Chi metterà piede nella Sala Manfredini di Palazzo Averoldi d’ora in poi la vedrà molto, molto più luminosa, colorata e tersa. Secoli di cenere e candele avevano spento le decorazioni delle pareti e della volta, ma grazie a una virtuosa cordata – formata da Fondazione Casa di Dio, Rotary Club Brescia e Fabbrica d’armi Pietro Beretta – i dipinti a secco sono tornati splendenti. «Mi piace la convergenza nata quasi per caso: Casa di Dio ha festeggiato 450 anni mentre per noi nel 2027 saranno 100: due realtà importanti del mondo non profit bresciano hanno prodotto, anche grazie a un privato (di cui ricorrono, peraltro, i 500 anni dalla fondazione), un risultato che va a beneficio della cittadinanza. Perché finiti i lavori l’idea è quella di permettere alle persone di accedere al palazzo e ammirare questo piccolo gioiello. Da fuori non si sospetta che ci siano sale così belle». A parlare è Achille Piccinelli Magnocavallo, presidente del Rotary Club Brescia, il primo nato in città. «Il Rotary Brescia è stato fondato nel 1927, ad aprile, quindi si accinge a festeggiare il centenario. Ci è sembrata un’occasione importante e abbiamo deciso di festeggiarlo come un evento della città e per la città. Abbiamo pensato quindi a diverse iniziative su tre direttrici: qualcosa per i soci, la cultura e i giovani».
L’iniziativa
Una delle iniziative rivolte ai soci riguardava l’attenzione verso la Rotary House, le sale di Palazzo Averoldi in via Moretto, di proprietà di Casa di Dio. Si trovano al primo piano e sono affittate da quattro club Rotary. Sale molto belle, ma provate dal tempo. Ed ecco, quindi, che a rivedere la luminosità – dopo il Salottino cinese – è ora la Sala Manfredini, i cui lavori sono stati eseguiti grazie alla donazione Beretta. «Abbiamo trovato in Casa di Dio un appoggio importante, perché anche loro festeggiano i 450 anni dalla fondazione e vogliono valorizzare i propri beni, tra cui Palazzo Averoldi, di loro proprietà. Hanno iniziato un restauro ad ampio spettro di tutti gli ambienti, tra cui il Salottino cinese: in quel caso l’intervento è cominciato grazie al contributo della Fondazione Tassara, grazie all'intercessione del presidente del Mita Flavio Pasotti. I lavori termineranno tra quattro o cinque mesi. Nel caso della Sala Manfredini, invece, verranno svelati questa sera davanti ai soci».
Il restauro
Palazzo Averoldi, come detto, è ricchissimo di ambienti di pregio. Se al piano terra del palazzo ci sono sale affrescate da Lattanzio Gambara e dal Moretto, nella Sala Manfredini che verrà riaperta durante l’evento Rotary di questa sera si trovano uno sfondato architettonico illusionistico e delle quadrature attribuite a Giuseppe Manfredini, datate 1796 su uno degli scudi; sulla volta, invece, c’è una scena centrale la cui paternità è dibattuta.

A spiegarlo è Alberto Fontanini, dello studio Marchetti e Fontanini, che si è occupato del restauro con la collaborazione dello Studio Abeni Guerra (mentre il rifacimento dell’illuminazione è dell’architetto Piero Cadei: «L’architetto Pietro Balzani di Casa di Dio, che si è occupato del progetto di restauro per la Fondazione, ha fatto alcune ricerche e ha scoperto che nei lavori era stato coinvolto anche il pittore Giuseppe Teosa, che aveva lavorato ad altre sale del palazzo. Quindi potrebbe essere sua». Il restauro, spiega Fontanini, ha presentato non poche difficoltà, legate essenzialmente alla tecnica utilizzata dagli artisti: «Tecnicamente non si tratta di affreschi, ma di pitture a secco con tempere. La difficoltà maggiore era legata ai danni provocati dalle infiltrazioni di acqua piovana. La tempera, probabilmente a gomma, è infatti molto sensibile all’umidità. I lavori sono durati due mesi e mezzo. Il risultato è un recupero cromatico molto evidente. Le sale non erano mai state restaurate, ma erano state ritoccate parzialmente nei registri inferiori, soprattutto per nascondere crepe e stuccature o per coprire gli interventi legati al nuovo impianto elettrico. Le ridipinture erano poi state estese anche a parte delle architetture. C’erano inoltre depositi evidenti di polvere e nerofumo. Ora le pitture sono più vivaci e terse».




