Cronaca

«Un campione di umanità»: la camera ardente a Brescia di Beccalossi

Tanti i compagni di un tempo e i personaggi del mondo del calcio che già oggi hanno voluto fare visita al feretro all’ex Brescia e Inter. Bonometti: «Non ci sono più numeri dieci come lui»
Fabrizio Zanolini
La camera ardente di Evaristo Beccalossi
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La camera ardente di Evaristo Beccalossi

Lo stendardo nerazzurro del coordinamento Inter Club di Brescia che si contrappone ai toni chiari del legno del feretro chiuso su cui è appoggiata la sua fotografia. Sorridente. Solo che stavolta, in una delle stanze dell’obitorio della Poliambulanza, non ci sono i cori da stadio, ma regna il silenzio.

Ex compagni e amici

La scomparsa di Evaristo Beccalossi ha colpito il mondo del calcio, in particolare quello interista e bresciano, del quale il «Becca» era per tutti gli amanti del calcio un mito. A rendergli visita e a portare le condoglianze alla moglie Daniela e alla figlia Nagaja, tanti personaggi del pallone, tanti ex compagni, tanti amici. Tra i tanti, ecco Salvi, Savoldi, Abate, Casati, Scotti, Gaggiotti, Bussalino, Edo Piovani, De Paola, con quest’ultimo che ha ricordato quando Beccalossi è stato il suo presidente al Lecco e l’avventura vissuta insieme al Trento. Anche la sindaca Castelletti ha voluto dare il suo saluto al suo illustre concittadino.

Il presidente dell’Inter

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Addio a Beccalossi, il ricordo di Marotta

Tra i presenti anche Beppe Marotta, presidente dell’Inter, accompagnato dal responsabile della comunicazione Luigi Crippa: «È stato fonte d’ispirazione per tanti giovani calciatori, e non solo – ha sottolineato il dirigente –. Ha vissuto il suo splendore in un calcio romantico, è stato artefice di giocate sublimi che hanno emozionato tutti, tifosi e avversari. Il suo dev’essere un ricordo positivo. Nelle società in cui è stato si è sempre comportato bene, è un esempio da seguire».

Spazio anche ai ricordi, a partire da «un lontano Brescia-Varese 3-3. Era un talento bello da vedere, entusiasmava chiunque assistesse dal vivo alle sue giocate. La Scala del calcio, San Siro, si trasformava in quella vera. Aveva grandissima qualità, sembrava pattinasse sul campo. Il giocatore che gli può somigliare? Nico Paz».

La bandiera

Bonometti alla camera ardente - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Bonometti alla camera ardente - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

«Se ne è andato un grande giocatore e uomo – ha detto la bandiera del Brescia Stefano Bonometti –. È stato bello averlo avuto compagno per un paio d’anni: lì ho capito il valore del giocatore, ma anche della persona. Oggi numeri dieci così non ce ne sono più. Ricordo quando in ritiro faceva impazzire mister Giorgi perché si fumava qualche sigarettina... In campo – sorride – mi diceva sempre “tu cerca di recuperare più palloni possibili, poi dalli a me, che ci penso io”. Nella mia carriera ho giocato con tanti altri campioni, ma con Evaristo la fantasia andava a nozze».

Anche il consigliere dell’Union Brescia Daniele Scuola (nel tardo pomeriggio è arrivato anche Corini, accompagnato dal vice Lanna) ha voluto lasciare il suo personale ricordo: «Ho avuto modo di conoscere bene Evaristo, e prima di me mio padre. Una persona dalla grandissima umanità: questa è la mia prima sensazione ricordandolo, oltre alla sua passione per il calcio, che viveva con una spensieratezza che ai giocatori di oggi manca».

Il mondo del calcio

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Ivan Zazzaroni ricorda Beccalossi

Sono molti e trasversali i messaggi di cordoglio dal mondo del calcio: «Se amo il calcio, lo devo in gran parte a te. Mi hai fatto battere il cuore, mi hai indicato la via, mi sei stato amico. Oggi perdo una parte di me», ha detto il presidente della Fifa Gianni Infantino. Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, lo ricorda invece così: «Era un cinema, sia da calciatore che nel dopo carriera, ma anche da attore, visto che è comparso in qualche film. È stato uno dei primi veri talent per la capacità che aveva di sorridere sempre, di fare la battuta, di essere originale. Era atipico in tutto. Provo grande affetto per lui: il calciatore era superbo, rappresentava il piacere di giocare a calcio. Lo voglio ricordare con un grande sorriso: cinque anni fa facevo un programma di fantacalcio, la mia squadra sbagliò due rigori, e lui mi mandò un video in cui mi rimproverò per avergli rotto a lungo le scatole per i due rigori sbagliati con lo Slovan Bratislava».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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