Toffolo (Tre Allegri): «A Brescia ho vissuto e c’è un legame speciale»

La band stasera a Ome per il gran finale del Diluvio Festival al Parco del Maglio
Enrico Danesi
Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti
Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti

Per i Tre Allegri Ragazzi Morti non è mai un problema fare tardi, anzi… Per cui, stanotte chiuderanno la quattro giorni musicale del Diluvio Festival di Ome: appuntamento al Parco del Maglio, alle 22.30, per il clou di una maratona musicale che prima della band friulana, dalle 19, mette in vetrina Eyes Be Quiet, Acanto, Arthur Lisko, Banadisa e Sandri. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Davide Toffolo, frontman del gruppo mascherato ed eccellente fumettista.

Come procede l’estate di un gruppo di musicisti «lontano da ogni cliché»?

Il discrimine è tra chi ha l’aria condizionata e chi non ce l’ha (ride, ndr)... Ce la facciamo, dai, o almeno ci proviamo, sperando che non sia l’ultima estate (nuove risate, ndr)...

In realtà, ultimamente saltano o si interrompono parecchi concerti a causa dei temporali improvvisi, soprattutto se sul palco ci sono band inglesi o americane, che nei contratti inseriscono clausole di protezione dai fulmini...

Dipende dagli organizzatori e dai volumi economici in gioco, quasi mai da chi suona. Io posso solo dire che alcuni concerti dei Ragazzi Morti sotto la pioggia sono tuttora ricordati come memorabili, anche a Brescia... Per cui, mi auguro che non piova, e noi stessi faremo tutti i riti propiziatori per scongiurare la pioggia, ma se arrivasse non sarebbe una tragedia.

Contenti di tornare nel Bresciano, dopo un paio d’anni d’assenza?

Felicissimi, perché nel Bresciano ci hanno accolto bene fin dagli esordi, e noi siamo riconoscenti per l’affetto: faremo un concerto spettacolare. Io ho anche abitato da voi per un certo periodo e una parte della mia vita è ancora segnata da Brescia.

Per ragioni sentimentali?

Sì (sorride, ma non aggiunge altro, e noi ne rispettiamo la privacy, ndr).

State facendo alcune date insieme ai Sick Tamburo. A parte la provenienza da Pordenone, c’è un terreno musicale in comune?

È proprio il sound di Pordenone, credo, connesso a una precisa idea di rock. Posso aggiungere che io e Gianmaria (Accusani, leader dei Sick Tamburo e prima ancora dei Prozac+, ndr) abbiamo avuto trascorsi comuni da ragazzini, immaginando le nostre vite più o meno come sono diventate.

Nel 2023, «il soldato pieno di ferite» Davide Toffolo aveva deposto le armi della scrittura. Cambiato idea?

Deposte e... riprese. Fare un libro in questo momento della mia vita è un regalo: non so se avrò la continuità del passato, ma intanto me lo godo. Secondo me è un libro importante: si intitola «Giangiacomo Feltrinelli. Rivoluzione permanente» (è una graphic novel pubblicata da Feltrinelli Comics, ndr), l’ho scritto insieme a Giulio D’Antona e lo porto in giro abbinandolo a letture pubbliche. La struttura è quella del monologo del protagonista quando è in clandestinità, e permette anche di raccontare l’Italia dal dopoguerra agli Anni di Piombo.

Una pagina di «Giangiacomo Feltrinelli. Rivoluzione permanente»
Una pagina di «Giangiacomo Feltrinelli. Rivoluzione permanente»

Che idea si è fatto del personaggio?

Era un editore con tante idee e tanta passione, ma anche un uomo pieno di contraddizioni. Alcune cose risolte o irrisolte della sua vita fanno parte del nostro quotidiano: penso al consumismo estremo della società, che era uno dei grandi temi dell’esistenza di Feltrinelli. Era anche un visionario, che riteneva che il cambiamento dovesse partire dalla cultura, tanto che l’idea delle librerie moderne e di un certo mercato del libro deriva da lui, come pure l’immagine iconica e stilizzata del Che Guevara che tutti conosciamo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Domenica

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