Quando le luci sul palco si accendono, un boato squarcia la notte. L’inizio del concerto dei Negramaro a Campo Marte per il Brescia Summer Music, è una scarica di adrenalina pura: i visual geometrici e i giochi di luce ipnotici proiettati sui mega schermi creano una scenografia monumentale, eppure intima. Vent’anni di poesia e rock che celebrano una band che resta una grandiosa perla della storia della musica italiana.
Nati nei primi anni duemila tra le pietre calde di Copertino, hanno saputo traghettare la tradizione melodica e l’ardore del Sud dentro un rock alternativo potente e viscerale. Dai primi palchi underground fino allo storico traguardo di San Siro nel 2008 – prima band italiana a conquistare lo stadio milanese – i Negramaro hanno dimostrato che il pop-rock in Italia poteva trovare il suo spazio.
Saliscendi emotivo
A Brescia, quella complicità nata vent’anni fa tra i componenti della band capitanati dal cantante Giuliano Sangiorgi, è sembrata più solida che mai, un’intesa fraterna che si traduce in una potenza strumentale devastante. Il viaggio musicale vissuto a Campo Marte è stato un perfetto saliscendi emotivo. La partenza affidata ai ritmi serrati dei nuovi successi e con le hit intramontabili come «Fino all’imbrunire» che incendiano immediatamente il prato e un ricordo emozionante a Lucio Dalla con «Canzone».
La chiusura del cerchio
«Qua siamo passati già e festeggiavamo “mentre tutto scorrere” – dice Sangiorgi – ed essere qua oggi è come chiudere un cerchio. Nelle nostre prime volte ci siete sicuramente voi, c’è Brescia». Nella parte centrale il concerto si trasforma: partono le note di «Solo3minuti» ed «Estate», e il pubblico si trasforma in un immenso coro anche con «Mentre tutto scorre».
Dopo «Attenta» cantata al piano Sangiorgi si ferma: «Anche oggi è morta un’altra donna per mano di un uomo. Io sono felice di fa parte di “una nessuna centomila” che sostiene le donne vittime di violenza. Qua a Brescia c’è “Butterfly”, voglio salutare tutte le volontarie che aiutano a curare questa ferita che ci affligge da troppo tempo». Non sono mancate le parentesi acustiche con «Nuvole e lenzuola», prima del gran finale affidato alla potenza liberatoria di «Parlami d’amore».



