Incanto ed emozione: il PalaGeorge per un weekend è Notre Dame de Paris

Lo spettacolo è in scena a Montichiari in cinque repliche: le vicende di Quasimodo ed Esmeralda parlano anche della contemporaneità. La recensione
Marco Zanetti
Notre Dame de Paris al PalaGeorge di Montichiari
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Notre Dame de Paris al PalaGeorge di Montichiari

«Il tempo delle cattedrali», nel 2026, osannato nella cittadina dei sei colli. Prendiamo in prestito uno dei brani più iconici – intonato in apertura dal poeta Gringoire (Gianmarco Schiaretti) – per esaltare il ritorno in grande stile della versione italiana di «Notre Dame de Paris» a Montichiari a 10 anni dall’ultima volta e alla vigilia del 25° anniversario dalla prima messa in scena italiana, prodotta dalla lungimiranza artistica di David Zard sulla colonna sonora composta dal maestro Riccardo Cocciante

Il pubblico - Foto New Reporter Comincini  © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Questa sera, all’interno di un PalaGeorge sold-out, è infatti andato in scena il primo dei cinque spettacoli in programma nel weekend: con pochissimi biglietti rimasti, sabato sono previste altre due repliche (ore 16 e 21) e altrettante poi domenica (ore 17 e 20.45). Così il pubblico bresciano – tra cui moltissimi fan – riabbraccia con entusiasmo la rinomata opera popolare tratta dall’omonimo libro di Victor Hugo e magistralmente interpretata nell’occasione da un cast d’altissimo livello, che integra «new entry» (con una menzione speciale a Camilla Rinaldi nel riuscitissimo esordio nei panni di Fiordaliso) a volti noti (come i veterani Giò di Tonno e Vittorio Matteucci nei ruoli iper-collaudati di Quasimodo e Frollo).

Lo spettacolo e la messa in scena

Il risultato è uno spettacolo incantevole, tra sacro e profano, in grado di catturare l’attenzione per 150 minuti e proiettare le menti in un continuo viaggio altalenante tra passato e presente. Nel contesto, se è vero che gli occhi seguono con fervore le avventure di Esmeralda (Elhaida Dani) e del gobbo campanaro Quasimodo ambientate nel 1482 tra gitani, clerici e nobili aristocratici, viene quasi inevitabile trasportarne all’oggi le vicissitudini legate all’emarginazione, alla paura del diverso nonché al peso dei pregiudizi.

Sì, la forza dell’odio cerca di sovrastare l’amore (per certi versi platonico, per altri carnale) e viceversa. Il tutto declinato in un dinamico mix di danze ipnotiche e potenti voci canore che, in mezzo a imponenti installazioni e giochi di luci, squarciano con eleganza lo spazio-tempo per arrivare dritte allo stomaco.

Emozioni, forti, che vibrano nell’anima, sintomo di un racconto letterario – salutato dai presenti con numerosi applausi e una meritata standing-ovation – davvero senza età.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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