C’è qualcosa di quasi primitivo, e proprio per questo irresistibile, nel successo dei Minions. Non servono lunghe spiegazioni o una psicologia complessa, non serve nemmeno una lingua davvero comprensibile: bastano un corpo giallo a forma di capsula, un paio di occhiali da laboratorio, una salopette blu, una banana e quella disponibilità assoluta al caos che li ha trasformati da spalle comiche di un cattivo in pensione mancata a protagonisti di uno dei fenomeni più riconoscibili dell’animazione contemporanea.
Il nuovo spin-off
Ora la loro follia contagiosa torna al centro della scena con «Minions & Monsters», nuovo spin-off Illumination che sposta l’azione nella Hollywood degli anni Venti, agli albori del cinema, e usa il linguaggio del monster movie per rilanciare ancora una volta la domanda che accompagna queste creature dal loro debutto: come hanno fatto personaggi quasi incomprensibili a diventare così universali?
Il nuovo film introduce una tribù inedita di Minions e due nuovi protagonisti, James e Henry. Secondo la sinossi ufficiale, li incontriamo in un passato remoto, ancora una volta impegnati nella loro missione più antica: trovare un padrone malvagio da servire. Il viaggio li conduce fino alla Hollywood degli anni Venti, dove finiscono per irrompere su un set cinematografico.
La loro presenza davanti alla macchina da presa li trasforma per caso in star, ma il passaggio dal cinema muto al sonoro apre una crisi perfetta per la loro natura: come sopravvivere in un mondo che pretende battute, copioni e parole articolate, quando il proprio talento sta proprio nel disordine fisico e in una lingua che sembra capita da tutti e da nessuno?
Da qui nasce l’idea di James e Henry di realizzare un film di mostri. Ma, come spesso accade nel loro universo, la gag diventa catastrofe: nel tentativo di trovare creature spaventose da mettere in scena, i Minions finiscono per liberare mostri veri e devono poi salvare il mondo dal caos che loro stessi hanno provocato.
I Minions, in fondo, sono nati proprio come creature di contorno. Apparsi per la prima volta nel 2010 in «Cattivissimo Me», dove lavorano al servizio di Gru, aspirante supercattivo impegnato nel piano folle di rubare la Luna, dovevano essere comprimari, strumenti comici al servizio del protagonista, ma il pubblico li ha immediatamente adottati. In pochi anni sono diventati il volto più vendibile e riconoscibile del franchise: più semplici di Gru, più immediati delle sue figlie adottive, più adatti a viaggiare senza traduzione da un Paese all’altro.
L’evoluzione
La loro storia ufficiale, sviluppata poi in «Minions» del 2015, li immagina esistenti dall’alba dei tempi. Nati come organismi unicellulari gialli, si sarebbero evoluti attraverso i secoli con una sola ossessione: servire il padrone più spregevole possibile. Il paradosso è che, per goffaggine, finiscono quasi sempre per causarne la rovina. T-Rex, Dracula, Napoleone: nessun leader del male sembra sopravvivere a lungo alla loro fedeltà. Dopo l’ennesimo fallimento, i Minions si isolano e perdono entusiasmo, fino a quando Kevin, Stuart e Bob partono alla ricerca di un nuovo capo. Quel film, nato come prequel, ha dimostrato che le creature gialle potevano reggere da sole un lungometraggio, senza la protezione narrativa di Gru.

Il percorso del franchise è stato rapidissimo. Dopo «Cattivissimo Me» sono arrivati «Cattivissimo Me 2» nel 2013, «Minions» nel 2015, «Cattivissimo Me 3» nel 2017, «Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo» nel 2022 e «Cattivissimo Me 4» nel 2024. In mezzo, il rapporto tra Gru e i suoi aiutanti è diventato una piccola mitologia pop: da un lato la famiglia, l’addomesticamento del
cattivo, la commedia d’avventura; dall’altro i Minions, cioè il disturbo permanente, la gag che interrompe la storia, il corpo comico che sembra provenire da un cinema più antico. Non è un caso che «Minions & Monsters» torni proprio alla Hollywood delle origini: il loro linguaggio naturale è quello dello slapstick, della caduta, della rincorsa, dell’equivoco visivo. Prima ancora della parola, c’è il rumore. Prima ancora del dialogo, il gesto.
I numeri
I numeri spiegano perché Illumination e Universal continuino a investire su di loro. I sei lungometraggi usciti tra il 2010 e il 2024 hanno superato complessivamente i 5,6 miliardi di dollari al botteghino mondiale, rendendo «Cattivissimo Me» e «Minions» la serie animata di maggiore incasso globale, certificata dal Guinness World Records. «Minions», da solo, ha incassato oltre 1,15 miliardi di dollari, mentre «Cattivissimo Me 3» ha superato il miliardo.
Anche i titoli rimasti sotto quella soglia hanno avuto risultati enormi: «Cattivissimo Me 4» ha sfiorato il miliardo e «Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo» ha incassato circa 937 milioni. Cifre che raccontano non solo la tenuta del marchio, ma anche la sua capacità di parlare a pubblici diversi, dai bambini agli adulti cresciuti con i primi film.
Altrettanto evidente è l’impatto che hanno avuto sul merchandising: giocattoli, peluche, abbigliamento, zaini, tazze, collezionabili, set Lego, collaborazioni con marchi di moda, calzature, beauty e food... i Minions sono diventati una presenza diffusa ben oltre la sala cinematografica. Universal Products & Experiences ha costruito attorno al franchise un programma globale di licensing, mentre Moose Toys è stata scelta come master toy licensee per «Cattivissimo Me» e «Minions».
È la conferma industriale di un’intuizione semplice: più un personaggio è immediatamente riconoscibile, più può essere trasformato in oggetto, icona, gadget, costume, meme. L’impatto culturale, però, va oltre il commercio. I Minions sono diventati una lingua visiva. Nel 2015 Pantone ha persino creato il «Minion Yellow», una tonalità ufficiale ispirata ai personaggi e sviluppata con Illumination per renderli riconoscibili attraverso il solo colore.

Ancora più interessante è il loro idioma, il Minionese: un miscuglio di suoni, parole riconoscibili, frammenti di lingue diverse e pura musicalità comica. Non è una lingua da tradurre, ma da intuire. Funziona perché non chiede comprensione razionale, ma partecipazione: lo spettatore afferra l’emozione, il ritmo, l’intenzione. E sì, è diventata estremamente popolare.
La loro seconda vita è esplosa anche online. Meme, immagini motivazionali, parodie, video virali e trend social hanno trasformato i Minions in un codice pop autonomo, spesso indipendente dai film. Il caso più evidente è stato il fenomeno «GentleMinions», nato con l’uscita di «Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo», quando gruppi di ragazzi andarono al cinema vestiti in completo, imitando con ironia l’estetica da supercattivo. Quella tendenza ha mostrato una cosa decisiva: i Minions non appartengono più solo al pubblico infantile. Sono diventati materiale da appropriazione generazionale, nostalgia, gioco collettivo, scherzo condiviso.
Per questo «Minions & Monsters» arriva in un momento perfettamente coerente con la traiettoria del franchise. Portarli nella Hollywood degli anni Venti significa riportarli alla radice del loro successo: il cinema come spettacolo fisico, il mostro come attrazione, il caos come forma di racconto. I Minions non devono cambiare per restare attuali. Devono continuare a fare ciò che hanno sempre fatto: distruggere ogni ordine narrativo, inciampare nella storia del cinema e uscirne, ancora una volta, più riconoscibili di prima.



