Togni interpreta Couperin e Forqueray: «Per il pubblico sarà una sorpresa»

Il musicista sarà in concerto domani a Gussago: «Due autori pressoché contemporanei, ma che traducono sul clavicembalo due visioni estetiche opposte»
Andrea Faini
Giulio Francesco Togni - Foto G. Cioli
Giulio Francesco Togni - Foto G. Cioli

Lo Yin e lo Yang del clavicembalo. Il prossimo concerto del Festival Le Rose, promosso da Fondazione Domani l’Aurora a Villa Togni di Gussago, mette a confronto due maestri del clavicembalo, entrambi geniali ma diversissimi, come François Couperin e Jean-Baptiste Forqueray. L’appuntamento è domani, sabato 12 settembre, alle 18.30 (biglietti su Vivaticket.com).

Protagonista al clavicembalo sarà Giulio Francesco Togni che, per un giorno, oltre a quelli di direttore artistico della manifestazione indossa gli abiti dell’interprete e che introduce così all’ascolto della serata: «Il concerto mette a confronto due autori pressoché contemporanei, entrambi francesi, che pur immersi nella medesima cultura musicale traducono sul clavicembalo due visioni estetiche opposte».

Giulio Francesco, cominciamo da Couperin.

È il compositore che rappresenta il lato apollineo della scuola clavicembalistica francese. Il suo è uno stile raffinato, nel quale il gesto, il fraseggio, l’arte dell’abbellimento hanno un ruolo fondamentale. Alle sue spalle aveva il modello di Jean-Henri d’Anglebert, che già poneva particolare attenzione all’ornamentazione e manifestava la volontà di codificare in modo preciso la scrittura per lo strumento. Ma Couperin fa sbocciare queste premesse, con un linguaggio più ricco e articolato, ponendo le basi di una nuova tradizione cembalistica che sarà poi proseguita, tra gli altri, da Rameau.

In che senso Forqueray è l’opposto di Couperin?

Bisogna fare una premessa: Jean-Baptiste Forqueray adatta per clavicembalo i pezzi scritti in origine per viola da gamba dal padre Antoine, grande rivale di Marin Marais: se si diceva di quest’ultimo che suonasse come un angelo, Antoine veniva accostato al diavolo per il suo stile aspro, selvaggio.

Quindi?

Nella versione cembalistica, il figlio conserva tutte le ombre e le inquietudini che attraversano la musica del padre, sfruttando il registro grave dello strumento, che fino ad allora era stato poco utilizzato. Nella prefazione alla raccolta, Forqueray, rivendica questa scelta “rivoluzionaria”, motivandola con il desiderio di ricordare la viola da gamba e preservare il peculiare clima espressivo dei brani.

Era un’abitudine dell’epoca trascrivere per clavicembalo pagine concepite originariamente per altri strumenti?

Ci sono molti esempi di trascrizioni così come, parallelamente, ci sono compositori – penso a Royer – che cercano di proiettare il clavicembalo in una dimensione quasi orchestrale, ma nessuno è radicale come Forqueray nel tentativo di evocare con precisione sulla tastiera un altro strumento, restituendo l’ampiezza del gesto, la quantità di suono e soprattutto il carattere della viola da gamba.

Tra Couperin e Forqueray, chi conquisterà di più il pubblico?

Rappresentano due identità diverse dello strumento, ma sono entrambi maestri formidabili. Certamente Forqueray invita a esplorare una dimensione del clavicembalo molto distante da quella che prevale nell’immaginario: dinamica, fisica, persino aggressiva. È musica che in Italia si ascolta raramente e per questo credo sarà una bella occasione per molti di scoprirla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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