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Cultura e spettacoli

Le foto strette e lunghe di Renato Corsini per raccontare la quotidianità

A Palazzo Martinengo la mostra «Scattare sviluppare fissare e lavare»: 150 stampe realizzate da pellicola analogica con la fotocamera Hasselblad X-Pan, che permette di avere un'inquadratura molto ampia in orizzontale
Francesco Fredi
Uno scatto di Renato Corsini realizzato in Marocco
Uno scatto di Renato Corsini realizzato in Marocco

È l’esito di una sfida, la mostra «Renato Corsini. Scattare sviluppare fissare e lavare» che – curata da Roberto Mutti per Fondazione Provincia di Brescia Eventi nell’ambito dell’iniziativa «Qualcosa è cambiato. 10 fotografi bresciani dai primi ’900 a oggi» – s’inaugura oggi alle 18.30 a Palazzo Martinengo di via Musei a Brescia. La sfida che il fotografo, gallerista e curatore, nonché consulente del Brescia Photo Festival e responsabile di Cavallerizza-Centro della fotografia italiana, ha lanciato al cliché della fotocamera Hasselblad X-Pan del 1998 e al suo formato panoramico 24x65 ideale per i paesaggi, ma teoricamente impraticabile da altri generi.

In 150 stampe, rigorosamente in bianco e nero e nate in camera oscura da pellicola analogica come da titolo, Corsini – stimolato da un «big» come Gianni Berengo Gardin che aveva apprezzato alcuni suoi scatti by-Hasselblad – dimostra come si possa, ribellisticamente originali, sfidare i limiti dello stereotipo e del pregiudizio iconografico.

E propone letteralmente un altro, riuscito e qui e là addirittura sorprendentemente estetizzante, «punto di vista». Stretto e lungo appunto (la X-Pan originaria veniva pubblicizzata con lo slogan «for a world less square», per un mondo meno quadrato...), qui creativamente in anarcoide premessa applicato a qualsivoglia genere fotografico: ritratto, reportage, still life, street photography, persino il nudo.

Una mamma con il suo bambino in Bangladesh
Una mamma con il suo bambino in Bangladesh

La mostra

L’esito è un nutritissimo portfolio realizzato negli ultimi 5 anni fra Garda e Parigi, Cuba e la Liguria, Bangladesh, casa-Corsini e altrove, cui ha fatto da liberatoria ispiratrice e fattuale complice, proprio la macchina che, con quella specifica caratteristica d’inquadratura, ha... armato questa foto-rivoluzione contro la convenzione. Così, negli ambienti di Palazzo Martinengo in cui sono cadenzati per temi – la stanza delle spiagge; quella del reportage esotico; quella dei lavoratori e artisti ritratti nel loro finalmente esibito ambiente creativo-lavorativo; quella dello still life sugli altrimenti inespressivi oggetti-memorabilia qui esaltati dallo spazio circostante; quella degli alberi come soggetto; quella dei 26 foto-libri (cui forse s’aggiungerà quello delle opere in mostra e successive) dell’autore... – i frutti di quei clic ostinatamente controcorrente stimolano il visitatore a nuovo sguardo che pareva se non impossibile, certo illogico. Che qui invece conserva, talvolta felicemente accentua, l’intensità espressiva che il formato classico garantiva ai generi «improbabili» per l’X-Pan.

Lo scultore Lorenzo Moretti ritratto nel suo studio
Lo scultore Lorenzo Moretti ritratto nel suo studio

Se non è iconoclastìa, quella dell’autore è riuscita anarchia estetica e compositiva. Basta guardare come e quanto guadagnino i ritratti di artisti che il formato-X Pan contestualizza, disvelando il contesto, lo studio affollato d’opere e strumenti. O come persino la Vittoria Alata, collocata all’angolo estremo dell’immagine, venga valorizzata nel lungo bellissimo sfondo che pare invitarla a sfilare come una modella.

Provocazione e fascino

E si sorride in alcuni scatti: ecco una bagnante d’imponente corporeità uscire dall’acqua con dietro di sé un ampio mulinello (in realtà nato dal tuffo d’un altro invisibile bagnante) quasi che il mare abbia voluto conservarne l’impronta. E a volte si poetizza, con alberi solitari che nella vastità dello spazio vuoto attorno, paiono malinconicamente supplicare altre arboree presenze. Sono solo alcuni esempi di come la... sfida di Corsini sia riuscita e apra un mondo diverso agli occhi, fatto di provocazione geometrica e fascino d’immagine.

E non fatevi ingannare dalla locandina della mostra, che ritrae il ragazzino Renato con al collo una Leica: le foto in mostra sono tutt’altro, ma la birichinata del dissacrante ricorso al formato stretto e lungo forse era già in nuce dietro quell’accennato sorrisetto...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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