Dopo le vette montane e gli abissi del mare, le cave di marmo. È un ritorno nel Bresciano che si fonde con uno dei luoghi più iconici ed identitari del territorio quello di Andrea Casta, incantatore del violino elettrico, con all'attivo esibizione in 32 Paesi e in manifestazioni internazionali tra le quali MilanoCortina2026, e che con il suo archetto luminoso catalizza milioni di spettatori dal vivo, oltre a una community digitale ampissima.
L'artista, nato e cresciuto a Brescia e poi approdato nella Capitale, il 12 giugno, nel bacino marmifero di Botticino, darà vita a «I suoni del marmo» (già sold out), a conclusione di «Cava Experience», terza tappa (al via alle 20) della rassegna itinerante «Scenari di marmo».
Casta, com'è lo scenario del bacino marmifero?
Ricchissimo di fascino. Non nego che l'idea mi era balenata in mente a più riprese sin dall'inizio della mia carriera, perché chi nasce o cresce a Brescia incappa nella vista delle cave, una vista che poi evoca storia e brescianità profonda, data tutta la cultura sviluppata nei millenni. L'ispirazione artistica ci cade dentro, e stiamo cercando di rendervi onore con una produzione internazionale, frutto del lavoro di molti mesi, e vari sopralluoghi.
Cosa ci si deve aspettare?
Il taglio è da grande performance elettronica ispirata a quelle di Guetta nel deserto dell'Arabia, o ad esempio degli artisti che hanno sfruttato Notre Dame o il Louvre a Parigi, che amo definire site specific perché nascono per valorizzare lo spazio in cui si svolgono, senza tralasciare dettagli, così che si possa far emergere monumentalità e storia del luogo. In questo caso, il racconto visivo nasce da proiezioni che prendono tutto il fronte della cava, la parete nuda diventa tela di proiezioni, effetti laser e light design, arrivando a comprendere tutto lo spazio visivo che l'occhio può abbracciare. Il palco, cuore della performance dove io avrò la consolle e suonerò il violino, è alla base della cava vicino al murales dedicato a Gandhi.
Un'esperienza immersiva potente...
Il pubblico avrà modo di abbracciare una sintesi che renderà onore alla storia umana e del territorio. Lì è stato pagato un tributo umano non indifferente, al quale rendiamo omaggio, per poi dedicarci all'eccellenza della ricerca sulla materia e arrivare a toccare vette oniriche. Entreremo nella chimica della pietra, la renderemo liquida, andremo a guardarla quasi come elemento spaziale. Il bello è che partendo da uno spunto concreto andremo nell'onirico e nel metafisico.
Come si articolerà il tutto?
Sarà un viaggio di un'ora, in tre atti: genesi, il momento di confronto e relazione tra uomo e cava; essenza, l'andare dentro la materia con arte e immaginazione; e visione, la cava inclusa in un light design molto ampio, con un insieme di ispirazione, di monumentalità che rende omaggio al posto e alle storie che da lì sono partite.
C'è un promo, già online.
L'interesse è lasciare un segno fuori da Brescia, dall'esperienza di chi da lì è passato o ha visto, rendendo la cava iconograficamente riconoscibile, così che se uno da New York la vede poi la ricolleghi a Botticino e magari, andando alla Central Station, riconosca che il marmo sul quale passa è venuto da qui.
Che progetti ha in serbo per il futuro?
Adesso sono concentrato sulla produzione discografica ed è anche per questo che la performance «I suoni del marmo» verte su musica elettronica. Il 30 maggio è uscito un mio nuovo brano con Warner Music, e in cava presenterò in anteprima «Fragments», con etichetta olandese, che uscirà poi a luglio. Ho molte date estive in Italia e all'estero, ma la soddisfazione di far partire il tour dalla terra bresciana è grande, perché, anche se giro il mondo, resto sempre molto legato alle mie origini.


