Cronaca

Ceto, il progetto Imago accelera ed entra nella fase decisiva

L’opera trasformerà l’area dismessa dell’ex Niggeler&Kupfer di Ceto in un hub culturale dedicato al patrimonio rupestre camuno
Giuliana Mossoni
Il progetto Imago
Il progetto Imago

Il progetto Imago accelera ed entra nella fase decisiva. Il Comune di Ceto sta lavorando su tre fronti: la progettazione architettonica, la definizione del percorso culturale e l’elaborazione del piano economico di gestione. «Elementi che devono procedere insieme», dice il sindaco Marina Lanzetti, in uscita ieri dall’ennesimo incontro con l’architetto Michele De Lucchi, incaricato di immaginare il complesso, che trasformerà l’area dismessa dell’ex Niggeler&Kupfer di Ceto in un hub culturale ed espositivo dedicato al patrimonio rupestre camuno.

L’opera

L’opera dispone, per il primo stralcio, di 14,6 milioni: 12,35 dei Comuni confinanti e 2,25 del Bim attraverso le grandi derivazioni. Come detto, la progettazione, direzione lavori e il coordinamento sicurezza sono stati affidati al raggruppamento guidato dall’architetto Michele De Lucchi, insieme a Politecnica, Park Associati e Studio Mattioli.

Gli incontri e i sopralluoghi svolti tra maggio e giugno hanno consentito ai progettisti di approfondire il rapporto tra l’ex area industriale, il paesaggio e la rete dei parchi archeologici. De Lucchi sta ora elaborando una proposta che dovrà dialogare con l’intera media Valle. L’impostazione prevede un ricorso prevalente a materiali del territorio, come legno e pietra, e una particolare attenzione alle esperienze multisensoriali e alle nuove tecnologie, utili a rendere accessibili incisioni spesso difficili da osservare direttamente.

Nel comitato scientifico è entrata anche Tiziana Cittadini, presidente del Centro camuno di studi preistorici. Il gruppo affianca Comune e progettisti nella definizione dei contenuti e delle strategie. Nuovi confronti sono in calendario, mentre ieri i membri del comitato scientifico si sono incontrati con Luca Molinari e Alberto Piantoni per impostare il modello economico e gestionale della struttura.

Porta per la valle

Un passaggio determinante ha riguardato la verifica ambientale dell’ex stabilimento. Le indagini condotte in contraddittorio tra la proprietà e il Comune hanno accertato l’assenza di contaminazione del suolo e del sottosuolo. La Giunta ne ha preso atto il 16 giugno e ha disposto il pagamento della prima tranche da 500mila euro per l’acquisizione. Il prezzo complessivo per il sito è di quasi tre milioni (il contratto definitivo dovrà essere stipulato entro il 31 gennaio 2027).

L’obiettivo non è realizzare un museo isolato, ma una porta d’ingresso alla Valle dei segni, capace di orientare i visitatori verso il sito Unesco 94 e gli altri luoghi culturali. Ora la sfida riguarda la sostenibilità futura dell’hub, con contenuti attrattivi, costi di gestione equilibrati e capacità di produrre ricadute culturali e turistiche durature.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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