Per sempre Sal, dichiaratamente all’insegna dei sentimenti e dell’«ammore» (con due emme), cantato senza sosta e senza esitazioni. Tra cieli stellati, lettere romantiche, video danzerecci, striscioni di incitamento e urla innamorate, sfondi di bizzarro fantasy (a metà strada tra l’immaginario cosmico disneyano intinto nell’acido e l’artwork psichedelico degli Yes), abbracci e ovazioni di un pubblico a poche unità dal sold out (almeno 2000 gli spettatori accorsi al Teatro Clerici, tra questi molti giovani), il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo si prende un pezzo di cuore di Brescia con uno show appassionato, vitalistico e genuinamente scevro dal timore di apparire kitsch. Facendo in verità quello che ha sempre fatto in carriera; solo che adesso – diversamente da quanto accadeva fino a pochi mesi fa – trova un seguito corposo anche al di fuori della zona di comfort regionale.
Il concerto
La struttura dello spettacolo è curiosamente circolare, perché il live inizia esattamente come finisce, ovvero con le note trionfali di «Per sempre sì», canzone che ha garantito a Sal il primo posto all’Ariston. Se la gioca una prima volta in apertura, perché questo gli consente un siparietto che coinvolge Carlo Conti (in video registrato), il quale chiede se era il caso di puntare subito sul pezzo forte, col rischio di rimanere senza assi ulteriori da spendere.
Il concerto che segue è l’orgogliosa risposta di Sal medesimo che – dapprima di bianco vestito, quindi votato al total black corredato da glitter – attinge da un ampio repertorio costruito in decenni di gavetta, mescolando pezzi della casa e standard della canzone melodica nazionale, soprattutto napoletana, con arrangiamenti pop che integrano fiati di livello e indulgono volentieri al swing, concedendosi estemporanee escursioni tra i ritmi latini e mediterranei.
Tra hit e tradizione
Così, nel tragitto da «Fuga d’amore» alla hit «Rossetto e caffè», c’è spazio per «Dimmelo» e «Una lettera e un mazzo di rose», «Orologio senza tempo» e «Voglio amarti ancora» (preceduta da un discorso sul dolore e sulla perdita, che rinvia con commozione al ricordo del padre Mario, anch’egli cantante); ma anche per «Cercami» di Renato Zero, «Maruzzella» di Carosone, per la trascinante «Tammurriata nera», per «Voce ‘e notte» di Murolo e altre suggestioni dalla tradizione partenopea.
In conclusione, torna Conti (al telefono) per riprendere la gag iniziale. E «Per sempre sì» – cantata stavolta all’unisono dal performer e da tutta la platea – si trasforma in un saluto reiterato, con il ritornello che, come un mantra, accompagna il pubblico fino all’uscita.



