La carica dei 3000 per il Final Countdown: gli Europe a Campo Marte

La band ha esaltato il pubblico – variegato dal punto di vista generazionale – con un tuffo negli anni ’80: com’è andato il concerto
Enrico Danesi
Gli Europe a Campo Marte
Fotogallery
22 foto
Gli Europe a Campo Marte

È stato un conto alla rovescia, aspettando il… Conto alla Rovescia. Non poteva avvenire altrimenti, al live bresciano degli Europe (a Campo Marte, per il Brescia Summer Music), considerato che la band scandinava ha ottenuto l’eternità musicale con «The Final Countdown», forse l’esemplare di arena rock più enfatico e celebre degli anni Ottanta.

Una gemma che risale al 1986, ma in grado di attraversare i decenni successivi senza perdere smalto né essere logorato dall’abuso, al punto da riecheggiare tuttora con immutato ardore e immediata riconoscibilità nei contesti più diversi, dallo sport alla pubblicità, dall’agone politico alle disfide social.

Intergenerazionalità

Il pubblico degli Europe a Campo Marte - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico degli Europe a Campo Marte - Foto New Reporter Papetti © www.giornaledibrescia.it

La conferma di una diffusa intergenerazionalità la si percepiva chiaramente guardando il pubblico, di poco inferiore alle 3000 unità: abbondanza di sessantenni (coetanei dei musicisti sul palco), ma anche uno zoccolo duro di quarantenni e, soprattutto, numerose famiglie con bambini, ai quali non è evidentemente estraneo il groviglio di emozioni profonde connesse a cinque parole che riecheggiano tuttora, rendendo impossibile non unirsi al coro: «…It’s the final countdown!».

Per ascoltarlo dalla voce di Joey Tempest e scatenarsi, i bresciani hanno dovuto attendere l’ultimissimo atto del live, perché la canzone ne è stata il sigillo. Non poteva essere diversamente, a pensarci, per quello che essa esprime; e la drammaturgia semplice dello show ne ha ovviamente rispettato lo status, con una collocazione che ne ha esaltato la vocazione trionfale.

La scaletta

L’attesa del gran finale è stata costruita a partire da un avvio che metteva in fila «On Broken Wings» e la maestosa «Rock the Night», la quale fa compagnia (con «Carrie» e «Cherokee») proprio alla title-track «The Final Countdown» tra le hit dell’album omonimo, il piu importante nella discografia del gruppo.

Se la scaletta funzionava – poggiando, tra gli altri, su pezzi come «War of Kings», «Ready or Not», «Superstitious» –, i difetti si palesavano sul piano dei volumi: troppo ovattati, con l’irruenza hard-rock degli Europe (notoriamente cotonati e laccati, in stile anni Ottanta, ma dal vivo capaci di spettinare i capelli altrui con ieratica potenza di fuoco) che risultava imbrigliata in una tessitura compassata, manifestandosi solo a tratti nella ritmica (con pulsazioni dirompenti) e nell’instancabile voce del frontman; trattenuta per contro sul versante chitarristico, con gli slanci delle seicorde ridotti ai minimi termini.

Quando si cominciava a pensare con nostalgia al tempo che passa e appanna pure l’epica del rock (o il rock epico), ecco la zampata finale, spasmodicamente attesa e infine giunta (non è mica Godot, d’altra parte): sul filo di lana, «The Final Countdown» rinnovava la leggenda, come un urlo collettivo e liberatorio Tra salti, giubilo e ovazioni dei presenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...