«Charlie’s Angels», 50 anni di un mito tra successo e contraddizioni

La storia di quest’icona della tv e del cinema racconta anche i cambiamenti di Hollywood, del pubblico e della società, mentre ci si prepara al nuovo adattamento cinematografico
Cristiano Bolla
Le Charlie's Angels originali
Le Charlie's Angels originali

Tre donne, un capo misterioso che nessuno ha mai visto e un’intera generazione conquistata dalle loro avventure. Sono passati cinquant’anni dal debutto di «Charlie’s Angels», una delle serie più celebri della televisione americana, e il mito degli Angeli di Charlie continua ad attraversare il cinema e la cultura popolare. Il 2026 ha riportato sotto i riflettori le protagoniste originali, riunite per celebrare l’anniversario, mentre Hollywood sta preparando un nuovo adattamento cinematografico. Una ricorrenza che offre anche l’occasione per rileggere una storia segnata da contraddizioni profonde, tra l’immagine di tre donne indipendenti e le logiche commerciali di un’industria che puntava soprattutto sul loro fascino. Il successo straordinario degli anni Settanta ha alimentato numerosi tentativi di rilancio, spesso accolti con risultati ben lontani da quelli sperati, lasciando aperta una domanda che accompagna il franchise da decenni: quanto della sua popolarità appartiene ancora ai personaggi e quanto al ricordo dell’epoca che li ha resi famosi?

La serie originale

La storia comincia ufficialmente il 22 settembre 1976, quando la ABC avvia la programmazione settimanale della serie, dopo un film pilota trasmesso il precedente 21 marzo. Il progetto nasce da un’intuizione dei produttori Aaron Spelling e Leonard Goldberg, intenzionati ad allontanarsi dai polizieschi più cupi e realistici del periodo per proporre un intrattenimento investigativo elegante, spettacolare e glamour. Inizialmente intitolata «The Alley Cats», l’idea viene sviluppata fino ad assumere la forma definitiva grazie anche al contributo di Kate Jackson, destinata a interpretare Sabrina Duncan. Secondo le ricostruzioni della produzione, sarebbe stata proprio l’attrice a suggerire il riferimento agli Angeli, dopo aver notato un dipinto nell’ufficio di Spelling. A cinquant’anni di distanza, Jackson ha ricordato di non aver ricevuto alcun riconoscimento economico per quella proposta, diventata uno dei marchi più celebri della storia televisiva.

La premessa narrativa è arcinota: tre giovani donne, formatesi all’accademia di polizia ma relegate a incarichi poco gratificanti, vengono reclutate dall’agenzia investigativa del misterioso Charles Townsend. Il loro datore di lavoro non compare mai fisicamente, limitandosi a comunicare attraverso un altoparlante con la voce di John Forsythe, mentre l’assistente John Bosley, interpretato da David Doyle, ne rappresenta il collegamento con le protagoniste. Accanto a Kate Jackson ci sono Farrah Fawcett, nel ruolo di Jill Munroe, e Jaclyn Smith, interprete di Kelly Garrett. Insieme risolvono casi criminali, affrontano situazioni pericolose e si infiltrano negli ambienti più diversi, facendo ricorso a travestimenti, astuzia e capacità investigative.

Il successo

Il pubblico risponde immediatamente. Nella stagione 1976-1977 «Charlie’s Angels» raggiunge il quinto posto nelle classifiche Nielsen dei programmi più seguiti negli Stati Uniti, salendo al quarto posto ex aequo nell’annata successiva. Il fenomeno coinvolge soprattutto Farrah Fawcett, la cui acconciatura diventa una moda e il cui celebre poster in costume rosso arriva a vendere oltre dodici milioni di copie complessive. L’attrice, però, lascia il cast regolare dopo appena una stagione, dando origine a una controversia contrattuale e venendo sostituita da Cheryl Ladd, scelta per interpretare Kris Munroe, sorella del suo personaggio. Nel corso degli anni arriveranno anche Shelley Hack e Tanya Roberts, mentre Jaclyn Smith resterà l’unica protagonista presente in tutte e cinque le stagioni, fino alla conclusione del 1981.

Jaclyn Smith and Cheryl Ladd agli ultimi Emmy Awards
Jaclyn Smith and Cheryl Ladd agli ultimi Emmy Awards

Già nei primi anni di trasmissione, il successo degli Angeli porta con sé una discussione destinata ad accompagnare la serie per decenni. Per una parte del pubblico, vedere tre donne guidare una produzione d’azione, investigare e affrontare criminali senza dipendere da un eroe maschile rappresenta una novità significativa. Per una parte della critica, il programma è invece un prodotto costruito attorno alla bellezza delle interpreti, ai loro abiti e alla possibilità di mostrarle in situazioni che ne esaltino il fascino. La serie viene associata alla cosiddetta jiggle television, definizione utilizzata negli Stati Uniti per descrivere una televisione che sfrutta l’attrattiva fisica femminile come richiamo commerciale. Gli Angeli dimostrano di poter svolgere un lavoro tradizionalmente maschile, ma le loro avventure riservano grande attenzione anche alla sensualità e alle convenzioni estetiche del periodo. Per quanto autonome nelle indagini, le protagoniste rispondono inoltre agli ordini di un uomo che esercita la propria autorità senza nemmeno mostrarsi.

Innovazione o paradosso?

