Halloween sul divano: 10 film per la notte più spaventosa dell’anno

Dai grandi classici alle pellicole che hanno rivoluzionato l’horror, fino agli incubi più estremi: 10 titoli per trascorrere la serata tra streghe, assassini e mostri
Cristiano Bolla
Un frame di The Blair witch project
Un frame di The Blair witch project

La notte di Halloween non deve necessariamente trascorrere tra feste in maschera e locali affollati. C’è anche chi preferisce restare sul divano, con una coperta a portata di mano, qualche dolcetto sul tavolo e l’orecchio teso verso il campanello, pronto a interrompere la visione per rispondere ai bambini che chiedono dolcetto o scherzetto. In fondo, quale occasione migliore del 31 ottobre per spegnere le luci e lasciarsi trasportare da una film di paura? Il problema, semmai, è scegliere cosa guardare. Perché il cinema ha raccontato Halloween in moltissimi modi, passando dalle streghe ai fantasmi, dagli assassini mascherati ai mostri più terrificanti, senza dimenticare l’animazione e le commedie fantastiche.

Ce n’è per tutti i gusti, da chi vuole soltanto un pizzico di inquietudine a chi è disposto a mettere alla prova i propri nervi con le esperienze più estreme del genere. Ecco dieci film per una maratona cinematografica, divisi tra grandi classici, opere che hanno fatto la storia dell’horror e titoli decisamente sconsigliati ai più impressionabili.

1. «Halloween - La notte delle streghe», il classico dello slasher

Quando si pensa al cinema di Halloween, il primo nome che viene in mente è inevitabilmente quello di Michael Myers. Sono passati quasi cinquant’anni dall’uscita di «Halloween - La notte delle streghe», il film del 1978 con cui John Carpenter ha contribuito a ridefinire le regole dello slasher. La storia comincia nel 1963, quando un bambino uccide la sorella nella cittadina americana di Haddonfield. Quindici anni più tardi, Michael Myers fugge dall’istituto psichiatrico in cui è stato rinchiuso e torna in città, prendendo di mira la giovane babysitter Laurie Strode, interpretata da Jamie Lee Curtis. Sulle sue tracce c’è lo psichiatra Samuel Loomis, al quale presta il volto Donald Pleasence, ma fermare l’assassino con la maschera bianca si rivelerà tutt’altro che semplice. Michael Myers è diventato uno dei personaggi più riconoscibili dell’horror, dando vita a numerosi sequel e influenzando intere generazioni di registi.

2. «Nightmare Before Christmas», mostri e atmosfera gotica

Per chi preferisce un Halloween meno sanguinoso, ma ugualmente popolato di creature inquietanti, c’è invece «Nightmare Before Christmas», il lungometraggio d’animazione del 1993 ideato da Tim Burton e diretto da Henry Selick. Al centro della storia troviamo Jack Skeletron, il Re delle Zucche, che vive nella Città di Halloween insieme a fantasmi, scheletri e altri mostri. Annoiato dalle celebrazioni che si ripetono ogni anno, Jack scopre casualmente la Città del Natale e decide di organizzare una versione tutta personale della festività, con risultati imprevedibili. Realizzato attraverso la tecnica della stop-motion e accompagnato dalle musiche di Danny Elfman, il film mescola estetica gotica, fiaba e musical. Jack, Sally e gli altri abitanti della Città di Halloween sono diventati personaggi amatissimi anche al di fuori del cinema, mentre il film continua ad accompagnare il pubblico sia in ottobre sia durante le festività natalizie.

3. «La vendetta di Halloween», quattro storie da brivido

Meno conosciuto dal grande pubblico, ma particolarmente amato dagli appassionati, è «La vendetta di Halloween», film del 2007 diretto da Michael Dougherty, con Anna Paquin, Brian Cox e Dylan Baker. Quattro storie si intrecciano durante un’unica notte del 31 ottobre, tra un preside con abitudini omicide, adolescenti alle prese con uno scherzo crudele e incontri decisamente inquietanti. A collegarle c’è Sam, una piccola figura mascherata con un sacco di tela sulla testa, incaricata di far rispettare le tradizioni della festa. Il film trasforma i rituali di Halloween nel motore del racconto, ricordando che ignorare determinate usanze può avere conseguenze terribili. La sua fortuna è cresciuta soprattutto dopo la distribuzione home video americana nel 2009, fino a renderlo un cult e a riportarlo nelle sale statunitensi nel 2022. Un’antologia dell’orrore nella quale anche il più innocente dei festeggiamenti può nascondere qualcosa di sinistro.

