C’è un uomo, dentro la Fondazione Ugo Da Como, che sembra non essersene mai andato davvero. Lo si ritrova nella biblioteca di oltre 50 mila volumi, nelle sale della Casa del Podestà, nella Rocca che domina Lonato e perfino nei racconti delle guide volontarie. «Molti visitatori ci dicono che sembra quasi che il Senatore sia ancora qui», racconta la direttrice Giovanna Nocivelli. Non è soltanto una suggestione: la Fondazione conserva infatti il patrimonio, gli ideali e la visione di Ugo Da Como, uomo di Stato bresciano che trasformò la propria dimora e le proprie collezioni in un’eredità destinata alla collettività. Oggi il complesso monumentale lonatese fa parte anche della rete culturale «Una notte un museo», progetto che riunisce alcune delle principali realtà museali della provincia e punta a valorizzare in maniera condivisa il patrimonio culturale bresciano.

Che realtà è oggi la Fondazione Ugo Da Como?
La Fondazione permette un vero viaggio nel tempo. Attraverso la Casa del Podestà, la Rocca e il patrimonio librario si entra in contatto non solo con testimonianze monumentali di grande valore, ma anche con gli ideali che hanno guidato Ugo Da Como, uomo di Stato profondamente legato ai valori risorgimentali. Il suo desiderio era trasmettere conoscenza e rendere questo patrimonio accessibile alla collettività. Ancora oggi chi entra qui percepisce questo spirito. La Fondazione continua a essere un luogo di conservazione, ma anche di trasmissione culturale.
Quanto pesa ancora oggi la figura di Ugo Da Como nell’identità della Fondazione?
Pesa moltissimo. La Fondazione ne porta il nome, ma soprattutto continua a seguirne finalità e visione. Anche lo Statuto, pur aggiornato nel tempo, nasce dalle indicazioni lasciate dal Senatore nel suo testamento del 1929. Tutto il nostro lavoro si muove nella direzione di custodire e tramandare questo patrimonio culturale e civile. Ugo Da Como aveva immaginato un luogo che fosse insieme conservazione, studio e divulgazione, e questo resta ancora oggi il nostro riferimento. È una responsabilità importante, ma anche uno stimolo continuo.

Quali sono gli elementi che meglio raccontano il carattere della Fondazione?
Il cuore è certamente la Biblioteca, uno dei più importanti fondi librari privati dell’Italia settentrionale. Conserva oltre 50 mila volumi, dai codici miniati medievali agli incunaboli, fino alle rarità bibliografiche del Sei e Settecento e alle lettere autografe di Ugo Foscolo. Ma il patrimonio della Fondazione comprende anche la Casa del Podestà, i giardini, il parco, la Rocca, il Museo ornitologico e gli spazi destinati alle mostre temporanee. È un complesso molto articolato, che permette ai visitatori di attraversare epoche e linguaggi differenti. Ogni ambiente contribuisce a raccontare la personalità e gli interessi del Senatore.

Che esperienza vive oggi chi visita la Fondazione?
Le persone si emozionano molto. Spesso ci dicono che sembra quasi che il Senatore sia ancora qui, come se si fosse assentato per poco. In questo hanno un ruolo fondamentale le nostre guide volontarie, che accompagnano i visitatori con grande passione e partecipazione. È proprio il coinvolgimento umano a rendere speciale la visita: non si tratta soltanto di osservare oggetti o ambienti storici, ma di entrare in contatto con una storia e con un’eredità culturale ancora molto vive. Anche per questo molte persone tornano più volte.
Che ruolo hanno oggi eventi e attività culturali?
La valorizzazione del patrimonio resta centrale, insieme all’attività di ricerca. Oggi molte iniziative sono pensate anche per sostenere restauri e manutenzioni, indispensabili per conservare un complesso monumentale così articolato. Allo stesso tempo continuiamo a investire nella divulgazione culturale, nelle attività aperte al pubblico e negli appuntamenti che permettono di avvicinare persone diverse. Eventi e mostre rappresentano anche un’occasione importante per fare conoscere aspetti meno noti del nostro patrimonio.
Che rapporto ha la Fondazione con Lonato e con il territorio?
Oggi la Fondazione è pienamente riconosciuta come una realtà importante per il territorio, ma non è sempre stato così. Per anni è stata percepita come una realtà un po’ elitaria. La svolta è arrivata grazie ai volontari e all’Associazione Amici della Fondazione Ugo Da Como, nata proprio per aprire sempre di più il complesso monumentale alla comunità. Oggi il legame con Lonato è molto forte e le nostre iniziative coinvolgono non soltanto i visitatori, ma anche scuole, associazioni e attività del territorio. La partecipazione della comunità è diventata uno degli elementi più importanti della vita della Fondazione.



