Pontedilegno Poesia, attesa per il vincitore: la forza dei versi

L’incontro con gli ultimi finalisti: Anna Chiara Peduzzi, Isabella Leardini, Alfredo Panetta
Elisabetta Nicoli
Anna Chiara Peduzzi, Alfredo Panetta e Isabella Leardini
Anna Chiara Peduzzi, Alfredo Panetta e Isabella Leardini

Per il nostro mondo inquieto la pluralità di sguardi, ispirazioni e ritmi che si riscontra nelle opere in concorso a Ponte di Legno conferma che la poesia è un’arte viva e vitale. Isabella Leardini, che insegna scrittura creativa all’Accademia di Belle Arti di Venezia, prende spunto dalle tecniche degli incisori per recuperare luci sotto il buio di un dolore. Alfredo Panetta riprende la lingua dell’infanzia per dedicare alla sua terra ferita parole di poesia civile. Cittadina d’Europa con radici in Italia e trascorsi a Bruxelles, Anna Chiara Peduzzi mantiene a Parigi una predilezione per la nostra lingua, nell’espressione poetica.

Le loro testimonianze hanno ieri completato la panoramica sui sei autori finalisti al Premio nazionale di poesia edita Pontedilegno Poesia, giunto nel 2026 alla diciassettesima edizione, dopo la presentazione, nella serata di venerdì, delle opere di Marco Bellini, Valeria Di Felice e Alessandro Fo. Questa mattina, nella sala consiliare del Comune alle 11, la giuria presieduta da Giuseppe Grattacaso renderà noto il nome da aggiungere all’albo d’oro del Premio, che l’associazione culturale Mirella Cultura promuove con il supporto della Pro Loco e della Biblioteca Civica.

Oscurità

Sul fondo opaco l’artista incide solchi profondi, dove l’inchiostro non potrà arrivare: prende spunto e titolo dalla tecnica delle «Maniere nere» il libro di Isabella Leardini edito da Mondadori.

«Questa tecnica - spiega l’autrice - nella mia visione è una bellissima metafora della poesia: un lavoro sulla propria oscurità per arrivare a un solco più interno. Tema di fondo del libro è l’impossibilità di generare: era un indicibile potente, ed è via via emerso tra visioni e simboli, mostrando alla fine come la natura genera e rigenera anche attraverso la morte. I simboli possono trasformarsi in narrazioni, costruire piccoli universi collegati. Credo fortemente nella dimensione di canto della poesia, ho provato a costruire un libro insieme duro e dotato di quella leggerezza che può derivare dal potere di una parola incantata, come nelle fiabe e nelle filastrocche. La mia poesia si rifà alle grandi autrici del Novecento di cui ho curato un’antologia: mi sono immersa nelle loro voci e mi ritrovo in quella dimensione di canto e di ritmo, legata alla metrica e al verso».

Infanzia

Porta direttamente nel cupo di una realtà che conosce dall’infanzia il titolo del libro di Alfredo Panetta: «’Ndrangheta», pubblicato in Passigli Poesia.

«Ho vissuto fino a vent’anni in Calabria - racconta -, poeticamente mi sono formato a Milano. Questo libro nasce dal ricordo di un mio professore assassinato: è un omaggio a lui e a una trentina di vittime. Ho sentito a distanza il dovere di parlarne e nel dialetto ho trovato quel tizzone ardente che è diventato flusso di scrittura, tornando al mio vissuto in quel borgo di 80 persone, dove si possono ritrovare tutti i sentimenti umani. Queste persone avevano il loro lavoro, gli eroi sono persone normali che se isolate vengono colpite. Una delle luci del libro è la novità di quel gruppo di donne che hanno cominciato ad opporsi: la scrittura poetica deve sempre portare una luminosità nel suo verso. Su questa materia la poesia lavora associando immagini ed emozioni, ricostruendo un ambiente, un paesaggio. Devo usare i miei paesaggi interiorizzati, le radici sono fondamentali anche per distaccarsene».

Natura

Siamo immersi in una rete di legami con esseri animati e realtà inanimate. «Effetti di natura», il libro di Anna Chiara Peduzzi edito da Moretti&Vitali nasce da questa consapevolezza.

«Il titolo - osserva l’autrice - corrisponde al tentativo di far risuonare insieme la componente umana e quel che accade alle piante, agli animali, evitando la parola “io”. Il libro si compone di una sorta di paesaggi emotivi, che da esteriori diventano interiori. Di riflessioni sulla memoria, sulla transitorietà e sui tempi degli uomini e degli altri esseri. La riflessione sul tempo prende varie sfaccettature nelle tre sezioni sui Cicli, sulle Permanenze e sul momento ultimo con richiamo all’antica scritta sulle meridiane: “Ultima necat”, l’ultima ora uccide. Tra poesia e filosofia c’è un connubio potentissimo da sempre. Le poesie si susseguono nel libro in una sorta di continuum, la mancanza di punteggiatura è una scelta stilistica per scritture che nascono come colate di materia, senza scansioni e che nella lettura ritrovano gli spazi pieni e i vuoti. La lingua italiana è più malleabile della francese e in poesia funziona come uno Stradivari, con le sue doti di plasticità e libertà».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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