Gli occhi del cuore sono più potenti della vista

La cieca di Sorrento è un romanzo pubblicato nel 1852 dal napoletano Francesco Mastriani. Non è un capolavoro, ma ebbe tuttavia un notevole successo, tanto che nel Novecento ne furono fatte ben quattro trasposizioni cinematografiche. A Brescia però non siamo da meno: noi abbiamo l’orbo de Nàe, l’orbo di Nave!
L’epiteto – politically incorrect, ma il dialetto è quel che è – nel tempo ha assunto un’accezione canzonatoria: lo si rivolge a chi, fingendo di non capire e di fare lo gnorri, in realtà ha la vista lunga e ci vede meglio degli altri. A volte, al contrario, viene indirizzato a chi effettivamente ci vede poco o è corto di comprendonio. Ma chi ricorre a questa seconda accezione dimostra di non conoscere la vera storia.
Inutilmente questa volta ci rivolgeremmo al Vocabolario dei Seminaristi; l’orbo de Nàe è infatti personaggio storico, nato nel 1780, ben ventun anni dopo la pubblicazione dell’antico dizionario. Innanzitutto, bisogna precisare che l’orbo de Nàe in realtà era di Caino. Il suo vero nome era Pietro Ronchi; perse la vista da piccolo, a causa del vaiolo, forse durante l’epidemia del 1791.
Personalità brillante e dotato di vivace intelligenza, l’orbo de Nàe mise le sue doti al servizio della povera gente, diventando una sorta di consulente legale e di factotum per tutte le questioni burocratiche, un mezzo avvocato insomma.
Proverbiale era la sua memoria. Si trasferì poi a Brescia dove visse di elemosina e si spense, dimenticato, nel 1841. Una vita al servizio degli altri: l’orbo de Nàe, privo di vista, come scrive San Paolo (Ef 1, 18), ci vedeva bene con gli occhi del cuore.
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