«Venditti caciarone e Cocciante pignolo: come sono i vip dietro le quinte»

Il bresciano Edmondo Savio con Il Volo per lo show «Tutti per uno», presto su Canale 5
Enrico Raggi
Il Volo
Il Volo

Attraversa i generi musicali come un ballerino passa da un ritmo all’altro. Dalla lirica alla canzone, dalla musica antica al crossover, dalla coralità al contemporaneo: l’identico pentagramma modulato in molteplici sfumature. Il musicista manerbiese Edmondo Mosè Savio dirige la Zenit Philharmonic Orchestra, ensemble di professionisti del mondo dello spettacolo che accompagna Il Volo in tournée, nelle trasmissioni televisive, nei dischi realizzati in studio, nei fitti live in giro per il mondo.

Ha appena concluso le prove dello spettacolo «Tutti per uno», in scena a Palazzo Te a Mantova, nelle serate di giovedì 24, sabato 26 e domenica 27 settembre, nel quale i tre cantanti ospitano colleghi come Fiorella Mannoia, Luca Carboni, Noemi, Francesco Gabbani, Nek, Noa, Alex Britti... e prossimamente in onda su Canale 5. Poi, in novembre, lo attendono i concerti nei palazzetti italiani, ed esibizioni in Germania la prossima estate. Domenica scorsa ha diretto il «Concerto per l’Italia» che ha concluso il lungo tour estivo del Volo al Teatro Verdi di Pordenone, alla presenza del Capo di Stato Sergio Mattarella. L’abbiamo intervistato.

Edmondo Savio
Edmondo Savio

Maestro, come si destreggia tra classica e leggera?

Cambia il metodo di lavoro. Nel pop bisogna rispettare click sequenze, protocolli, scalette, indicazioni di registi e fonici. La fibrillazione è costantemente alle stelle, il lavoro serratissimo. Anche il gesto dal podio vive di una minore libertà rispetto al mondo sinfonico. Ho l’occasione di confrontarmi ogni volta con un sacco di stili diversi, da Battiato a Puccini, dalla canzone napoletana a Mahmood.

Come si comportano i cantanti più famosi?

Come tutte le star, hanno i loro tic, punti di forza e fragilità, capricci e differenti modalità di approccio. Renato Zero è un artista generoso, una personalità magnetica, a volte imprevedibile, un professionista formidabile che ha goduto a lungo del genio di Renato Serio, magnifico compositore da poco scomparso. Venditti è una persona diretta, semplice, rilassata, un caciarone dall’eterna sigaretta che penzola dal labbro, dotato di aperta parlata romanesca e di simpatia contagiosa. Baglioni è un uomo umile, gentile e sorridente, dalla battuta fulminante, pronto a regalare un “grazie” a chiunque; è bastato appoggiasse le mani sul pianoforte e tutti hanno capito all’istante perché le sue canzoni abitano la nostra memoria da mezzo secolo. Cocciante è pignolissimo, severo, incontentabile.

E le nuove generazioni come le sembrano?

Qualcuno è maleducato, scostante, sul piedistallo, i più sono semplici e affabili; a volte ti accorgi di personaggi costruiti, i fuoriclasse li riconosci in un attimo, basta pochissimo. Alla distanza emergeranno i veri artisti e scompariranno i prodotti insinceri. Sono sufficienti poche note per capire il valore di una canzone o la bellezza di un arrangiamento. Il contesto impone un certo look, una maniera di atteggiarsi, l’obbligo d’infilarsi in una determinata nicchia. Ma c’è spazio e gloria per tutti. C’è posto anche per il mio amato clavicembalo, al quale ritorno nel (poco) tempo libero che mi rimane.

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