In mezzo a tutti indicò me, e mi chiese: «Cos’hai tu? Come? Non cammini? Tu non cammini qui», esclamò Alex Zanardi, indicando la testa. E aggiunse: «Da questo momento in avanti camminerai». Mauro Scarpari, pluricampione di handbike, capitano della Vighenzi, 51 anni, da Mazzano, racconta il proprio primo incontro con il compianto ex pilota e paraciclista bolognese. Oggi il bresciano è portavoce del progetto #vivalavita, «con il quale ho già incontrato, nelle scuole, circa 15-16mila ragazzi».
Scarpari, spieghi meglio...
«Rimango paralizzato alle gambe dopo un incidente mentre pratico motocross. Dopo pochi mesi un amico mi porta a Mirandola, nel Modenese, dove Zanardi è testimonial di una raccolta fondi a favore della terra colpita dal terremoto. Ha un incontro con persone in carrozzella, come me. Entra con le sue "gambe bioniche" che gli facevano avere un passo lunghissimo e mi dice quella frase. Mi cambia la vita».
In che modo?
«Dal giorno successivo mi sono messo a praticare handbike. E poi l’ho incontrato quasi sempre in occasione di gare. Qualsiasi volta, non ha mai mancato di mostrare la propria grande umanità. Ma non si pensi che mentre era impegnato in una prova fosse poco acceso. Si arrabbiava come tutti. Mi ha insegnato la regola dei cinque secondi...».
Ossia?
«Quando sei al limite dello sforzo, tieni duro altri cinque secondi. Il risultato verrà da sé».
Un maestro, ma non solo...
«Un gentiluomo. Una volta, ricordo, in avvicinamento a una gara, si fermò perché la mia handbike aveva un problema. Si mise pancia a terra per sistemarmela. Fu costretto ad arrivare in ritardo e a saltare il riscaldamento prima della sua partenza».
La notizia della morte di Zanardi è stata di sicuro un duro colpo per lei. Cosa ha pensato?
«Ho pianto, ho pianto più di una volta. E per farmi piangere, posso assicurarvelo, ce ne vuole. Non dico che la notizia fosse nell’aria, ma si sapeva che, purtroppo, poteva essere vicina. In queste ore sto pensando che negli ultimi tempi è mancata soprattutto la sua voce. È mancata la sua parola. Ha insegnato tanto, ha insegnato a me come a moltissime altre persone. E lo avrebbe fatto ancora, a modo suo, per altro tempo. Ne sono certo».




