Sanremo a botta calda: ascolti in «down» e senso di incompiutezza

Siamo nel «post Sanremo del post Sanremo»: dopo due serate non si decolla ed è come se si fosse sul crinale di un passaggio di ciclo
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

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Fausto Leali Premio alla Carriera a Sanremo

Prende un po’ quota svuotandosi in termini di canzoni. Quindici, più le quattro delle Nuove Proposte, contro le trenta della prima serata, che non avevano lasciato respiro al tele-ritmo. Pilar Fogliati è una boccata d’aria fresca.

Tra l’altro musicalmente, a livello qualitativo, ci sono tanti alti e bassi. E un senso di incompiutezza. Ecco, forse il Festival 2026 giunto alla seconda serata si può – almeno fin qui – riassumere con questa parola. Una sorta di edizione da fine ciclo, quello Conti-Amadeus. Verso nuovi orizzonti da capire.

Anime diverse

Sanremo 2026, gli scatti della seconda serata
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Sanremo 2026, gli scatti della seconda serata

La festa di «Ama», la compostezza baudiana di Carlo. Così diverse, come così, forse, complementari. Il dato di realtà è la «botta» in termini di ascolti. Altissimi se si prende in considerazione l’ultimo trentennio. Pessimi (-7% di share rispetto alla prima serata del 2025) in senso stretto. I fan di «Boris» potranno cogliere la citazione. «Dice che “Gli occhi del cuore” è andato male. No, non è andato male; è stato collocato male nel palinsesto. Non era giusta la fascia oraria, non era giusto il periodo», affermava il delegato di rete Lopez, interpretato da un sesquipedale Antonio Catania.

Realtà «da contenere»

Sanremo 2026 arriva dopo le Olimpiadi invernali, in mezzo al calcio giocato, dopo anni in cui ogni espediente televisivo, commerciale e musicale era stato esplorato, sfruttato, portato al massimo. Ma, volenti o nolenti, il massimo prodotto Rai è il massimo prodotto dell’Italia catodica, che è la massima espressione dello Zeitgeist tricolore. Gli addetti ai lavori sono certi che il mercato prometta bene. Gli studi di settore dicono la stessa cosa. Dopo i giorni zero, uno e due, questo Sanremo suona ancora in tonalità minore.

Ma l’impressione è che tutto quanto fosse previsto. Quasi «voluto». Quasi una realtà «da contenere». Lo stesso direttore artistico, nella prima conferenza stampa, aveva messo le mani avanti. Affermando che se le cose fossero andate peggio dell’anno prima non si sarebbe abbattuto. Nel commentare i primi dati, si è difeso dietro un saggio «pensavo peggio». Come se fosse un compito scomodo – sebbene di certo ben retribuito – da portare a termine, con religiosa professionalità.

Il presente è il passato

Il nuovo Sanremo, quello che in questi anni ha conquistato i ragazzi delle Medie, è quasi già il passato, dopo lunghissimi anni in cui il Festival era completamente «out». Siamo molto vicini all’alba del «post-Sanremo del post-Sanremo». Cosa succederà dopo? Un barlume di dimensione futura in Gianluca Gazzoli, argutamente portato a condurre la gara tra le Nuove Proposte. Che la nuova figura in grado di guidare l’Ammiraglia sia un podcaster (e tanto altro) gentile, riflessivo e mai banale? Sono solo suggestioni. Sono solo canzoni. Forse.   

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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