Sarà Robert Cray a dare il via domani sera al Chiari Music Festival. Alle 21, il bluesman statunitense salirà sul palco dell’Istituto Salesiano San Bernardino (Via Palazzolo 1) insieme alla sua storica band, inaugurando le quattro date della nona edizione della rassegna.
Amato per lo stile chitarristico unico, lirico, asciutto e raffinato, in oltre cinquant’anni di carriera Cray ha saputo conquistare il pubblico anche grazie a una voce calda e profonda, capace di dare vita a storie di grande complessità emotiva. Fin dal successo di «Strong Persuader», l’album che nel 1986 lo fece balzare all’attenzione internazionale, è celebre per aver reso accessibile il genere al grande pubblico. «Penso che il nostro segreto sia l’incrocio di stili differenti», ha raccontato al nostro quotidiano. «Suoniamo blues ma abbiamo influenze pop, soul e R&B, con un tocco di rock. Questo ha spinto tante persone a scoprire cosa avesse da dire il blues».
Al lavoro sul nuovo disco

Cray porterà a Chiari il suo «All Amped Up Tour», tra pezzi originali e pietre miliari degli artisti che l’hanno ispirato. Il musicista ci ha inoltre svelato in anteprima di avere un nuovo album in preparazione: «Avrebbe dovuto uscire a ottobre ma è stato posticipato al prossimo anno», ci ha spiegato. «È presto per il materiale nuovo, ma cambiamo scaletta ad ogni concerto. Le sorprese non mancheranno». Lo show è organizzato dall’associazione Admr; in apertura si esibiranno l’armonicista Egidio «Juke» Ingala e i Jacknives con un set dedicato al Chicago e West Coast blues. I biglietti sono acquistabili online su TicketOne e Ticketmaster a 35 euro, esclusa prevendita.
Lei ha attraversato oltre mezzo secolo di musica. Cosa è rimasto uguale e cosa è cambiato nel panorama del blues?
Abbiamo ancora lo stesso entusiasmo e la stessa passione degli inizi. Il cambiamento più grande è la perdita di molti grandi artisti e maestri. Quando abbiamo iniziato esistevano musicisti come Albert Collins, John Lee Hooker, Muddy Waters e B.B. King. Con molti di loro abbiamo anche avuto la fortuna di lavorare. Ora tocca a band come noi e alle nuove generazioni fare in modo che la stessa energia continui a vivere.
Nel 2011 è entrato nella Blues Hall of Fame. Quale contributo pensa di aver lasciato al blues?
Dipende da ciò che le persone cercano nella nostra musica. Abbiamo dato un contributo a qualcosa di più grande. In fondo siamo solo dei messaggeri che cercano di trasmettere al resto del mondo la loro interpretazione del blues.
Ha suonato con i più grandi di tutti i tempi. Un momento in cui si è davvero sentito un privilegiato?
Quando siamo stati invitati al «Blues Summit» di B.B. King. Circa un mese fa abbiamo perso un caro amico, Bobby Mr. Goodfingers Murray. Siamo cresciuti insieme, andavamo alla stessa scuola, suonavamo sempre la chitarra. Bobby ha avuto una bella carriera accanto a cantanti come Little Frankie Lee ed Etta James. Quando siamo stati chiamati insieme a lui e ci siamo ritrovati in studio accanto alle leggende che hanno partecipato a quello storico disco, ci siamo guardati e abbiamo pensato che fosse un sogno diventato realtà.



