Il suo corpo insepolto ancora riposa ai piedi della Sierra de Huétor. Le sue ossa nella terra, mescolate a quelle di chi venne trascinato insieme a lui lungo la strada arida che da Víznar conduce ad Alfacar. Quel tratto lungo quattromila passi che ha preso il nome di Ruta Lorquiana. Qui venne ucciso allo spuntar del sole, il 19 agosto del ’36, Federico García Lorca, hijo e nieto de Camborios. Così ci si conceda di definirlo, solo poeticamente, attingendo al quel «Prendimiento» che con dieci anni d’anticipo preconizzava la sua cattura.
A un chilometro dai gelsomini
Ma ad arrestare l’autore del «Romancero Gitano» non fu la Guardia Civil, ma una pattuglia di miliziani falangisti e forze civili ribelli guidata dal fanatico Ramón Ruiz Alonso, ex deputato della destra ultra cattolica. Fu lui a dare l’ordine di strapparlo dalla casa dei fratelli Rosales, dove si era rifugiato. Non pensava, Federico, che lo avrebbero cercato fra le mura amiche dei falangisti Luis, Antonio e José. Lui, che era antifascista, repubblicano e alfiere totale del dissenso. E invece lì lo stanarono, in Calle Angulo, a un chilometro appena dai gelsomini che ancora inebriano l’Huerta de San Vicente.

Banali e al contempo incommensurabili le colpe di quell’intellettuale «massone appartenente alla loggia Alhambra», che «praticava l’omosessualità e altre aberrazioni», come sta scritto in un documento della polizia franchista. Colpe imperdonabili, come quella d’aver dato forma e anche sostanza a un’utopia chiamata «La Barraca». Fondato appena una manciata d’anni prima, nel 1932, quel teatro universitario ambulante portava la luce del Siglo de Oro nei cantoni rabbuiati dall’analfabetismo e dalla miseria, dispensando a piene mani Lope de Vega e Calderón de la Barca nei paesini e nelle piazze. Un virus di libertà che il franchismo si prefissò d’estirpare alla radice, appiccando il fuoco ai magazzini e fucilando il suo creatore.
Rueda muerto la pendiente
García Lorca aveva 38 anni quando fu condotto nei pressi di Fuente Grande. Con lui, faccia a faccia ai fucili, anche i banderilleros anarchici Joaquín Arcollas e Francisco Galadí e il maestro repubblicano Dióscoro Galindo. Gli spararono a bruciapelo e a calci lo sospinsero in una fossa comune nella quale ancora, novant’anni dopo, riposa. Rueda muerto la pendiente, su cuerpo lleno de lirios y una granada en las sienes. Rotola morto dal burrone, il corpo pieno di gigli e una melagrana alle tempie.




