Addio a Gianni Berengo Gardin, ma non alle sue «vere fotografie»

Il fotografo si è spento a Genova a 94 anni dopo una vita dedicata alla pellicola: con Brescia aveva uno stretto legame di riconoscenza reciproca
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Gianni Berengo Gardin in un ritratto di Renato Corsini
Gianni Berengo Gardin in un ritratto di Renato Corsini

«Ma guardi lei se a 94 anni devo ancora fare il contadino»: sorridente, seppur stanco, Gianni Berengo Gardin aveva chiacchierato con il Giornale di Brescia non più tardi di qualche giorno fa. L’occasione era stata il centenario della Leica I, la macchina fotografica che per tutta la carriera e per tutta la vita ha tenuto tra le mani, scattando con il suo occhio preciso, estetico, umano e documentale. Sempre in bianco e nero.

La scomparsa

Una vita in bianco e nero, quindi, la sua. Una vita in analogico. Gianni Berengo Gardin è mancato all’età di 94 anni, lasciando un’eredità iconografica che attraversa il quasi secolo di storia che ha raccontato con la sua Leica, cambiando in alcuni casi anche le sorti della società. Il fotografo nato a Santa Margherita Ligure il 10 ottobre 1930 si è spento a Genova, non lontano dall’amata Camogli, nella notte tra mercoledì e giovedì.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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