Sono molto bui, parecchio freddi e soprattutto estremamente affascinanti: parliamo dei cunicoli, dei sotterranei e delle stanze nelle torri del Castello di Brescia, che sovrasta tutta Brescia e che è ricchissimo di storia. Abitato sin dall’Età del Bronzo, il colle Cidneo che lo ospita suggerisce già la funzione di questo complesso: la fortezza militare ha sempre rappresentato la difesa della città. Ciò che resta è una preziosa stratificazione che racconta la storia di Brescia, di chi l’ha governata e delle sfortunate persone che si sono ritrovate a trascorrere qui il proprio periodo di prigionia fino, più o meno, alla metà del Novecento.
Il ruolo degli speleologi
Per cominciare, è bene andare indietro di qualche anno. Nel 1997 il Castello di Brescia era, in parte, un luogo abbandonato. Da circa cinquant’anni molte aree non erano più utilizzate. La vegetazione aveva invaso passaggi e accessi: gli operatori dell’Associazione Speleologica Bresciana – che per primi si introdussero nei meandri del castello – per aprirsi la strada dovettero usare il machete, nella vegetazione fitta e non controllata. Su incarico del sindaco Paolo Corsini, iniziarono un lavoro sistematico, durato circa tre anni. L’obiettivo era mappare ciò che si trovava sotto la superficie: cunicoli, torri, cisterne, ambienti dimenticati. Da quella ricerca nacque anche una pubblicazione, «Segreti e segrete del castello di Brescia», e dal 2001 presero quindi avvio le visite guidate.




