«Le balene incise nel deserto uzbeko ci interrogano su miti e geografia»

Tiziana Cittadini del Centro camuno di studi preistorici anticipa i temi del convegno su «Gli animali nell’arte rupestre»
Nicola Rocchi
Incisioni e rilievo di tartaruga su roccia a Whadi Bani Kharous in Oman
Incisioni e rilievo di tartaruga su roccia a Whadi Bani Kharous in Oman

Tiziana Cittadini è appena tornata da un nuovo viaggio in Kirghizistan, ai confini con la Cina, dove il Centro camuno di studi preistorici di cui lei è presidente conduce da tre anni un’importante campagna di ricerca sull’arte rupestre preistorica, sostenuta dal Ministero degli Affari esteri. «Ora – racconta – ci hanno chiesto di realizzare una mostra itinerante sull’arte rupestre del Kirghizistan e dell’Asia in genere. Dovremo preparare il loro team di ricerca e proseguire le indagini sull’arte rupestre, che danno risultati impressionanti: troviamo carri incisi a 3200 metri di altezza, identici a quelli raffigurati in Valle Camonica».

La proiezione internazionale è da sempre una prerogativa del Centro fondato nel 1964 da Emmanuel Anati. E sarà ribadito anche il prossimo ottobre, quando per tre giorni, dal 22 al 24, studiosi di tutto il mondo («abbiamo avuto una richiesta anche dall’Iran») si incontreranno a Capo di Ponte per la ventinovesima edizione del Valcamonica Symposium promosso dal Ccsp. Il tema è «Animals in rock art»: l’arte rupestre – sottolinea la presidente Cittadini – «fa comprendere come gli animali ci abbiano accompagnato nel corso dei millenni».

Dottoressa Cittadini, quali aspetti delle raffigurazioni di animali saranno approfonditi nel Symposium?

Uno spunto di riflessione interessante viene dalla scoperta che, mentre l’archeozoologia evidenzia una progressiva diminuzione, dalle fasi antiche in poi, della presenza nella dieta della selvaggina, nell’arte rupestre preistorica accade esattamente l’opposto: nell’età del Ferro dell’ultimo millennio avanti Cristo, il 95% degli animali raffigurati sono cervi, mentre nella dieta il cervo era presente solo allo 0,3%. C’è dunque un’esasperazione del significato simbolico di certi animali rispetto alla loro reale presenza nella vita quotidiana.

Agli «animali nel mito e nella cosmologia» è dedicata una sessione del convegno…

L’aspetto simbolico, su cui molto si discute, è supportato dai dati archeologici. Noi abbiamo sostenuto la ricerca di un’archeologa bresciana, Francesca Fapanni, che ha studiato i materiali di scavo archeologico della Valle Camonica. Sono usciti i dati che ricordavo: presenza minima nelle diete degli animali selvatici rispetto a una predominanza di animali domestici. Una sorpresa, perché nelle incisioni ci sono soltanto cervi, intesi come simboli di virilità e potenza. Sarà uno dei temi: capire se questa situazione è presente anche in altri contesti rupestri.

Tiziana Cittadini tra le rocce incise in Valle Camonica
Tiziana Cittadini tra le rocce incise in Valle Camonica

L’arte rupestre mondiale offre molte raffigurazioni di animali?

Moltissime. Ci sono i cammelli e dromedari nell’area asiatica e del Medio Oriente; dall’Oman vengono figure di tartarughe acquatiche e di piccoli animali legati al mondo marino; elefanti e rinoceronti compaiono nella zona della Somalia. Nella foresta amazzonica si vedono cose incredibili: grandi serpenti, figure di animali che assumono significati mitologici. In Uzbekistan si trovano rocce enormi con grandi balene, in aree oggi desertiche. Testimonianze che pongono domande sulla storia del territorio, forniscono elementi di valutazione sul significato simbolico e fanno capire anche i gradi di interconnessione, perché trovi gli stessi animali raffigurati nello stesso modo a diecimila chilometri di distanza tra loro.

Quali sono gli animali più rappresentati?

Gli ungulati nelle zone alpine e montane. Il cane è presente in quasi tutti i contesti: in Valcamonica è documentato sin dal Neolitico, dal 4000 circa a.C., ma è presente in Medio Oriente già dal 12000 circa. Nella fase più avanzata compaiono i bovidi e forse asini e muli che trainano i carri. Nella fase cosiddetta di influenza retico-etrusca troviamo dei volatili che noi impropriamente chiamiamo «le paperelle»: le anime dei guerrieri venivano portate dai volatili nell’aldilà. In Valle Camonica, a Campanine, si trova un’importantissima raffigurazione in cui un guerriero, perfettamente bardato col suo corredo, è sul corpo di questa paperella che lo sta trasmigrando. A Seradina c’è un personaggio che tiene in mano due serpenti lunghissimi. Tutto questo fa capire come la figura dell’animale fosse fortemente presente nella simbologia dell’uomo preistorico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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