Carlo Cottarelli ha chiuso Librixia 2024 con «Dentro il palazzo»
La cronaca di un breve ma intenso periodo trascorso nelle stanze del potere: l’economista Carlo Cottarelli ha chiuso ieri sera l’undicesima edizione di Librixia, la Fiera del libro di Brescia, presentando all’auditorium San Barnaba il libro «Dentro il Palazzo» (Mondadori, 240 pagine, 19 euro). In esso racconta i suoi otto mesi da senatore dopo le elezioni del 2022 e i pochi giorni in cui, nel 2018, tentò di formare un governo tecnico su incarico del presidente Sergio Mattarella.
Preoccupata ironia
È una narrazione con molte notazioni ironiche, animata però da una sincera preoccupazione per il funzionamento lacunoso della nostra democrazia. «Consiglierei di adottare questo libro nelle scuole» ha detto ieri Emilio Del Bono, vicepresidente regionale ed ex sindaco di Brescia, che ha dialogato con Cottarelli.
Una delle preoccupazioni espresse nel libro riguarda la progressiva esautorazione del Parlamento ad opera del governo, attraverso l’abuso di decreti legge e leggi delega: «Un esempio: la legge delega sul fisco approvata un anno fa affida al governo le norme tecniche di dettaglio della riforma, fissando solo princìpi estremamente vaghi. Le aliquote di tassazione, il dato fondamentale, non sono precisate.
Altra fonte di indebolimento è la legge elettorale: con l’attuale non possiamo dare la preferenza a un candidato e si va in Parlamento grazie alla fedeltà verso il capo del partito».
Presidenzialismo
Questo svuotamento rischia di accrescersi col «presidenzialismo all’italiana»: «Cadrebbe l’ultimo potere dei parlamentari, quello di sfiduciare il presidente del Consiglio, perché il parlamentare saprà che, se vota contro il governo, si andrà probabilmente a nuove elezioni e quindi perderà il posto. È poi normale che quando una persona sola ha troppi poteri tenda a montarsi la testa, finendo col prendere decisioni avventate che pagheremmo tutti noi».
Trattamenti d’oro
Divertono, ma fanno anche pensare, gli aneddoti sui «peones» che dai banchi del Parlamento devono sottostare a centinaia di votazioni in un giorno, spesso senza sapere su cosa esattamente stanno deliberando. Può apparire frustrante, «ma io sono stato uno dei pochi che se ne sono andati. I vantaggi sono molti, a partire dallo stipendio… 12.240 euro netti al mese, più un fondo spese rendicontabili di altri 2.090 euro». Nel frattempo, i cittadini si allontanano dalla politica. «Tra le proposte che faccio, una riguarda il ritorno alle preferenze; poi l’obbligo di indicare nei programmi elettorali non solo le cose che si vogliono fare, ma anche come si intende finanziarle».
L’offerta rifiutata
Oltre a Mattarella, in questi anni l’hanno cercato in molti per convincerlo a candidarsi. Tra loro i Cinquestelle: «Nel 2018, prima delle elezioni, mi chiese un incontro un loro sconosciuto rappresentante. Parlò per 40 minuti e quando finalmente chiesi qual era la proposta, disse che mi volevano annunciare come futuro ministro dell’Economia. Rifiutai l’offerta. Quel signore era Giuseppe Conte».
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