4. «La notte dei morti viventi», il film che ha reinventato gli zombie

Non tutti i classici dell’orrore hanno semplicemente perfezionato formule già esistenti. Alcuni hanno cambiato radicalmente ciò che il pubblico si aspettava di vedere sullo schermo. È il caso di «La notte dei morti viventi», diretto nel 1968 da George A. Romero, fondamentale per la nascita dello zombie cinematografico moderno. Tutto comincia quando Barbra e suo fratello Johnny si recano in un cimitero della Pennsylvania e vengono aggrediti da uno sconosciuto. La giovane trova rifugio in una casa isolata, dove incontra Ben, interpretato da Duane Jones, e altri sopravvissuti. All’esterno, però, i morti stanno tornando in vita e sembrano guidati da un unico impulso: divorare gli esseri umani. Con questo film Romero ha contribuito a trasformare gli zombie del folklore in creature cannibali, gettando le basi per un immaginario che avrebbe attraversato decenni di cinema, televisione e videogiochi. Girato in bianco e nero, «La notte dei morti viventi» racconta anche una società incapace di reagire collettivamente alla catastrofe. La presenza di un protagonista afroamericano, nell’America del 1968, ha inoltre alimentato interpretazioni legate alle tensioni razziali dell’epoca.

5. «Non aprite quella porta», l’incubo della provincia americana

Pochi anni più tardi, nel 1974, Tobe Hooper avrebbe portato l’orrore in una direzione diversa con «Non aprite quella porta». Cinque giovani attraversano il Texas rurale e raggiungono una vecchia proprietà di famiglia, senza immaginare che nei dintorni si nasconda un gruppo di cannibali. Tra loro c’è Leatherface, un uomo che indossa maschere realizzate con pelle umana e brandisce una motosega. La protagonista Sally, interpretata da Marilyn Burns, si ritrova così al centro di un incubo apparentemente senza via d’uscita. Nonostante la reputazione di film estremamente sanguinoso, «Non aprite quella porta» contiene meno violenza esplicita di quanto si potrebbe immaginare. Hooper costruisce l’orrore attraverso il montaggio, le urla e l’atmosfera opprimente della casa, lasciando allo spettatore il compito di immaginare ciò che non viene mostrato. Una strategia talmente efficace da provocare controversie distributive, soprattutto nel Regno Unito, dove il film incontrò per anni problemi di classificazione. Leatherface è diventato una delle figure più celebri dell’horror, mentre l’idea di un pericolo nascosto nella provincia americana ha influenzato numerosi film successivi.

6. «The Blair Witch Project», il terrore nel bosco

Per trovare un’altra trasformazione decisiva bisogna arrivare al 1999 e a «The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair», diretto da Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez. Tre studenti di cinema, interpretati da Heather Donahue, Michael C. Williams e Joshua Leonard, si addentrano nei boschi del Maryland per girare un documentario su una leggenda locale. Presto cominciano a perdere l’orientamento, mentre rumori notturni e fenomeni inspiegabili rendono sempre più inquietante il soggiorno nella foresta. Tutto viene presentato come il materiale ritrovato dopo la loro scomparsa. Il film ha contribuito a rendere popolare il found footage, una forma narrativa che simula il ritrovamento di riprese amatoriali. Ma la rivoluzione è stata anche commerciale: la campagna promozionale sfruttò Internet per alimentare l’impressione che i fatti raccontati fossero autentici. Con un costo di realizzazione estremamente contenuto, «The Blair Witch Project» arrivò a incassare quasi 250 milioni di dollari nel mondo, dimostrando che per terrorizzare milioni di spettatori può bastare una videocamera puntata verso un bosco buio.

7. «Terrifier», Art the Clown e l’horror estremo

Esiste però un’altra parte del cinema dell’orrore, meno interessata a suggerire ciò che potrebbe accadere e molto più intenzionata a mostrarlo. È il territorio dello splatter e dell’horror estremo, tra mutilazioni, torture e immagini che mettono alla prova anche gli spettatori più esperti. Negli ultimi anni questo versante del genere ha trovato un protagonista capace di conquistare una popolarità sorprendente: Art the Clown, il terrificante assassino della saga di «Terrifier». Il personaggio nasce dalla fantasia di Damien Leone e compare inizialmente nei cortometraggi «The 9th Circle» e «Terrifier», prima di apparire nell’antologia «All Hallows’ Eve» del 2013. Nel primo lungometraggio autonomo, «Terrifier» del 2016, il ruolo passa a David Howard Thornton, che trasforma Art in una figura grottesca e inquietante. Vestito di bianco e nero, con un trucco da clown e un sorriso sinistro, l’assassino non pronuncia una parola, ma comunica attraverso gesti, smorfie ed espressioni esagerate. La sua mimica richiama il cinema muto, mentre le sue azioni appartengono al versante più brutale dell’horror contemporaneo.

