Lawrence e l’idillio sul Garda con la sua Frieda «ragazza perduta»

Lo scrittore inglese soggiornò a Villa di Gargnano nel 1913 e qui lavorò anche alle bozze di alcuni suoi capolavori
Paola Gregorio
D. H. Lawrence insieme all’amante Frieda von Richthofen
D. H. Lawrence insieme all’amante Frieda von Richthofen

La pubblicazione, nel 1928, de «L’amante di Lady Chatterley» che tanto scalpore avrebbe suscitato per gli espliciti riferimenti di carattere sessuale – il libro fu messo al bando e in Inghilterra uscirà solo nel 1960 – era di là da venire quando David Herbert Lawrence, uno dei più grandi scrittori inglesi di inizio Novecento, giunse a Riva del Garda. Era il settembre 1912. E da lì, dopo una permanenza di due settimane alla pensione Villa Leonardi, via battello – la costruzione della Gardesana Occidentale era ancora lontana – arriva a Gargnano, nella frazione di Villa dove soggiornerà sette mesi, fino all’aprile del 1913, per la maggior parte trascorsi al primo piano di Villa Igea, di proprietà del signor Pietro Di Paoli, come riferisce la targa che ancor oggi si mostra fuori dall’edificio.

La targa dedicata a D. H. Lawrence a Villa Igea
La targa dedicata a D. H. Lawrence a Villa Igea

Quella di Lawrence è una vicenda che non attiene solo alle antologie letterarie. I ricercatori dell’Università di Manchester, infatti, hanno recentemente scoperto una lettera inedita tra lo scrittore e l’editore radicale (era pacifista e vegetariano) C. W. Daniel che aiutò Lawrence a rilanciare la sua carriera dopo il processo per oscenità seguito all’uscita del suo secondo romanzo «The Rainbow» nel 1915. Un documento che getta nuova luce sulla biografia (e bibliografia) dello scrittore che approdò a Riva dopo una fuga d’amore dall’Inghilterra con l’amante, la baronessa Frieda von Richtofen, che sposerà nel 1914.

Scandalo sul Garda

 Alta, bionda e dall’aspetto teutonico, aveva lasciato per lui il marito, professore di Lawrence all’università, e tre figli. Era più grande di lui e divorziata. Uno scandalo nell’Inghilterra che ancora risentiva della doppia morale vittoriana. Lawrence ha solo 27 anni ed è già minato dalla tisi che lo ucciderà nel 1930. Rigetta il puritanesimo d’Oltremanica e vagheggia un impossibile ritorno alla semplicità primitiva. Il Garda gli appare come l’archetipo del paradiso terrestre, bello come «il principio della creazione». «Gargnano è un paese piuttosto cadente sul lago. Ci si può arrivare solo in battello, a causa delle alte colline rocciose alle spalle del paese, non c’è ferrovia.

Turisti nella prima classe del piroscafo nel 1910
Turisti nella prima classe del piroscafo nel 1910

Ci sono vigneti e boschi di ulivi e giardini di limoni sulla collina dietro. Tutto è troppo bello per esprimerlo a parole, per niente turistico, semplicemente un tipico paese italiano» scrive il 16 settembre 1912 al critico letterario inglese Edward Garnett. La lettera fa parte dell’epistolario dello scrittore sul soggiorno gardesano approfondito nel volume «D. H. Lawrence. Lettere dal Garda», edito nel 2005 dall’Ateneo di Salò, frutto del lavoro di un gruppo di studenti del liceo salodiano «Enrico Fermi» e dei loro docenti di lingua inglese con il coordinamento del professor Massimo Sgarbi.

I re nella piazzuola e le donne dritte

 Il Garda appare a Lawrence come la terra incorrotta che cercava da tempo. L’indole degli abitanti «sana e sanguigna», lo riconduce a un’esistenza che non si lascia travolgere dal tumulto della modernità. «Non posso sopportare di essere in Inghilterra quando sono in Italia –  confessa in una lettera ad Arthur Mcleod del 4 ottobre 1912 – . Gli italiani qui cantano. Sono molto poveri, comprano due soldi di burro ed uno di formaggio. Ma stanno bene e passeggiano come dei re nella piazzuola dove arrivano le barche e vengono rammendate le reti. E le donne camminano dritte e sembrano calme». Lo immaginiamo percorrere «questo caos di vicoli stretti e tortuosi, un labirinto costruito da creature furtive».

Nel cerchio Villa Igea a Gargnano
Nel cerchio Villa Igea a Gargnano

A Villa di Gargnano corregge le ultime bozze della sua prima raccolta di liriche; rifinisce il terzo romanzo «Figli e amanti», da molti considerato il suo capolavoro; si prepara alla stesura del quarto, «La ragazza perduta» cui lavorerà a San Gaudenzio, frazione di Muslone (dove vivrà negli ultimi mesi sul Garda); si dedica ad alcuni lavori teatrali. Scrive inoltre i sette saggi che sono il corpo centrale di «Crepuscolo in Italia», pubblicato nel 1916: scorrendo le pagine si incontrano le immagini degli olivi e delle limonaie, la piazzetta del porto dove Lawrence certamente si intratteneva con i pescatori appoggiati al muretto del porto o con le donne, sedute sui gradini sporgenti dalle abitazioni a commentare i fatti del giorno. Per chi volesse mettersi sulle tracce dello scrittore alla Pro loco di Gargnano è disponibile l’opuscolo «Passeggiando sulle tracce di Lawrence».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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