Approfittate dell’occasione per conoscere di una magnifica cantante. Era questo il senso della recensione del concerto lirico che il 3 febbraio 1950 dava conto sul nostro giornale dell’esibizione di Maria Callas al Teatro Grande di Brescia in «Aida», all’interno di una Stagione di Carnevale che vide sfilare in città grandi nomi della lirica come Renata Tebaldi, Giulietta Simionato e Mario Del Monaco. Debutto della «divina» al Massimo bresciano (a soli tre anni dall’arrivo in Italia nel 1947, a due dal matrimonio con Giovanni Meneghini nel 1949) e unica volta in cui ne calcò il palcoscenico.

Proprio quella presenza è stata celebrata ieri a Roma, al Teatro dell’Opera, dove il teatro bresciano ha ricevuto la medaglia celebrativa #veronacallas100 attribuita dal Festival internazionale Maria Callas di Verona ai 24 teatri italiani che ne ospitarono le esibizioni.
Le cronache
L’edizione del Giornale di Brescia di 76 anni fa titolava «Aida leggendaria e umana / gioia e tristezza di Verdi». Il cronista e recensore, che si firmava semplicemente «g.» (Alfredo Gatta, alias Galdino) dedicò alla cantante poche ma significative righe: «Fu ognora avvincente la prestazione dei solisti. Affrettatevi, bresciani, ad accaparrare una sedia per conoscere la magnifica cantante Maria Callas; che stupenda voce di soprano lirico e drammatico la sua: limpida, corposa, cordiale (non si comprende il perché di un primo atto scialbo e di certi risparmi)» proseguendo poi a commentare l’esibizione di Del Monaco. E riferendo alcune righe più sotto del successo della serata: «I consensi ebbero un suono di speciale acclamazione allorché diretti alla signora Callas e a Del Monaco».

La memoria
Più di recente, in occasione di anniversari callasiani, la critica musicale del nostro giornale, Fulvia Conter, aveva sollecitato la memoria degli spettatori d’allora, a rinverdire la serata del 1950. Se «la voce della signora Callas suscitò impressioni straordinarie - scriveva Fulvia Conter nel 2005 - fisicamente però era imponente, si muoveva goffamente, portava in scena occhiali "alla Cavour" ed era vestita malissimo». Ricordando poi che «la forte miopia favorì l’arte scenica della grande cantante che, per essere all’altezza delle esigenze registiche, percorreva per ore i palcoscenici palmo a palmo, in lungo e in largo, per impadronirsene. Quando dimagrì, divenne esile come una silfide e incontrò registi come Visconti, la sua "scuola di teatro" le servì eccome: aveva imparato a concentrarsi su se stessa, a dominare con gli occhi, con un solo gesto».
La medaglia
A rievocare quel successo bresciano, la medaglia commemorativa. «Con la consegna rendiamo omaggio ai teatri e alle istituzioni che hanno contribuito a custodire e valorizzare l’eredità artistica di Maria Callas – ha dichiarato il presidente del Festival internazionale a lei intitolato, Nicola Guerini –. Celebriamo il legame profondo tra la Divina e l’Italia, ricordando il ruolo fondamentale che questi luoghi hanno avuto nella sua straordinaria carriera e nella storia culturale del nostro Paese».




