Potrebbe essere una povera creatura di Yorgos Lanthimos, la bella Coppélia: una bambola creata dalle mani di un bizzarro inventore, alla quale si tenta di infondere la vita. Una storia antica, ripetuta e sempre affascinante, che il Ballet de l’opéra national du Capitole ha portato in scena al Teatro Grande di Brescia, riempiendolo dalla platea al loggione. La prima nazionale ha fatto il tutto esaurito, ma anche la replica di domenica pomeriggio, alla faccia di Timothée Chalamet, secondo cui opera e spettacolo dal vivo non interessano a nessuno.
In tre atti
Il balletto in tre atti tardo ottocentesco - due ore e trenta con intervalli - è denso, gioioso, intrigante e bello da vedere, con tutte le sue scene corali e affollate accanto ai più delicati passi a due. La scenografia estremamente classica riflette tutto questo, con i piani differenti e gli interni che fanno intravedere le pieghe della trama e, nel secondo atto, che portano direttamente all’interno del laboratorio di giocattoli. Una trama che di fatto è un triangolo d’amore: quello tra Swanilda, Franz e la bambola Coppélia creata dal dottor Coppélius.
Leggero, con le sue mazurke e i valzer, le danze scozzesi e spagnole, i narcotici versati nel bicchiere, i giochi d’astuzia, la meccanica dei giocattoli, le gelosie e le feste popolane: un balletto nel quale - come scrive Maria Luisa Buzzi nel programma - la giovane donna vince sull’universo maschile. È lei a brillare e spiccare. Non di certo il deluso e delirante mago Coppélius né il frivolo - a tratti tonto - Franz.




