Un cambio di ambientazione per un modo inedito di raccontarsi in musica: è in partenza il primo tour nei teatri del bresciano Mr. Rain. La data zero di Rovereto del 26 settembre è stata l’antipasto di un progetto che, dopo il via ufficiale il 5 ottobre dal Teatro Arcimboldi di Milano, farà tappa a Brescia, al Clerici di via San Zeno, il 23 ottobre alle 21.15 (biglietti su Ticketone e Ticketmaster da 29 a 52 euro).
Durante una pausa dalla prove, il giovane cantautore – all’anagrafe il 34enne carpenedolese Mattia Balardi, solito scrivere canzoni nei giorni di pioggia e capace di collezionare 24 dischi di platino e 5 dischi d’oro – si concede dunque a qualche domanda.
Mattia, iniziamo con qualcosa di banale, che forse tale non è: da dove nasce l’idea di esibirsi all’interno di un teatro, dopo piazze e palazzetti?
Sentivo il bisogno di accorciare le distanze col pubblico, esponendomi maggiormente dal lato umano per far conoscere meglio chi è veramente Mattia.
Cosa intende?
Dopo l’impiantistica gigantesca utilizzata per il tour nei palazzetti, avevo la necessità di portare il mio mondo in un ambiente più raccolto, dove poter quasi annullare la distanza che mi separa da chi mi ascolta.
E il teatro in questo senso si trasforma nella location adatta, una sorta di salotto?
Esattamente: in un clima intimo, dove portare rispetto agli artisti che hanno già calcato quel palco (presentandosi pure “on stage” con un elegante smoking, ndr), creo una connessione unica in quella che considero una sorta di telefonata con chi è in platea. S’instaura insomma una bella connessione, una magia, mai provata in precedenza.
Immaginiamo che cambi anche la proposta in generale, rispetto a ciò a cui abbiamo assistito in passato…
Sì, è un’avventura molto diversa. Per l’occasione ho riarrangiato ex novo tutti i pezzi in scaletta, dove ci sono i grandi successi (tra cui «Supereroi», «I grandi non piangono mai», «Due altalene», ndr) e qualcuno meno noto: ho conferito a ciascuno un aspetto più delicato ed etereo. E la sperimentazione funziona. Ogni brano del mio repertorio si concilia bene con la dimensione del teatro: spesso mi servo di archi e fiati d’accompagnamento che, tra le poltroncine rosse, prendono più forza. Non a caso, ho ampliato il numero dei musicisti che li destreggiano con maestria.
E nella circostanza non sarà possibile scoprire nulla a cui ha lavorato sodo in studio?
Non so ancora: vedremo se ci sarà spazio per qualche spoiler dei progetti in fase di ultimazione.
Parla al plurale: come mai?
Sto finendo di registrare due album: uno in italiano (anticipato dai singoli «Lunedì nero» e «Casa in fiamme», ndr) e uno in lingua spagnola dopo il grande successo del singolo «Supereroi» inciso con Beret e certificato Disco di Platino. A breve ci saranno news al riguardo.
Intanto, sempre sulle note di «Supereroi», nei giorni scorsi ha rilasciato un duetto in francese realizzato con Julien Lieb: sintomo che non si arresta mai la sua voglia di sperimentare e sperimentarsi…
In effetti mi pongo un sacco si sfide, ma le ritengo utili a crescere sotto diversi aspetti, artistici e non.
Pur con un sguardo internazionale, rimane molto legato a Brescia: guardando all’imminente futuro, come vive l’attesa prima della tappa del nuovo tour in città?
L’idea di vedere in prima fila amici e familiari e regalare loro qualcosa di me è emozionante. Non bastasse, sarà una data speciale per altre ragioni. Dopo un periodo fuori provincia, da marzo sono infatti tornato in patria e ho ripreso casa sul Garda, frequentando spesso i vicoli attorno al Castello. Di conseguenza, per me, sulla falsariga delle performance al PalaGeorge e in piazza Loggia nel 2024, si tratta di un concerto… a casa. In seconda battuta, il Teatro Clerici è un luogo particolare: ho assistito qui al mio primo concerto assoluto di Nek quando quello spazio ancora si chiamava PalaBrescia. A distanza di tempo, sarà strano ed eccitante essere stavolta io il protagonista.



