremo ai posteri e come saremo percepiti dai nostri discendenti. Quesiti posti in chiave interattiva, applicando tecnologie digitali ed esperienziali» chiosa Tradati.

Alla base del progetto c’è pure la convinzione che gli spazi culturali, siano musei o siti archeologici, oggi «non sono più contenitori di una collezione, di patrimoni che devono essere organizzati e resi fruibili. I musei oggi sono luoghi di esperienza, confronto e scambio multidisciplinare. E se l’architettura non è indifferente, ma contribuisce sempre a influenzare l’esperienza e stimolare la riflessione, tanto più lo fa nel caso di edifici culturali».

Il sogno per Brescia

Non è però un progetto strettamente culturale quello a cui l’architetto Tradati sogna di mettere mano da tempo: «Mi piacerebbe ripensare il ruolo e l'immagine complessiva della stazione di Brescia, valorizzandola attraverso un progetto capace di restituire un'immagine più contemporanea dell'accesso alla città. Pur richiamando gli stilemi di un determinato periodo storico, l'edificio attuale, a mio avviso, non rappresenta uno degli episodi architettonici più significativi del patrimonio cittadino. Immagino un’architettura che dialoga con lo spazio pubblico, anzi che prende forma dallo spazio pubblico, facendo da quinta a una piazza messa in dialogo con gli edifici che le stanno intorno. Un progetto integrato con i percorsi del centro, che porti alla riqualificazione di tutto il quartiere».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

I bresciani siamo noi

Brescia la forte, Brescia la ferrea: volti, persone e storie nella Leonessa d’Italia.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Impara l’inglese in un meseImpara l’inglese in un mese

La nuova edizione in cinque volumi è in edicola con il GdB ogni giovedì fino al 20 agosto.

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoA2A, nel 2025 quasi 900 milioni di euro il valore generato per BresciaA2A, nel 2025 quasi 900 milioni di euro il valore generato per Brescia

Presentato il Bilancio di sostenibilità territoriale del Gruppo: investiti 301 milioni, Brescia laboratorio di innovazione