«Se domani non torno», la storia di Giulia Cecchettin arriva al cinema

Il femminicidio della 22enne fa da sfondo al film basato sul libro scritto dal padre. Da «Il ragazzo dai pantaloni rosa» al progetto su Crans-Montana, il cinema italiano sempre più spesso racconta la cronaca e dialoga con le scuole
Cristiano Bolla
Giulia Cecchettin
Giulia Cecchettin

Uno dei casi di femminicidio che più profondamente hanno segnato l'Italia degli ultimi anni arriva al cinema. A quasi tre anni dall'uccisione di Giulia Cecchettin, la sua storia diventa «Se domani non torno» e porta con sé una domanda difficile: come raccontare sul grande schermo una tragedia della quale tutti conoscono già l'epilogo? La risposta non passa dal delitto, ma dalla vita di chi è rimasto. Il film, presentato in ottobre alla Festa del Cinema di Roma insieme ad Alice nella Città, arriva nelle sale giovedì 5 novembre, a pochi giorni dall'anniversario della morte della giovane veneta.

A dirigerlo è Paola Randi, che firma la sceneggiatura con Lisa Nur Sultan. Sabrina Martina interpreta Giulia, Filippo Timi veste i panni del padre Gino, Tecla Bossi quelli della sorella Elena e Tommaso Allione è il fratello Davide. Linda Caridi interpreta la madre Monica. Al centro c'è una famiglia come tante: Davide frequenta il liceo, Elena studia all'estero e Giulia, ventiduenne appassionata di disegno, sta per laurearsi in Ingegneria biomedica. Una normalità destinata a interrompersi bruscamente. Quando la ragazza non rientra a casa, il film segue l'angoscia dell'attesa e delle ricerche, poi il vuoto lasciato dalla sua morte e la decisione dei familiari di dare a quel dolore una dimensione pubblica.

Il femminicidio

La cronaca è quella dell'11 novembre 2023. Giulia esce con l'ex fidanzato Filippo Turetta e scompare dopo una serata trascorsa insieme. La laurea è prevista pochi giorni dopo. Il padre denuncia la scomparsa il 12 novembre; le telecamere ricostruiscono la violenza subita tra Vigonovo e Fossò. Il 18 novembre il suo corpo viene ritrovato in una scarpata nei pressi del lago di Barcis, in provincia di Pordenone; il giorno successivo Turetta viene arrestato in Germania. Il 3 dicembre 2024 la Corte d'assise di Venezia lo condanna all'ergastolo, pena divenuta definitiva nel novembre 2025 dopo la rinuncia alle impugnazioni. Il delitto apre un dibattito nazionale sulla violenza di genere, alimentato anche dalle parole dei familiari.

È proprio da quelle parole che nasce il film. «Se domani non torno» è liberamente ispirato a «Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia», il libro scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso e pubblicato da Rizzoli nel marzo 2024. Non un'inchiesta sull'omicidio, ma una lunga lettera di un padre alla figlia: il racconto di Giulia, dei suoi sogni e delle abitudini, intrecciato alle domande sollevate dalla sua morte. Gino si rivolge anche a scuole e istituzioni, interrogandosi sugli stereotipi e sulle radici della violenza contro le donne. Il titolo cinematografico arriva invece dai versi dell'attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, diffusi dopo il delitto e diventati uno dei simboli delle mobilitazioni contro i femminicidi.

Da questo materiale Paola Randi ricava un racconto che sceglie come chiave l'assenza. Giulia continua a esistere nei ricordi, nei disegni e nei gesti dei suoi cari, mentre il film si concentra sulla reazione di Gino, Elena e Davide e sul passaggio dall'elaborazione privata del lutto alla richiesta di un cambiamento collettivo. Senza affidarsi alle convenzioni del thriller, «Se domani non torno» mette in primo piano le persone cui è stata sottratta una presenza. È la sfida più delicata del cinema di cronaca: evitare lo spettacolo del dolore e restituire un'identità a chi rischia di essere ricordato soltanto come vittima.

Il messaggio

Non è un caso che una parte significativa della distribuzione passi dalle scuole. Per l'anteprima nazionale del 3 novembre, due giorni prima dell'uscita ordinaria, sono state annunciate adesioni da 65mila studenti, 500 istituti e 300 cinema, con un incontro in collegamento con Gino Cecchettin, la regista e il cast. Sono inoltre previste proiezioni durante l'anno scolastico, con materiali didattici su stereotipi, violenza di genere e relazioni affettive. Anche a Brescia è previsto un appuntamento: il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, il Nuovo Eden ospiterà una proiezione per le scuole con dibattito insieme alle operatrici dei centri antiviolenza.

È un modello che ha un precedente recente e significativo in «Il ragazzo dai pantaloni rosa», diretto nel 2024 da Margherita Ferri e distribuito da Eagle Pictures. Il film racconta la storia di Andrea Spezzacatena, quindicenne morto suicida nel 2012 dopo aver subito episodi di bullismo e cyberbullismo, e trae forza anche dal percorso pubblico della madre, Teresa Manes. Le anteprime scolastiche sono state parte della campagna distributiva, che ha ottenuto risultati notevoli: nel solo 2024 il film ha incassato oltre nove milioni di euro e raggiunto circa 1,4 milioni di spettatori. Gli incassi non misurano l'efficacia educativa, certamente, ma mostrano che queste storie possono raggiungere ben oltre la platea degli studenti.

Nella stessa direzione si colloca «40 secondi», diretto da Vincenzo Alfieri e uscito nel 2025, che ricostruisce le ore precedenti l'uccisione di Willy Monteiro Duarte a Colleferro, partendo dal libro-inchiesta di Federica Angeli. Anche in quel caso Eagle Pictures ha affiancato alla distribuzione iniziative rivolte alle scuole. Opere diverse, accomunate da storie già note attraverso giornali, televisioni e social. Il cinema può spostare lo sguardo dalle notizie alle conseguenze che durano oltre la cronaca.

È qui che emerge il valore, e insieme la responsabilità, di un cinema che si misura con fatti così vicini. La sola origine reale di una storia non basta a farne un'opera di impegno civile: contano il punto di vista scelto, il rapporto con chi quei fatti li ha vissuti e la possibilità di discuterne fuori dalla sala. Nessun film può sostituirsi alla scuola, alla giustizia o all'informazione, né una proiezione dimostra di per sé di cambiare i comportamenti. Gli incontri con i familiari, le schede per i docenti e i dibattiti con le associazioni mostrano però come alla distribuzione cinematografica possa affiancarsi un percorso pubblico di approfondimento.

Proprio Notorious Pictures, intanto, ha annunciato un altro progetto che rende attuale questa riflessione. Il 2 novembre la società ha comunicato di essere al lavoro su un film dedicato a Sofia Donadio, sopravvissuta sedicenne all'incendio del locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il primo gennaio 2026. Secondo le autorità svizzere, la tragedia ha causato 41 morti e 115 feriti. Sofia ha affrontato un lungo ricovero, interventi chirurgici e un percorso di cure e riabilitazione.

Il film, ancora senza titolo e data d'uscita, sarà scritto con lei e la famiglia: l'intenzione dichiarata è raccontare non soltanto l'incendio, ma soprattutto il prima e il dopo, le conseguenze del trauma e il percorso di chi è sopravvissuto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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