Chitarra, voce e piedi scalzi. E un repertorio di canzoni che da quasi quattro decenni fanno vibrare sul pentagramma della musica italiana amore, separazioni, nostalgia, desiderio e ritorni. Biagio Antonacci sale sul palco dell’Anfiteatro del Vittoriale per la prima delle sue dieci date gardesane e si conferma il carismatico fuoriclasse che Gardone Riviera aveva conosciuto due estati fa.
La scenografia è intima, con candele posizionate in ordine sparso su tastiere, amplificatori e palco. E fumo bianco, ad avvolgere gli strumenti in un’atmosfera d’antan. Biagio entra in scena con la chitarra e apre il concerto «Unplugged» con «Le cose che hai amato di più» (nell’intervista pubblicata sul Giornale di oggi ci aveva anticipato che sarebbe stata quella dedicata alla casa del Vate) e «Tu sei bella».
Uno spettacolo semplice
«Sarà uno spettacolo semplicissimo – annuncia poi il protagonista dell’«Equinozio» di Tener-a-mente – non ci saranno effetti speciali, solo grandi musicisti e le vostre orecchie, che faranno la differenza». Ci sono però anche le voci di un anfiteatro sold out (in platea anche l’attore Antonio Albanese), che si fanno sentire quando il cantautore milanese attacca «Quanto tempo e ancora», accompagnato dalla band: Placido Salamone (direttore musicale e chitarre), Giovanni Boscariol (tastiere, fisarmonica), Andrea Fontana (batteria e percussioni), Caterina Coco (violino, violoncello e Wurlitzer) e Luca Visigalli (basso).
Un passo indietro di qualche anno con «Non parli mai», ma i fan non deludono e fraseggiano a labbra socchiuse. Il sound si scalda con «Ti penso raramente», che Biagio «molleggia» sul palco, invitando a muovere le braccia a tempo. Pantalone largo color cachi e camicia chiara, semplice come chi si sente a casa, in famiglia. «Ogni amore merita un percorso anche dopo che è finito» dice, prima di cantare «Se io, se lei» con voce potente e determinata.
Emozioni
Energia bella e mani al cielo per «Mio fratello», che precede di poco il bongo di «Per farti felice» e il suo invito a «vivere». Le percussioni lasciano poi spazio al violino che introduce «Dolore e forza», «Ti dedico tutto» è recitata come una poesia, e su «Questo sono io» dalla prima fila scatta una proposta di matrimonio (ha detto sì). La scaletta non poteva che proseguire con «Convivendo», poi Antonacci annuncia: «Torniamo più intimi» e infila una dietro l’altra, a ritmo serrato, «Non ci facciamo compagnia», «Vivimi», «Lascia stare», «Non è mai stato subito» e «Buongiorno bell’anima».
«Domani mattina vi auguro di svegliarvi senza voce – dice –. E a chi vi chiede dove siete stati, rispondete che siete stati a cantare con Biagione. Quindi cantiamo tutto». Compreso il singolo uscito a giugno «L’ultima canzone», ballata pop scritta con Juli. Ancora il violino, questa volta per annunciare «Iris» che «suona come un’onda che mi porta al mare». Anzi al lago. «Grazie per questa vita che mi avete regalato» aggiunge commosso, prima di intonare «Se è vero che ci sei».
Il finale
Arriva quindi «You and me», pubblicata ad aprile e parte del nuovo album «Mustang» (Epic Records / Sony Music Italy) in uscita il 25 settembre. Ritmo languido e pubblico danzante per gli ultimi pezzi in scaletta: «Pazzo di lei», «Non vivo più senza te», «Sognami» e la cover di «Una lunga canzone d’amore», in omaggio a Gino Paoli.
«Siete una meraviglia» urla al microfono, mentre riceve mazzi di girasoli dal pubblico. Esce tra gli applausi, rientra con un boato. Il bis è ancora chitarra e voce, in un medley revival: dal 1989 arriva «Fiore», «Mi fai stare bene» è del 1998, «Ti ricordi perché» del 2000. Poi si sposta alla tastiera per «Coccinella» (2007), ritorna alla chitarra per assecondare la richiesta di «Danza sul mio petto» (1991), e chiude con «Tra te e il mare» (2000). Tutti in piedi e sotto il palco per «Liberatemi» con la band. Domani sera si replica. E così fino al 16 settembre. Tutte le informazioni sul sito del Vittoriale.



