Vecchioni: «Canto chi ha lottato per amore e giustizia»

Il «prof» arriva al Teatro Grande il 6 maggio con l’ultimo album «L’infinito» e pezzi (anche) meno noti
Enrico Danesi
Roberto Vecchioni - Foto Fabio Leidi
Roberto Vecchioni - Foto Fabio Leidi

«È un grande spettacolo di canti e monologhi. La prima parte è legata al mio disco “L’infinito” e giocata sui personaggi che hanno battuto il destino, hanno combattuto il male, hanno amato la vita, gli altri e se stessi. La seconda, invece, è una specie di ritorno, uno sguardo sul passato con le canzoni di prima. Ma riportando poi tutto ad unità».

Il Professore della musica italiana è di nuovo in concerto a Brescia, una città con la quale vanta una lunga consuetudine. Milanese con ascendenze napoletane, Roberto Vecchioni ha acquisito il titolo attraverso decenni di insegnamento nei licei - anche della nostra provincia, al Bagatta di Desenzano del Garda e all’Arnaldo - oltre che nelle università, offrendo in parallelo un contributo decisivo alla crescita della canzone d’autore nel Belpaese: è atteso al Teatro Grande di Brescia mercoledì 6 maggio 2026, per una tappa di “Tra il Silenzio e il Tuono Tour”, in cui sarà accompagnato dalla sua band storica, costituita da Lucio “Violino” Fabbri (che oltre allo strumento d’elezione suona anche il pianoforte e il mandolino), Massimo Germini alla chitarra acustica, Antonio Petruzzelli al basso e Roberto Gualdi alla batteria.

Roberto Vecchioni, il live rientra nel tour “Tra il Silenzio e il Tuono”, ma l’evento ha una valenza ulteriore, legata al sostegno dell’associazione “Un medico x te”…

Il concerto sarà una kermesse di canzoni che prendono l’anima, canzoni d’amore e di lotta per la giustizia, per la verità. E nel contempo sarà uno spettacolo intimo. Certamente parlerò della promozione dell’associazione “Un Medico X Te”, come pure della Fondazione che io e mia moglie abbiamo costituito da poco contro lo stigma della malattia mentale (la Fondazione Vecchioni, nata il 20 gennaio 2026 per “trasformare il dolore in impegno condiviso” nel ricordo del figlio Arrigo, ndr).

Ha dichiarato in più occasioni il suo apprezzamento per Brescia (città e provincia) e i bresciani, “che sono forse un po’ chiusi, ma questo non è necessariamente un difetto, perché quando si aprono sanno farlo molto bene”. Che ricordi conserva della città e che qualità riconosce alla sua popolazione?

I ricordi più belli per quanto concerne il capoluogo sono legati all’Arnaldo, dove ho insegnato per due anni. Ma anche al teatro, dove raramente ho cantato ma rispetto al quale ho provato sempre forti emozioni. E poi, rinnovo la mia dichiarazione di stima: mi piacciono tantissimo i bresciani, perché non dicono mai cose inutili e non fanno mai cose inutili.

Scrivendo le 350 canzoni che ha firmato in carriera (per sé, per altri, alcune condivise) ha sempre cercato, per sua stessa ammissione, l’equilibrio tra alto e basso: in quali brani ritiene di esserci riuscito meglio?

I pezzi che penso mi siano riusciti meglio sono quelli meno ascoltati, più difficili da capire la prima volta, ma intimamente connessi alla mia crescita, come pure alla mia doppiezza e alla mia idea di mondo e di società. Non è che rinneghi gli altri, questo è ovvio, ma come sempre si amano le cose più personali e meno conosciute. Nello spettacolo di Brescia canterò alcune di queste canzoni meno note.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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