8. «Terrifier 2» e «Terrifier 3», la carneficina continua

È soprattutto con «Terrifier 2», uscito nel 2022, che il fenomeno esplode. Riportato in vita da un’entità soprannaturale, Art torna a seminare il terrore durante Halloween nella cittadina di Miles County. Questa volta nel suo mirino finiscono Sienna Shaw, interpretata da Lauren LaVera, e il fratello minore Jonathan, coinvolti in una lotta per la sopravvivenza mentre le strade si riempiono di persone mascherate. Il film amplia la mitologia del personaggio e introduce una protagonista destinata a diventare centrale nella saga, senza rinunciare alle scene di violenza estrema che ne hanno costruito la reputazione.

Il successo è stato impressionante soprattutto per le dimensioni produttive. Realizzato con circa 250mila dollari, «Terrifier 2» ha superato i 15 milioni di incasso mondiale. Il successivo «Terrifier 3», che sposta la carneficina da Halloween al Natale, ha compiuto un salto ancora più evidente, ha confermato il fenomeno anche al botteghino. Alla base di questa popolarità c’è anche il ritorno agli effetti speciali pratici. Leone proviene dal mondo del trucco prostetico e ha mantenuto un ruolo diretto nella realizzazione delle sequenze più sanguinose, recuperando tecniche artigianali dello splatter degli anni Ottanta. Ma Art deve parte del proprio successo anche alla sua natura contraddittoria: può esibirsi in una gag infantile un istante prima di compiere un atto di violenza inaudita. Una combinazione che lo ha trasformato in una nuova icona del genere, capace di raggiungere un pubblico internazionale partendo da produzioni indipendenti.

9. «Martyrs» e «À l’intérieur», i confini dell’horror francese

Chi cerca qualcosa di altrettanto disturbante, ma profondamente diverso per atmosfera, può rivolgersi a «Martyrs», film franco-canadese del 2008 diretto da Pascal Laugier. La storia segue Lucie, una giovane donna sopravvissuta nell’infanzia a una terribile prigionia. Anni dopo, ancora perseguitata dai traumi del passato, crede di aver individuato i propri aguzzini e decide di vendicarsi, coinvolgendo l’amica Anna, interpretata da Morjana Alaoui. Quella che inizialmente sembra una storia di vendetta si trasforma progressivamente in un racconto legato a un’organizzazione misteriosa e alle sue convinzioni sul rapporto tra sofferenza e morte. Interpretato anche da Mylène Jampanoï, «Martyrs» è uno dei titoli rappresentativi della New French Extremity, corrente associata a opere francesi particolarmente provocatorie e violente.

Allo stesso filone appartiene «À l’intérieur», conosciuto anche come «Inside», diretto nel 2007 da Alexandre Bustillo e Julien Maury. La protagonista Sarah, interpretata da Alysson Paradis, è una giovane fotografa incinta che ha perso il marito in un incidente automobilistico. Alla vigilia di Natale, poco prima della data prevista per il parto, decide di trascorrere la serata da sola. La tranquillità viene interrotta dall’arrivo di una donna misteriosa, interpretata da Béatrice Dalle, determinata a entrare in casa e a impossessarsi del bambino che Sarah porta in grembo. È l’inizio di un incubo claustrofobico che trasforma l’abitazione in uno spazio da cui sembra impossibile fuggire. I registi utilizzano gli elementi dell’home invasion, nel quale una minaccia esterna viola la sicurezza domestica, portandoli verso una rappresentazione estremamente grafica della violenza. Il risultato è uno dei film più disturbanti dell’horror francese degli anni Duemila, soprattutto per la relazione tra aggressione fisica, maternità e trauma.

10. «The Sadness», l’epidemia che trasforma le persone in mostri

Chiude il percorso «The Sadness», film taiwanese del 2021 scritto e diretto da Rob Jabbaz. Ambientato a Taipei, racconta la diffusione di un’epidemia che altera il comportamento delle persone contagiate, trasformandole in individui dominati da impulsi sadici e violenti. In mezzo al caos, una giovane coppia, interpretata da Berant Zhu e Regina Lei, cerca disperatamente di ricongiungersi mentre la città precipita nel disordine.

A differenza degli zombie tradizionali, gli infetti di «The Sadness» non diventano semplici creature prive di coscienza: conservano capacità umane, ma le utilizzano per infliggere sofferenza. Presentato in festival internazionali come Locarno, Fantasia e Fantastic Fest, il film ha raggiunto diversi mercati attraverso la piattaforma Shudder nel 2022, affermandosi tra gli esempi più estremi dell’horror asiatico recente. Una storia che trasforma la paura dell’epidemia in un incubo collettivo, con contenuti di violenza grafica e sessuale decisamente inadatti agli spettatori più sensibili.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Commenti

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoImago, l’IA che vede e interpreta la produzioneImago, l’IA che vede e interpreta la produzione

Il progetto con AMCO: due eccellenze per una nuova idea dei processi industriali

Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