Intervistiamo Marco Niro sul suo nuovo libro «Romanzo mondiale–Il gioco sporco del potere», noir con thriller, inchiesta, romanticismo e ironia (presentazione: domani, 4 giugno, ore 20.45, Biblioteca di Desenzano, Villa Brunati).
Hai scelto un titolo che colpisce...
Il titolo riecheggia «Romanzo criminale», richiamo al noir, anche se l’argomento è diverso. «Romanzo» è nel contenuto: i quattro criminali sono forse peggiori di quelli di «Romanzo criminale». «Mondiale» rimanda ai Mondiali di calcio. Il sottotitolo esplicita il tema: il potere che usa lo sport. Il titolo attira subito l’attenzione.
Il mondiale è più potere che calcio?
È un romanzo sul calcio. Ambientazione: i Mondiali 2022 in Qatar, primi giocati d’autunno per il clima. Anomalie fin dall’assegnazione dieci anni prima, per un gigantesco meccanismo di corruzione che portò la Fifa a premiare una candidatura impossibile: Paese piccolo, senza tradizione calcistica, senza stadi, clima sfavorevole.

Perché scegliere un Paese così anomalo? Immagine o business?
Quantità immense di denaro. L’Europa, tramite il calcio, voleva accreditarsi presso il Qatar per approvvigionamenti energetici: petrolio e gas. È lo «sport washing»: creare dinamiche di potere attraverso lo sport come potrebbe diventare il prossimo campionato americano. Trump ha invitato campioni in fase discendente (Messi, Ronaldo) alla Casa Bianca, usando lo sport per consensi». La Fifa diventa «l’Organizzazione», il Qatar «Petrolia», nomi e luoghi romanzati. Un emissario (nel libro lo «Schiavo») dell’emiro nella realtà girava il mondo con mazzette per fare assegnare i Mondiali al Qatar. La corruzione della FIFA coinvolse Sudamerica, Africa, Asia ed Europa. Esplose il caso «Qatar Gate»: il Paese corruppe funzionari del Parlamento Europeo per edulcorare la sua immagine.
L’inchiesta della pubblicazione «Guardian» denunciò 6.500 morti nei cantieri, ma le stime potrebbero essere al ribasso. Un crimine gigantesco coperto, il calcio ridotto a strumento di potere politico ed economico. Da qui ho creato i personaggi: oltre allo «Schiavo» presento i teatranti falliti, Rita ed Ernesto, che tentano di boicottare il Mondiale di Petrolia, «Sentenza», calciatore, Rashidi, giovane nigeriano partito nel 2010 per lavorare nei cantieri in Qatar e sfruttato fino al limite. Il libro è scandito da capitoli che indicano le fasi di un torneo.
Quanto è presente l’anima del giornalista d’inchiesta rispetto a quella del romanziere?
Inizialmente prevaleva l’inchiesta: lo scandalo era passato inosservato, volevo divulgarlo, fornendo testi informativi nel libro, sottolineando che per l’evento in Qatar sono morte 6.500 persone, metà rispetto all’11 settembre. Poi è emersa l’anima del romanziere: personaggi e colpi di scena sono diventati centrali. Alla fine è un romanzo: chi vuole può approfondire con i riferimenti ai testi citati.
«Terrorismo – calcio – denaro» è una linea demarcante il libro?
Ci sono le «due esse»: soldi e sangue, ingredienti di noir e thriller. Il sangue è quello degli operai morti nei cantieri; i soldi sono quelli della corruzione. C’è anche il terrorismo: una forte preoccupazione accompagnò l’assegnazione (2011, dieci anni dopo l’11 settembre, dopo il Bataclan, con ISIS attiva). Il calcio fa da cornice.
La citazione iniziale di Borges: «Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio». Romanticismo?
Sì, emerge nei personaggi di Rita ed Ernesto, sosia di un campione, il quale sfrutta la somiglianza per cercare di sabotare il Mondiale. Come Borges ho speranza che il calcio torni alla sua vera dimensione, il gioco. Nel prologo del libro richiamo i salotti londinesi dove il calcio fu inventato. La storia riporta al momento romantico degli inizi. Il romanzo parte da lì, con l’auspicio di restituire il gioco alla propria natura, a dispetto di chi lo ha usato per scopi economici biechi. Il ludus e l’otium dovrebbero essere improduttivi di interessi economici. Si spera che il romanzo scateni indignazione e restituisca il calcio alla sua posizione.


