Anna Foglietta: «Volevo un film con l’anima come protagonista»

L’attrice romana al Moretto per presentare «Una storia», il suo debutto alla regia: «Un buon film è tale quando scuote, lascia domande e accende speranze»
Lara Minelli
Anna Foglietta al Cinema Moretto
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Anna Foglietta al Cinema Moretto

Difficile raccontare il vuoto: «La mia vita è davvero tutta qui?». Difficile anche guardarci dentro: «Ma io dove sono?», soprattutto dopo anni di quelle che si credevano certezze e verità. Difficile, forse ancor più, metterlo in scena per «rendere straordinaria una storia normale». Ma non per Anna Foglietta, attrice romana, classe 1979, talento, eleganza e audacia insieme, martedì sera al Cinema Moretto per presentare «Una storia», il suo debutto alla regia, di recente alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e dal 24 settembre sul grande schermo.

«Tutto nasce da un pensiero: volevo un film di relazione, in cui la protagonista fosse l’anima. Perché "possiamo correre il rischio di vivere una vita senza conoscerci e senza conoscere le persone accanto a noi?"».

Crisi d’identità

Un grido il suo come quello dei suoi protagonisti: Erika (Alba Rohrwacher) e Mauro (Guido Caprino), «due personaggi normali spesso ignorati dal cinema italiano», al centro di una crisi di identità prima che di relazione. Una vita sicura nelle sue abitudini quotidiane: il ciambellone fatto in casa, il lavoro al supermercato per lei e dal padre autoritario per lui, le attenzioni per la figlia. Una vita normale, proprio come quella di molti. E se dovesse crollare?

«Ben venga che crolli! Il viaggio della vita è fatto di cambiamenti». Così per Foglietta, così per i suoi attori, costretti a fare i conti con i propri sogni, i fantasmi e il nuovo (dis)equilibrio da quando la figlia lascia la casa per l’università.

In scena una nudità di sentimenti che fa male. In un tempo sospeso scandito da attese ed emozioni. Sguardi che dicono tutto. Silenzi dolorosi che fan rumore. Perché «il silenzio è cosa viva» sottolinea. Una semplicità di stile e drammaturgia voluta, ma non semplicistica, capace di scuotere quelle verità per troppo tempo taciute.

Tra Usa ed Est

Non è l’intenso, ma urlato Muccino o il dolorismo un poco appiccicoso del melodramma all’italiana. Più vicino forse al cinema indipendente americano, ma Foglietta preferisce di gran lunga «i grandi esempi dell’Est: Cristian Mungiu, Hirokazu Koreeda, Abbas Kiarostami, Aki Kaurismäki».

O per dirla all’italiana: «Valeria Golino, mia produttrice, un esempio per me». Un film per alcuni forse «un po’ freddo», di quel freddo che ti resta addosso per un po’. Perché in fondo «Una storia» racconta la storia di ognuno di noi, «prima o poi in contatto con la parte più nera della nostra anima: la paura», costretto a guardarsi allo specchio e a chiedersi: «Cosa dobbiamo fare per smettere di aver paura di avere paura?»

Foglietta con la sua solita eleganza e il fuoco nell’anima – attivista, non perde mai l’occasione per un richiamo: «Un film politico? Anche, desiderare è un atto politico» – saluta la platea con il sorriso di chi ce l’ha fatta: «Un film è un buon film quando scuote, lascia domande e accende speranze. Questo è il cinema per me. Un atto di coraggio, capace di guardare la realtà». E ad Anna Foglietta di sicuro il coraggio non manca.

lara minelli

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