La sua musica emergente si sta facendo largo sulla scena nazionale ed è approdata di recente all’etichetta Nuova Storia, con cui il prossimo 21 agosto pubblicherà il singolo «Occhi Laser sulla Notte», distribuito da Virgin Music/ Universal. Brano che anticipa il disco «Il paradiso è un dress code», programmato per la primavera 2027.
Il trentenne bresciano Mattia Tosoni, in arte semplicemente Mattia, prepara il suo ritorno discografico dopo gli ottimi riscontri dell’album d’esordio «2 di me», uscito a novembre 2025 e distribuito da Ada Music di Warner e il successivo, «Nudo», dello scorso maggio, per cui ha collaborato, fra gli altri, col producer multiplatino Reizon. Lavori che hanno totalizzato oltre due milioni di views, preparando il terreno per una svolta oltre il pop, ma dentro i confini della disco music.
Mattia, è per te una stagione di novità. Come vivi il cambiamento?
Il cambiamento nasce dalla voglia di rompere gli schemi e fare qualcosa di autenticamente controcorrente. Ho trovato il posto giusto per trasformare questa visione in realtà, con la libertà di seguire la mia idea fino in fondo.
Hai cominciato cantando ai matrimoni e oggi hai un terzo album in uscita, dopo che i due precedenti hanno complessivamente superato 2 milioni di ascolti. Come ci si sente?
Per un artista emergente, 10.000 ascolti sono già una vittoria. Superare i 2 milioni significa che, quando scegli di seguire la tua visione invece delle regole, il pubblico se ne accorge. Non era un traguardo che mi aspettavo, ma è la conferma che vale sempre la pena essere se stessi.

In passato ti abbiamo visto indossare un’armatura di bronzo e il 21 agosto uscirà il tuo singolo «Occhi Laser sulla Notte», che richiama il «Veni, vidi, vici» di Cesare. Subisci la fascinazione dell’Antica Roma o usi questa simbologia per ribaltarne il significato?
Ho cercato di trasformare una frase simbolo della conquista militare in un inno alla pace, all’amore e alla libertà di essere sé stessi
A tal proposito il tuo impegno contro il bullismo si traduce nella musica. Come la utilizzi per sensibilizzare ed educare?
Cerco di usare i testi delle mie canzoni come un posto sicuro in cui accogliere chi è vittima, ma anche per sensibilizzare la massa.
Da dove nasce questa tua esigenza come persona e artista?
Ho sempre ammirato gli artisti che usavano la loro musica per scuotere i pensieri e cercare di rivoluzionare idee e pregiudizi radicati. Quando ascolto dei pezzi del genere mi sento meno solo, capito, sollevato. Vorrei fare lo stesso per chi ascolta i miei pezzi.
Il nuovo disco si chiamerà «Il Paradiso è un dress code». Quale è il tuo?
Sicuramente un dress code che va controcorrente. Essere liberi non significa essere privi di regole. Le mie regole di vita sono dominate dall’amore. Per volersi bene e volerne agli altri questo è fondamentale.
Come hai coniugato Milton e la pop culture?
I miei precedenti lavori erano commerciali anche se con testi che ricercavano uno sguardo profondo. Questa volta ho voluto realizzare un progetto ambizioso: portare in Italia un concept album ispirato alla disco dei decenni passati ma con un tema spirituale. Milton mi ha da sempre affascinato ed è stato naturale inserirlo nei brani.
Quanto conta per te la dimensione live?
Molto. Quest’estate ho scelto di prendermi una pausa, ma spero con la nuova stagione di realizzare un live più strutturato e iconico: ci sto lavorando.

Nei dischi precedenti ti sei avvalso di collaborazioni con produttori e dj. Chi ti affiancherà in questa nuova fase?
Questo è ancora un segreto ma le mie scelte credo vi stupiranno.
Le tue canzoni sono in italiano. Sei mai stati tentato di passare all’inglese?
Sì, mi piacerebbe unire più lingue: inglese, francese, spagnolo all’italiano e credo in futuro di farlo.
Chi sono i tuoi artisti di riferimento della scena musicale attuale o passata? Con chi andresti a cena?
Per il mio album in uscita mi sono ispirato a «Confession on a dance floor» della Regina del Pop e sicuramente una cena con Madonna sarebbe fonte di grande ispirazione.
Cosa rispondi a chi dice che la musica ti ha cambiato?
Che è vero, ma mi ha cambiato in meglio! Mi sento più padrone delle mie scelte. Più maturo, consapevole e felice. E spero si rifletta in chi mi ascolta.




