La coda percorre tutta via Dieci Giornate e arriva fino a Corso Zanardelli. Dove plana «Il Volo» si registra il sold out. Brescia non fa eccezione. Per il concerto in piazza della Loggia di ieri sera il pubblico è accorso in massa. Uomini e donne di tutte le età (ma fino a quando uno è «giovane»?), molte coppie, signore âgées, qualche ragazza, alcune famigliole. In ottobre e novembre li attendono una trentina di date divise fra Europa e Stati Uniti: «Il Volo» (Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble) ha venduto 22 milioni di dischi, 11 anni di programmi televisivi, primi italiani a essere messi sotto contratto da una major americana, una valanga di premi e riconoscimenti internazionali, 18 anni di attività insieme.
Dividono il pubblico in fazioni, come nelle discussioni sul calcio, sulla politica, sul sugo all’amatriciana (aglio contro cipolla, guanciale o pancetta, sfumare con vino o senza). «Corrispettivo musicale di quelle orrende gondole souvenir che si vendono a Venezia», secondo la rivista «Rolling Stone». Ambasciatori nel mondo delle più belle canzoni italiane mai scritte, «capaci di trasmettere gioia, serenità, armonia, spensieratezza, amore, emozioni», per chi li ama.
Il concerto
L’entrée affidata alla Sinfonia della «Carmen» di Bizet che esce dal colorato palco ai piedi della Loggia scatena il primo battimani ritmato. Entusiasmo alla comparsa del trio, telefonini scatenati, perfino lo sventolio dei ventagli ammutolisce. Pubblico subito caldissimo (e non per i gradi atmosferici). Divertita souplesse, mestiere, esperienza del direttore Edmondo Mosè Savio con un’Orchestra filarmonica della Franciacorta reattiva e partecipe.
Applausi a scena aperta in «’O sole mio», mentre in «Grande amore» partono i cori del pubblico. I brani si susseguono come sfogliando le pagine di un rotocalco. «Granada», «Mattinata», «Unchained Melody», «Torna a Surriento», «Il mondo», «Nuovo Cinema Paradiso» (su testo ad hoc di Giuseppe Colla), «Hallelujah», «Mi sono innamorato di te». Non mancano anche loro brani originali («Frammenti di universo»).
Ne «La donna è mobile» l’amplificazione spara i decibel (per una cadenza collettiva). In «Libiamo ne’ lieti calici» Violetta non c’è, ma che importa se il pubblico scandisce il tempo forte con convinto trasporto. Professionisti capaci, garbati, puliti, intonati, precisi, comunicativi, disinvolti. Dialoghi improvvisati con il pubblico delle prime file, battute, scaletta agile, zero tempi morti, fumogeni, luci.
Questione di gusti
Divertimento assicurato per gli appassionati di belcanto, melodia, easy listening. Non puoi giudicare un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi. Durante la trasmissione Rai condotta da Renzo Arbore «Speciale per voi» del 16 giugno 1970, un vecchietto elegante (il giornalista Renzo Nissim) rimprovera a Lucio Battisti di avere una voce «sgradevole». Il tapino applicava categorie incongrue a generi a lui estranei.
Anche per «Il Volo» serve un metro adatto; il senso del bello e le graduatorie estetiche mutano nell’attraversare i continenti. Raccontava il critico Carlo Majer di un suo viaggio nelle steppe dell’Asia centrale. Una sera, fuori dalla yurta, i pastori mongoli accendono un fuoco, preparano cibo, bevande, strumenti musicali, e lo invitano a unirsi al bivacco.
Majer è emozionato, fantastica di sorprendenti rivelazioni etnomusicologiche e di viaggi sonori all’indietro nella notte dei tempi. Il nomade più anziano si siede, sta per cantare. La voce sale nella notte stellata: «Felicità, è tenersi per mano, andare lontano, la felicità». Grande successo, lunghi applausi, chiamate, bis.



