Che fortuna abitare in luoghi dove, quando fa buio, ci si può permettere di uscire di casa… a riveder le stelle! Guardando il cielo stellato ogni civiltà, ogni popolo ci ha visto storie a non finire. Il nostro cielo ce lo ha insegnato perlopiù la mitologia greca.
Ma c’è mai stato un firmamento alla bresciana? Può essere che nei tempi andati i nostri avi vedessero negli asterismi della volta celeste qualcosa di originale. Alessandro Micheli, infaticabile ricercatore e stimato studioso del dialetto, che purtroppo ci ha lasciati nell’ottobre dello scorso anno, in un suo piccolo studio - Vocaboli particolari usati sulle sponde del lago d’Idro - ha raccolto e descritto alcuni vocaboli dell’Eridio, in particolare quelli legati al mondo della pesca.
I pescatori spesso escono di notte o prima del sorgere del Sole, così nello studio compaiono anche i nomi di quattro note costellazioni: l’Orsa Maggiore, Cassiopea, Orione e le Pleiadi. Dall’Orsa non ci arrivano grandi novità: el Car, infatti, replica una delle denominazioni comuni (il Grande Carro).
Cassiopea invece perde la sua identità mitologica (la ninfa vanitosa, madre di Andromeda) e diventa semplicemente la Scagna, che la forma della costellazione indubbiamente richiama. Anche il cacciatore Orione è declassato a prosaico Restèl (la cintura di Orione diventa l’asta dentata del rastrello; la spada sottostante ne è il manico). Infine, il bell’ammasso globulare delle Pleiadi diventa la Ciòsa, la chioccia, immagine abbastanza diffusa nella «mitologia contadina» (La chioccetta per l’aia azzurra va col suo pigolio di stelle, cantava Giovanni Pascoli).




