Fu notte e fu luce: Cerveno piange Andrico, regista della Santa Crus

Fu lui ad avere immaginato, desiderato e fortemente voluto la rappresentazione notturna della Passione nel borgo camuno, che lo ha amato nel profondo
Francesca Renica

Francesca Renica

Vicecaporedattrice

Il regista bresciano Giacomo Andrico a Cerveno
Il regista bresciano Giacomo Andrico a Cerveno

Tutto accadde di notte, come quella notte. E di notte il maestro Giacomo Andrico, regista e scenografo bresciano, se ne è andato. Il buio, che per lui era la carezza del tempo che scorre e insegna, lo ha cullato fino all'ultimo respiro. Le stesse tenebre, mistiche e silenziose, che gli hanno fatto da scenografia per la Santa Crus notturna che lui per primo ha strenuamente desiderato, immaginato, messo in scena e reso carne insieme agli abitanti di Cerveno.

La Santa Crus, lui lo aveva capito da subito, non è per i potenti. La Santa Crus è per chi sa che è destino di tutti salire su quel Golgota. «E ti toccano tutti i passi, uno ad uno, e nessuno può camminare per te, al tuo posto».

Cerveno, culla del suo genio lontana dai teatri, come lui è umile e come gli autentici umili anche maestoso. Forse senza saperlo, di certo senza mai farne sfoggio. Sotto lo sguardo severo e roccioso della Concarena per due edizioni – nel 2012 e nel 2024 – Andrico ha diretto la rappresentazione degli ultimi attimi di vita di Gesù Cristo, in un rito collettivo che è stato, e sarà ancora in suo nome, un'espressione inimitabile di vero teatro di popolo. Un maestro venuto dalla Bassa, che ha saputo farsi amare dalla comunità camuna arroccata in quei viottoli ripidi, con il gorgoglio delle fontane a intrecciare storie, fatiche, lacrime e gesti.

Di notte

Giacomo Andrico va ricordato seduto a terra. Nel maggio del 2024, in migliaia dietro le sue spalle hanno trattenuto il fiato all'uscita di Gesù dal santuario. La prima scena di una notte epica.

Andrico seduto a terra nella rappresentazione notturna della Santa Crus a Cerveno © www.giornaledibrescia.it
Andrico seduto a terra nella rappresentazione notturna della Santa Crus a Cerveno © www.giornaledibrescia.it

A terra perché, come amava ricordare, «la Santa Crus va vissuta dal basso e in silenzio». Seduti, se non accovacciati, sulle pietre del selciato che molti prima di noi hanno levigato. E lui, che è stato genio e creatività, ci ha ricordato cosa è la devozione fuori dalle chiese, il rispetto cocciuto e orgoglioso delle tradizioni, l'ascolto assorto del fragore tintinnante delle catene senza averne paura.

In quella Santa Crus di fuoco e sangue, tra i colpi di bastone degli sgherri e la potenza della natura che tutto custodisce, Andrico ha inciso la sua eredità. Resterà nei canti in aramaico, che a chiudere gli occhi ancora ci velano le braccia di brividi. Ma soprattutto resterà nel piccolo fiore che una bambina dona per dare sollievo all'inevitabile Passione. Che tocca a Cristo, tocca a Giacomo, e toccherà a noi tutti. L'intelligenza inconscia sa fin dal primo vagito che finiremo, e nonostante questo amiamo, gioiamo, preghiamo, culliamo: che forza ci vuole per vivere. Lo sapeva bene anche il regista bresciano, che con la sua opera ci ha donato uno di quei piccoli fiori che non appassiscono.

La partecipatissima Santa Crus a Cerveno
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La partecipatissima Santa Crus a Cerveno

Quadri nel quadro

Andrico aveva strenuamente voluto l'edizione notturna. Per le pennellate di luce che solo le fiamme delle torce potevano imprimere alle sue scene, quadri nel quadro di Cerveno. Per la complicità del silenzio di raccoglimento, delle palpebre socchiuse, ma anche perché la notte ha impastato in un corpo solo il popolo delle «crape», come le chiamava Testori, accorso a riempire le piazze: tutti a camminare zitti dietro la croce.

Composti, non vinti, perché con la Santa Crus notturna Andrico ci ha donato la crocifissione poco prima all'aurora. Studiata perfettamente nei tempi, per sfiorare appena in tempo il risveglio della natura. E darci speranza.

La prima scena della Santa Crus di Andrico © www.giornaledibrescia.it
La prima scena della Santa Crus di Andrico © www.giornaledibrescia.it

E chi c'era sa, sa che in quell'alba il messaggio tra i fili d'erba era la certezza – catartica, salvifica e commovente – della resurrezione. Di tutto che si risolve, della pace che rinfresca e lenisce, che scioglie le corone di spine. Il raggio del primo sole che bacia il volto di Cristo, la magia concreta che madre Valcamonica ha voluto regalare al suo scenografo prediletto, è il sigillo di tutto questo.

Cerveno non dimenticherà Giacomo Andrico, perché lo ha amato nel profondo. Da bravi camuni, gli abitanti del borgo lo hanno prima studiato, messo alla prova, ascoltato. E poi, rassicurati dal suo rispetto e dalla sua gentile tenacia, lo hanno accolto. E da lui si sono fatti dirigere.

Terminata la rappresentazione, quando la festa si prende il palco, i cori hanno quasi rovesciato i tavoli imbanditi: «Uno di noi, Andrico uno di noi». Lucci Bazzoni, presidente del Comitato Santa Crus 2024, lo piange come quando da ragazza interpretò Maddalena e pianse sotto la sua prima regia: «La nostra comunità lo ringrazia per aver camminato con noi un pezzo della nostra strada». E ogni abitante di Cerveno, che ogni 10 anni sale al Golgota tenendo in tasca un oggetto di un caro defunto, di certo ha già fatto spazio nelle sue tasche per Andrico e per il suo indelebile ricordo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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