Definizione: Uovo sbattuto, zuccherato, con aggiunta di un poco di caffè caldo o di marsala, usato come bevanda ricostituente (A. Foglio, Il vocabolario del dialetto di Toscolano Maderno, 2011). Ma è la rösömada! Chi ha qualche anno sulle spalle non può non ricordarsela.
Linguisticamente è uno dei tanti vocaboli bresciani che assumono forme diverse da contrada a contrada: rosolàda, resümàda, rüsümada, rösömada ecc. Ecco un paio di curiosità: il Vocabolario dei Seminaristi (1759) alla voce rosolàda dice trattarsi di un cordiale – un ricostituente – Brodo da bere con uova stemperate dentro, ricetta decisamente diversa da quelle attuali. E ancora – siamo appena oltre confine – il Vocabolario cremonese-italiano del Peri (1847), alla voce roussumàda, dice che era detta anche latte di gallina.
L’origine del vocabolo? Le forme rosolada, rusulada ecc. vanno riferite a rósol, ovvero al tuorlo dell’uovo brescianamente detto; il tipo resömada, rösömada, resümàda, rüsümada ecc. rimanda invece al milanese rossüm (o a forme analoghe presenti anche in altre parti della Lombardia) che ha identico significato.
Comunque sia, al centro ci sta il rósol, il rosso dell’uovo. E ros – rosso –, che ci arriva naturalmente dal latino, è radice antichissima – rudh/reudh – e fa capolino un po’ in tutte le lingue indoeuropee (red, rot, röd, raud, rouge, rojo, rosu ecc.) fino al rakt del sanscrito, il latino dell’India; è riferita sia al fuoco che al sangue, due realtà che indubbiamente hanno a che vedere con l’idea di vita e di energia. Guarda un po’, sbatti un uovo e in un attimo ti ritrovi sulle rive del Gange!