Questa doppia natura ha contribuito a rendere «Charlie’s Angels» uno dei prodotti televisivi più discussi della sua epoca e continua a emergere nei ricordi delle protagoniste. Lo scorso 6 aprile Kate Jackson, Jaclyn Smith e Cheryl Ladd si sono riunite al Dolby Theatre di Hollywood per il PaleyFest, celebrando il cinquantesimo anniversario davanti a un pubblico che le ha accolte con una standing ovation. L’incontro ha offerto l’occasione per ripercorrere il peso culturale di una serie che, pur rispondendo a precise aspettative estetiche, aveva portato tre protagoniste femminili al centro di un genere televisivo prevalentemente dominato dagli uomini.

A tornare sull’argomento è stata soprattutto Jaclyn Smith, oggi ottantenne, che in un’intervista pubblicata dal The Guardian il 6 ottobre 2026 ha ripercorso le luci e le ombre della propria esperienza, in occasione dell’uscita del memoir «I Once Knew a Guy Named Charlie». L’attrice ha ricordato di aver sempre considerato superficiali le accuse secondo cui la serie riduceva le donne a oggetti del desiderio, sottolineando come le protagoniste lavorassero duramente, affrontassero pericoli e occupassero un territorio narrativo allora prevalentemente maschile. Ha raccontato anche un dettaglio significativo delle discussioni con la produzione: le attrici avevano chiesto di non essere costrette a indossare il bikini quando le scene non erano ambientate vicino all’acqua.

Le contraddizioni emergevano anche nei rapporti professionali. Smith ha spiegato che inizialmente le erano stati offerti 3.000 dollari a episodio, contro i 5.000 di Farrah Fawcett e i 10.000 di Kate Jackson, già più affermata professionalmente. Convinta di meritare almeno lo stesso compenso di Fawcett, aveva insistito nella trattativa fino a ottenerlo. Ha inoltre ricordato le difficoltà legate all’improvvisa celebrità, gli episodi di persecuzione da parte di ammiratori ossessivi e la presenza di droga nell’ambiente lavorativo. Dopo la conclusione della serie, il successo si sarebbe trasformato anche in un ostacolo professionale: l’immagine dell’Angelo glamour rendeva difficile essere considerata per ruoli drammatici, tanto che dovette impegnarsi per ottenere la parte di Jacqueline Kennedy in un film televisivo del 1981.

I nuovi Angeli

Il rapporto tra l’immagine degli Angeli e i cambiamenti della società americana è rimasto centrale anche nei successivi adattamenti. Nel 2000 il regista McG porta «Charlie’s Angels» al cinema, affidando i ruoli principali a Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu. Il film recupera la struttura originale, trasformandola in un action spettacolare, costruito su combattimenti coreografati, ironia, tecnologia e un’estetica vicina ai videoclip. Le protagoniste diventano figure ancora più atletiche e indipendenti, mentre la componente glamour continua ad avere un ruolo importante. La formula funziona: il film incassa oltre 264 milioni di dollari nel mondo e genera un sequel, «Charlie’s Angels - Più che mai», distribuito nel 2003 e capace di superare i 259 milioni secondo Box Office Mojo.

Il riadattamento del 2000
Il riadattamento del 2000

Il successo, però, non si ripete nei tentativi successivi. Nel 2011 la ABC prova a riportare gli Angeli in televisione con una nuova serie ambientata a Miami e interpretata da Annie Ilonzeh, Minka Kelly e Rachael Taylor. L’esperimento viene cancellato dopo poche settimane a causa degli ascolti deludenti. Nel 2019 tocca invece a Elizabeth Banks, regista e sceneggiatrice di una nuova versione cinematografica con Kristen Stewart, Naomi Scott ed Ella Balinska. Questa volta l’agenzia Townsend diventa un’organizzazione internazionale, con numerose agenti e una struttura operativa più articolata. Il film cerca di aggiornare il franchise accentuando la dimensione collettiva e l’autonomia femminile, senza rinunciare all’azione e all’intrattenimento. Al botteghino, però, il risultato è deludente: circa 73 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget produttivo dichiarato di 48 milioni.

Il riadattamento con Kristen Stewart
Il riadattamento con Kristen Stewart

La parabola dei diversi adattamenti racconta quanto sia difficile riproporre un fenomeno televisivo nato in un contesto culturale preciso. Hollywood, comunque, è pronta a tentare ancora. Nel febbraio 2026 è emerso che Sony Pictures sta sviluppando un nuovo film di «Charlie’s Angels», con una sceneggiatura affidata a Pete Chiarelli, già autore di «Ricatto d’amore» e co-sceneggiatore di «Crazy & Rich». Secondo quanto riportato, al progetto dovrebbe partecipare anche Flower Films, la società di Drew Barrymore già coinvolta nelle produzioni cinematografiche dei primi anni Duemila. Non risultano però ancora annunciati un regista, un cast o una data di uscita, e nemmeno l’eventuale ritorno delle protagoniste dei film precedenti ha ricevuto conferme.

Cinquant’anni dopo il debutto, gli Angeli si preparano dunque a una nuova trasformazione, portandosi dietro l’eredità di una serie che ha segnato la televisione americana e un’immagine rimasta pressoché immutata nell’immaginario collettivo. Il prossimo adattamento dovrà confrontarsi con una storia che comprende successi straordinari, polemiche, cambiamenti culturali e rilanci meno fortunati, cercando ancora una volta di dare un volto contemporaneo a tre detective nate nel 1976 e diventate, nel frattempo, molto più grandi delle loro avventure televisive.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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